In parrocchia alla Madonna della Tosse non ci piace la parola “emarginato”, ci piace dire “fratello”

Testimonianza letta da un rappresentante della parrocchia della Madonna della tosse di Firenze durante la  Fiaccolata contro tutte le marginalità e l’omofobia di Firenze del 17 maggio 2016

Non ci piace la parola “emarginato”, non appartiene al nostro DNA. La storia della parrocchia della Madonna della Tosse di Firenze da sempre parla di accoglienza, di apertura, di attenzione per chi è considerato diverso, per chi altrove non è ben accetto.

Fin dai tempi di don Angelo Chiaroni le porte della parrocchia sono sempre state aperte, ci è stato insegnato l’ascolto, ci è stato trasmesso il desiderio di conoscere, di capire, di incontrare davvero l’altro con il suo carico e la sua storia.
I locali parrocchiali di via Faentina hanno accolto per tanti anni il CEIS (Centro Solidarietà Firenze per il recupero dalla tossicodipendenza e la prevenzione sulla droga) fondato da don Giacomo Stinghi, da anni il nostro carissimo parroco. Attualmente ospitano la Caritas diocesana, il centro di ascolto per italiani e stranieri.
In quelle stanze si ritrova il gruppo della Lettera alla chiesa fiorentina, con lo spirito critico e costruttivo che da sempre la caratterizza. Abbiamo in parrocchia un bellissimo progetto “Insieme per i bambini”: seguiamo 24 famiglie con bambini piccoli in tutte le necessità, da quelle materiali all’ascolto e siamo per le mamme un vero punto di riferimento.

Con questo spirito è venuto naturale accogliere, ormai 5 anni fa, la veglia contro l’omofobia organizzata dal gruppo Kairos: per la prima volta veniva fatta in una chiesa cattolica! Per 4 anni abbiamo celebrato la veglia alla Madonna della Tosse, instaurando un rapporto di amicizia sincera con i tanti uomini e donne che fanno parte del gruppo, che si trova regolarmente nei nostri locali anche durante l’anno.

Non ci piace la parola “emarginato”, ci piace invece dire “fratello”: fratello di vita, fratello di fede. Fratello semplicemente perché incontrato lungo il cammino, con i dolori e le gioie che a tutti appartengono e che ha senso vivere insieme.
La storia della nostra parrocchia ci parla di accoglienza, di fraternità, di condivisione: negli anni abbiamo imparato che tutto questo non è un dare, ma un ricevere un amore più grande e più vero, un amore gratuito di cui ringraziare ogni giorno il Signore.
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