Essere “Famiglie fortunate”. Quando i genitori cattolici abbracciano i loro figli LGBT

Riflessioni di Mattia del gruppo Kairos di Firenze

Sabato 2 marzo 2019 si è svolto, per il terzo anno consecutivo a Firenze, l’incontro “Famiglie fortunate” organizzato dal gruppo Kairos con la rete 3volteGenitori e in collaborazione con La Tenda di Gionata, che ha visto la partecipazione di molte coppie di genitori cattolici con figli LGBT, operatori pastorali e giovani cristiani LGBT provenienti da Lazio, Emilia Romagna, tutta la Toscana, Lombardia e Veneto .

Per me è stata la seconda volta che ho partecipato a questo evento, molto bello e significativo; ho avuto modo di confrontarmi nuovamente con i genitori cattolici che hanno un figlio LGBT e che lo accolgono, così come è amato da Dio. Anche io mi sono sentito un figlio loro, anche se non biologico.

La giornata insieme è iniziata intorno alle 10:30 del mattino, con un momento di preghiera e di testimonianza nei locali della parrocchia fiorentina della Madonna della Tosse. C’è stata una prima testimonianza di don Giovanni della Parrocchia S Antonio al Romito, che ci ha aiutato a riflettere su come è possibile accogliere nelle nostre parrocchie una persona LGBT, senza alcuna discriminazione da parte di parrocchiani, ne da parte del consiglio pastorale. E’ nata qui la proposta d’invitare Kairos, il gruppo di cristiani LGBT di Firenze, ad animare, una volta al mese, la liturgia della Santa Messa in una parrocchia fiorentina.

La seconda testimonianza che abbiamo ascoltato è stata quella di Carlo, un giovane Cristiano LGBT, che devo dire mi    fatto toccare con mano la realtà che quotidianamente vivo a Verona dove, anche se non ho ancora fatto coming out con la famiglia, vivo immerso in una realtà cristiana piena di atteggiamenti di discriminazione, pregiudizi e omofobia.

Infine l’ultimo intervento è stato condotto dalla dott.ssa Arianna Petilli, psicologa e psicoterapeuta specializzata in tematiche LGBT, che ci ha spiegato chiaramente quali sono i comportamenti che i genitori possono avere immediatamente dopo il coming out di un figlio, ed anche gli atteggiamenti e/o comportamenti che possono avere i figli nei confronti dei genitori, durante e dopo il loro coming out, per comprendere come affrontarli vicedevolmente.

Dopo un ricco pranzo insieme la giornata è ripresa nel pomeriggio in plenaria con una riflessione biblica di suor Fabrizia sul Vangelo di Luca, per scoprire il racconto di una famiglia che lungo il cammino fa l’esperienza della “smarrire il proprio figlio” (Luca 2,39-53), non comprendendo  ciò che sta accadendo, ovvero il coming out del suo “rivelarsi come figlio di Dio“.

Dopo di chè ci siamo divisi in cui gruppi, in erano presenti tante coppie di genitori con figli LGBT e giovani figli LGBT. Qui ci siamo confrontati, non solo sul vissuto personale di ciascuno, partendo dalla domanda “perché sono qui e cosa mi ha portato ad essere qui?” e cosa possiamo fare insieme, sia come genitori che come figli, per costruire ponti e abbattere muri, i muri delle discriminazioni e delle sofferenze di ognuno, dei pregiudizi dell’omofobia, nella società e nella nostra chiesa.

Questa giornata mi ha veramente fatto crescere, piano piano. Mi ha aiutato a maturare e mi ha fatto respirare una boccata di ossigeno, come invece non riesco più a fare nella mia città e nella mia comunità di fede ancora impregnata di pregiudizi e omofobie, che spesso non mi fanno respirare. Mi ha davvero stupito l’accoglienza di tutti questi genitori nei miei confronti e nei confronti di tutti noi figli LGBT, fatta con così tanto amore, come se fossi un figlio loro. Ancora di più mi hanno aperto il cuore le storie e le riflessioni che abbiamo condiviso durante tutta la giornata, ma in particolare nei diversi gruppi di lavoro.

Ogni anno alla fine di questo incontro me ne vado con una maggiore consapevolezza che la mia strada personale, ancora da percorrere. Ogni anno mi ripropongo di fare il salto del mio coming out in famiglia, un salto che però quando arrivo all’orlo del burrone, ho paura di fare, perché ho paura di cadere e di farmi male. Ora so che giù a sostenermi non c’è solo Gesù ma anche tutti voi, cari mamma e padri, perciò vi ringrazio già sin d’ora. Siete stati per me la boccata di ossigeno che mi ha permesso di respirare. Mi auguro di poterci sempre tenere in contatto ed essere di supporto reciproco, affinché l’ossigeno non ci manchi mai.

GRAZIE DI ESSERCI