“Gay e cattolici”: un documentario racconta il complesso rapporto tra Chiesa e cristiani Lgbt

Articolo di Giampaolo Petrucci pubblicato su Adista Notizie n° 27 del 22 luglio 2017, pag.13

«Mio padre mi disse che sarebbe stato meglio avere un figlio disabile piuttosto che avere me. Mia madre mi disse che molto probabilmente era una fase, e che sarebbe passata. Mia sorella disse che ero un’aberrazione della natura. Io il Vangelo l’ho letto, perché volevo capire dove fosse scritto che ero sbagliato. La cosa bella è che non l’ho trovato da nessuna parte». È la testimonianza di Iacopo Ialenti, giovane omosessuale e credente, con cui si apre il documentario “Gay e cattolici” pubblicato dalla sezione italiana di Vice, celebre rivista fondata a nel 1994 a Montreal, in Canada.

Seguono le immagini di papa Francesco sul volo di ritorno dalla XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù (28 luglio 2013). Quelle parole – «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?» – venivano accolte dal pubblico come l’inizio di una nuova era d’apertura da parte della Chiesa. Ma quella speranza si è poi sopita nel corso degli anni, dopo i continui attacchi alla comunità cattolica sferrati dal mondo politico di ispirazione cattolica, dai movimenti religiosi e dalle stesse gerarchie della Chiesa italiana.
«Nella pratica le cose non sono cambiate», ricorda la voce narrante: «L’ultimo esempio è quello delle unioni civili, osteggiate fino all’ultimo dalle frange cattoliche» che in Parlamento, nella società civile e nei palazzi vescovili hanno rimarcato l’inconciliabilità tra famiglia (quella eterosessuale «voluta da Dio», diceva il card. Angelo Bagnasco quando era il numero uno dei vescovi italiani) e unione omosessuale.

Nonostante tutto, in Italia c’è anche chi decide di non rinunciare alla fede cattolica e lotta per cambiare le cose dall’interno della Chiesa, ricorda il documentario. Ed è questo il nodo cruciale del viaggio a Firenze, intrapreso per Vice da Irene Graziosi, in compagnia di Iacopo Ialenti, «studente ventiduenne che lavora come modello, e che si identifica sia come omosessuale sia come cattolico».

«Non mi sono mai sentito giudicato da Dio», chiarisce subito Iacopo: «Erano più gli sguardi dei parrocchiani o del mio sacerdote di allora che mi trasmettevano una sorta di ansia sociale» e sembravano ripetermi “questo non è il tuo posto”. Nella vita di Iacopo è stato fondamentale l’incontro con Kairos, gruppo di credenti Lgbt di Firenze, che la reporter ha incontrato presso la parrocchia Sant’Andrea in Percussina guidata da don Andrea Bigalli, «sacerdote che ha deciso di sostenere la loro causa pubblicamente».

Quello tra Chiesa cattolica e mondo Lgbt è «un rapporto complicato», afferma Innocenzo Pontillo, portavoce di Kairos. Da parte omosessuale si registra distanza e grande diffidenza, provocata da anni di allontanamento ed emarginazione. «Per questo siamo andati al Pride», sottolinea Pontillo, per dimostrare che esiste una Chiesa che accoglie.

La mia non è una posizione strana, semmai è «di minoranza», afferma don Andrea ai microfoni di Vice. «Le Chiese hanno dei tempo lunghi, per la contemporaneità sempre troppo lunghi. Per cui bisogna trattare anche con quelle componenti della Chiesa cattolica che per esempio ritengono inaccettabile la realtà stessa dell’omosessualità. A me interessa incontrare le persone, questo mi chiede il Vangelo. E se la Chiesa mi contestasse questo, beh, non penso che sarei in torto io».

La troupe di Vice, per ascoltare un po’ tutte le campane, si è poi trasferita a Roma, negli uffici della Cei, dove ha incontrato don Paolo Gentili, responsabile dell’Ufficio della Pastorale della Famiglia. Gentili sottolinea che la Chiesa di papa Francesco sta cambiando volto ma aggiunge poi che, in certi casi, quella omosessuale è spesso una condizione transitoria, che può essere legata a violenze, pressioni o confusione. E quindi in qualche modo “reversibile”.
È il caso di Giorgio Ponte, anche lui intervistato, che ha lottato contro la sua omosessualità e oggi vive in astinenza, e per questo è diventato un simbolo dei gruppi ultracattolici. Ed anche il caso della proliferazione delle cosiddette “terapie riparative”, proibite ma diffuse in Italia, e sponsorizzate clandestinamente in parrocchie, gruppi e movimenti religiosi.
Jimmi Ciliberto e Federico Ferrari, psicoterapeuti, hanno raccontato a Vice i danni di queste pratiche psicanalitiche: «Le terapie riparative si basano sull’idea che l’unico orientamento sessuale possibile sia quello eterosessuale e che di fatto i desideri omosessuali siano un incidente di percorso». Disturbi d’ansia, attacchi di panico, depressione fino al desiderio del suicidio: questi i risultati più frequenti delle “cure”.

Non è tanto l’omosessualità a dar fastidio alla Chiesa, quanto piuttosto «l’omoaffettività intesa come famiglia», conclude Iacopo. «Io sono convinto che saprò trasmettere una fecondità di spirito (che è molto più importante nella mia vita) ai miei figli, perché avrò dei figli».

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