Beata Palestina. Pellegrini di giustizia

Testimonianza letta da un rappresentante di Pax Cristi  durante la  Fiaccolata contro tutte le marginalità e l’omofobia di Firenze del 17 maggio 2016

Beati i costruttori di pace, non i parlatori di Pace. Beati! Parola che suona come una beffa: come può un popolo che vive quotidianamente situazioni d’ingiustizia, violenza, disumanizzazione, essere beato?

Beati…. Beati tutti i palestinesi perché, nonostante le difficili condizioni, ogni giorno fanno esperienza di sensibilizzazione, attenzione, interesse, amore, accoglienza, sostegno, condivisione dello sforzo e delle lacrime, impegno e coraggio.
Loro stessi ci hanno trasmesso la speranza che qualcosa davvero ancora può cambiare. Ecco perché Beati!

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati tutti i Palestinesi costretti ogni giorno a passare dall’umiliazione dei cheek point: giovani, anziani, uomini e donne che sfilano stipati in vere e proprie gabbie, attendendo l’arbitrio del secondino di turno per poter proseguire il loro viaggio di speranza.
Si augurano che nel regno dei cieli potranno essere amati per quello che sono, aldilà delle foto segnaletiche e impronte digitali.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati gli abitanti di Hebron, la città fantasma, perché subiscono l’afflizione di essere prigionieri dentro casa, costretti all’apartheid.
Beato Issa che ci ricorda la lezione di umanità di Vittorio Arrigoni.  RESTIAMO UMANI!
Beato Badia che si commuove nel salutarci e continua ad agitare le braccia verso di noi fino a quando il nostro autobus scompare. Beato quell’uomo che ogni mattina accarezza e bacia i suoi olivi e poi si siede a contemplarli.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Beato Daoud, uomo mite della collina della Tent of Nations. Lui, la terra l’ha ereditata davvero dai suoi avi, eppure continua a ricevere ingiunzioni di demolizione e a essere circondato di colonie e isolato da block road.
Daoud ha rifiutato la violenza, il vittimismo o la fuga e ha scelto la via della nonviolenza, come unica arma di resistenza. Non gli è permesso di edificare, e allora scava nella roccia; non ha acqua e elettricità, allora trova modi alternativi per ottenerla. È perfetto esempio di sumud, resilienza: è dal vincolo che nasce l’opportunità!

Beati gli Operatori di Pace, perché saranno chiamati Figli di Dio.

Beati gli operatori di Pace, come Elena, Federico, Resi, Marco, Rolando, i ragazzi dell’Operazione Colomba di At-Twani che sostengono le scelte nonviolente di Hassef e di tutto il villaggio, accompagnando i pastori al pascolo o i bambini a scuola, sfidando l’arroganza dei coloni con la dolcezza dell’interposizione non violenta la cui arma è solo una telecamera.
Grazie ad Anna giornalista italiana figlia adottiva del deserto e a tutti quei giornalisti come lei, che per volontà di giustizia e verità combattono e rifiutano logiche di potere.

Beati i misericordiosi perché troveranno Dio.

Beati tutti i misericordiosi attivisti israeliani come Erna e come gli ex soldati di “Breaking the Silence”: loro rappresentano una voce ancora più autentica perché, pur per nascita da parte degli “oppressori”, si prodigano per diffondere la verità solidarizzando con chi non ha voce.
In questa terra in cui l’ingiustizia è palesemente contro una parte, loro ci aiutano a superare ogni pregiudizio e a ritenere che persino qui sia davvero possibile la convivialità delle differenze. Senza dubbio incontreranno la misericordia e la generosità del popolo Palestinese con cui sono schierati.

Beati i puri di cuore perché incontreranno Dio.

Beati i puri di cuore: i bambini e le donne di Palestina. I bambini, quelli che rallegrano la Messa di Beitjala, quelli che frequentano le scuole di copertoni nel deserto, quelli che piangono le lacrime dei loro padri e delle loro madri, perché vedranno Dio nei gesti imprevisti di alcuni giovani soldati israeliani che regalano loro un sorriso o nelle mani amorevoli delle madri, belle e dolci, che nonostante tutto s’impegnano in vari progetti per divenire protagoniste di resistenza, con la grazie e l sensibilità che le caratterizzano, con la convinzione che la notte, per quanto lunga, finisce con un giorno migliore.

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