Noi genitori in cammino con i nostri figli LGBT. Il nostro Bologna Pride a colori

Testimonianza di Alberto e Laura, genitori cristiani con figlia lesbica, del gruppo Kairos

Un mare di gente, un mare di colori ma soprattutto la voglia di esserci ed essere sé stessi. Abbiamo sempre pensato che il pride fosse il teatro dell’eccesso, un calderone di esagerazioni ed ostentazioni becere. Prima.

Citiamo sempre la conterranea Gianna Nannini che in una nota canzone afferma che i figli spostano i confini. Niente di più vero e credo niente di più sperimentato da ogni genitore. Da quando Costanza, nostra figlia, ci ha confessato di essere omosessuale molte nostre convinzioni sono state riconsiderate.

Ma veniamo al pride. A noi la musica è sempre piaciuta, i colori e l’allegria ancora di più. Camminare poi per le vie di Bologna dietro lo striscione di Kairos (il gruppo di cristiani LGBT di Firenze) ci ha riempiti di gioia e d’orgoglio. L’orgoglio di non vergognarci, l’orgoglio di essere cristiani “non giudicanti” ma di essere cristiani e basta, l’orgoglio di vedere orgogliosa nostra figlia quando ci presentava agli amici presenti e l’orgoglio di vedere da questi ragazzi tanta ammirazione.

Questi nostri figli, e i ragazzi del pride hanno tutti dei genitori, hanno bisogno di sentirci accanto, di sentirci dalla loro parte e soprattutto di sentirsi amati per quello che sono. Pur nelle avversità abbiamo sempre pensato che tutto ha un senso, forse non pienamente chiaro o definito ma comunque un senso e un disegno che Dio non può aver sbagliato. Anche i figli più estremi, più esagerati, non smettono di essere figli e di essere persone.

Immaginavamo dietro alle drag queen e ai costumi più estremi ragazze e ragazzi che il lunedì successivo avrebbero smesso questi panni da palcoscenico e ripreso la loro ordinaria vita di commesso, parrucchiera, magazziniere, barista, medico, insegnante o studente. Perché questo sono: ragazzi normali con professioni normali.

E il nostro orgoglio non dipende da che parte batte il loro cuore ma perché hanno un cuore che batte.

Nel concludere vogliamo ringraziare Kairos che ci ha invitati ma soprattutto i nostri ragazzi che con il loro essere “diversi” ci aiutano ogni giorno ad essere migliori.