Dove stai andando? La chiamata di Abramo (Gen 12, 1 – 6)

Lectio biblica di don Gian Luca alla tre giorni InterGruppi per Cristiani LGBT a Bocca di Magra (2-4 giugno 2017), sintesi di Pietro del gruppo Kairos

Il Signore disse ad Abram: «Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran.(Genesi 12, 1 – 6)

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Mette a disagio parlare di Abramo anche per ragioni esistenziali. Riceve infatti mandato da Dio di lasciare tutto a 75 anni. Di Abramo mi piace questo: viene ricordato come amico nella scrittura. Non è un uomo perfetto ma ha le sue debolezze. Arriverà a mentire per salvarsi la vita. Ma Dio ha dato a quest’uomo la sua amicizia perché Abramo ha avuto fede in Dio. Ma anche Dio ha avuto fede in Abramo. L’amicizia è un rapporto di uguaglianza e di reciprocità.
Dio e Abramo sono amici. Questa fiducia permette a Dio di fare ad Abramo una richiesta onerosa cioè di lasciare tutto a 75 anni. Normalmente a quella età si pensa alla pensione . E invece no. A 75 anni, Dio chiede ad Abramo di lasciare tutto.

Abramo ha una ferita dentro: non avere una discendenza, se ne andrà da questo mondo e nessuno continuerà la sua opera. E’ un uomo senza futuro ma Dio gli fa ugualmente una richiesta esigente. Son ben tre rinunce che Dio chiede ad Abramo di fare: rinunciare alla terra, rinunciare alla parentela e rinunciare alla casa del padre.

1. La terra dà sicurezza, è sostegno economico e il legame nella tua storia di vita fra passato e futuro.
2. La parentela era tutto in un periodo storico in cui mancava il welfare. Non esistevano i diritti di uomini e donne. Se c’era un problema l’unico che poteva risolverlo era il tuo clan familiare. Perdere la famiglia significava quindi perdere ogni tutela sociale, proprio come l’orfano e la vedeva di cui Dio si faceva protettore.
3. La casa del padre è l’identità. Non esisteva allora il codice fiscale o la carta di identità. Una persona aveva la sua identità nella continuità famigliare. E’ un rottura grande col proprio passato.

Certezze protezioni e identità perché una così grande richiesta? Perché Dio possa darti un identità nuova. Abramo deve svuotarsi per farsi riempire da Dio. Ieri sera ci siamo abbracciati. Quando apriamo le braccia si crea uno spazio in cui l’altro può entrare- Ma se non ho spazio non posso abbracciare nessuno. Abramo deve creare spazio. La vocazione di Abramo è di lasciare per poter essere riempito.

Se fosse stato irriverente Abramo avrebbe potuto dire a Dio: “Lascia tu Dio, che sei più ricco di me. Perché devo lasciare tutto io?” Se uno ha già dato si sente in credito con Dio. Io sono malato perché mi chiedi ancora di fare qualcosa, Io sono omosessuale e la vita è già così dura, perché non posso ripiegarmi su me stesso? Dio è ricco ma anche libero e la ricchezza di Dio consiste nel donare. Noi ci attacchiamo alle cose e alle persone quindi abbiamo bisogno di imparare il distacco. Noi dobbiamo imparare la dimensione del dono. Siamo chiamati a diventare fecondità.

Come diventa fecondo un omosessuale se non genera vita? Queste domanda mi interrogava; se non c’è generazione di vita non c’è fecondità? Ma quando noi generiamo speranza nel futuro, non siamo in realtà fecondi? Io cerco di lasciare un mondo migliore alle spalle anche se non ho figli. Ciascuno di noi deve cercare di dare un futuro a chi viene dopo di noi a prescindere dall’avere o non avere figli.

Ciascuno di noi deve trovare motivazioni di speranza perché chi genera speranza, genera vita.

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