Eppur si muove. L’XI edizione delle veglie per le vittime dell’omofobia

Articolo di Giampaolo Petrucci pubblicato sul settimanale Adista Notizie n° 20 del 27 maggio 2017, pag.3-4

Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite”, versetto 14 del 12.mo capitolo della Lettera di San Paolo ai Romani, è il motto che i gruppi di credenti Lgbt hanno scelto per l’11.ma edizione delle celebrazioni annuali in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia (17 maggio). Culti, veglie, fiaccolate, incontri promossi da fedeli cristiani e non solo, per riflettere, denunciare, pregare per tutte le vittime che ancora oggi subiscono violenza e discriminazione a causa del loro orientamento sessuale e affettivo.

Con sempre maggiore frequenza, e dopo anni di ostracismo e censura, anche i fedeli omosessuali e transessuali cattolici escono dalle catacombe nelle quali la loro Chiesa li aveva confinati, ottenendo spazi nelle parrocchie, con la presenza e la guida, in taluni casi, di preti, suore e delegati dei vescovi. Segno, probabilmente, che la storia compie il suo lento cammino nonostante i reiterati tentativi di arrestarlo. Ma segno, anche, che il nuovo corso pastorale di papa Francesco ha cominciato, se non a cambiare le regole del gioco, ad abbattere qualche tabù e ad aprire spiragli nella direzione dell’accoglienza e del confronto.

Veglie contro l’omotransfobia si sono tenute lungo tutto lo Stivale, in decine di città italiane come Palermo, Catania, Siracusa, Torino, Pinerolo, Genova, Sanremo, Varese, Padova, ma anche fuori dai confini nazionali, in città come Liverpool, Siviglia, Barcellona e molte altre ancora.

Emblematico, tra gli altri, il caso fiorentino: il 17 maggio, presso la parrocchia Madonna della Tosse, si è tenuta una veglia e una fiaccolata con oltre 150 partecipanti che ha percorso le strade della città, per ricordare le vittime dell’omotransfobia e per superare ogni forma di discriminazione. L’evento ha visto la promozione e la partecipazione di diverse realtà ecclesiali locali e non solo dei gruppi omosessuali: tra gli altri, gruppo di cristiani Lgbt di Firenze Kairòs, associazione antimafie Libera, Punto Pace di Pax Cristi, Progetto Gionata, Ives di Pistoia, parrocchia della Madonna della Tosse di Firenze, parrocchia di S. Andrea in Percussina, Comunità di Base delle Piagge, Chiesa evangelica valdese fiorentina, Comunità delle Piagge, missionari comboniani di Firenze, Comunità veterocattolica di Firenze e Associazione Rete Genitori Rainbow.

Tre gli appuntamenti della Settimana Romana contro l’Omotransfobia (15-21/5): il 17 maggio, presentazione del libro Love Is a Human Right di Carlo Scovino, che tratta le violazioni dei diritti umani perpetrate nel mondo contro le persone omosessuali; il 19 maggio, conferenza a carattere interreligioso promossa da Cammini di Speranza, Refo (Rete Evangelica Fede e Omosessualità), Magen David Keshet Italia (gruppo ebraico Lgbt), Il Grande Colibrì Associazione Diritti delle Persone Lgbt e MOI (Musulmani Omosessuali in Italia), con la partecipazione dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai; l’appuntamento per la veglia di preghiera, infine, in Campidoglio il 21 maggio sera.

Una veglia di preghiera si è tenuta anche a Reggio Emilia, presso la parrocchia Regina Pacis di don Paolo Cugini, la sera del 17 maggio (v. Adista Notizie n. 19/17). Sempre a Reggio Emilia, città nella quale si sono celebrate le prime unioni civili dopo l’approvazione del Ddl Cirinnà, il 3 giugno prossimo si terrà anche il REmilia Pride, accolto dall’ira dei cattolici intransigenti e tradizionalisti.
Proprio in concomitanza con la parata arcobaleno, i promotori del neonato “Comitato Beata Giovanna Scopelliti”, raccogliendo centinaia di adesioni sulla pagina Facebook, hanno indetto una «processione a riparazione dello scandalo pubblico», perché il Pride rappresenta «il più nefando e pubblico manifesto della sodomia». «Il peccato impuro contro natura, come insegna il Catechismo, grida vendetta al cospetto di Dio – chiarisce il Comitato – e, quando palesato pubblicamente, attira ancor più l’ira del Signore sopra al popolo». Ecco perché, ribadiscono i cattolici intransigenti, una preghiera di riparazione, per «far risplendere, in un giorno di buio e di grave peccato, il lume della Fede Cattolica».

Adista ha scambiato alcune impressioni con Innocenzo Pontillo, portavoce del gruppo fiorentino Kairos, tra i fondatori e animatore del portale su fede e omosessualità “Progetto Gionata”, riferimento nazionale per «conoscere il cammino che i credenti omosessuali fanno ogni giorno nelle loro comunità e nelle varie Chiese» (www.gionata.org).

Veglie contro l’omofobia e ogni forma di discriminazione anche quest’anno. Quali elementi di novità ti senti di sottolineare?

Da quando 11 anni fa è cominciato il cammino delle veglie, inizialmente in maniera semiclandestina e in luoghi di fortuna, molte cose sono cambiate. Ogni anno si sono aggiunte nuove comunità valdesi, metodiste, battiste e, da pochi anni, anche delle parrocchie cattoliche che hanno aperto le loro porte, tanto che le veglie di maggio sono ormai un appuntamento molto frequentato. Ecco perché i settori più tradizionalisti del mondo cristiano attaccano questi momenti con sempre più veemenza. La novità che hanno vissuto le veglie è stata anche questa, come la partecipazione di diverse comunità, di alcuni ordini religiosi cattolici che hanno deciso di supportare ufficialmente questa iniziativa ecumenica, nata da quel popolo di Dio che papa Francesco instancabilmente invita ad ascoltare più spesso.
Un’altra novità, seppur poco visibile, è l’interesse manifestato da alcune diocesi, che spesso hanno inviato dei delegati alle veglie, per capire il senso di questi eventi, che da 11 anni ricordano che nessuno può essere escluso semplicemente perché è come Dio lo ha voluto.

Questo clima più disteso nella Chiesa è forse merito del cosiddetto “effetto Francesco” o è solo la storia che cammina nonostante le resistenze di molti?

Molti accusano papa Francesco di non aver intaccato con sufficiente forza la millenaria eredità di norme e precetti che ancora oggi gravano sulle spalle della Chiesa, quasi a schiacciarne lo stesso annuncio evangelico. Eppure il suo invito costante a superare queste eredità con la pratica pastorale e a percorrere cammini inediti sta portando frutti, restituendo dignità a quei percorsi di accoglienza e di ascolto che prima potevano svolgersi solo nel segreto delle sagrestie.
La sfida di papa Francesco ai credenti di guardare finalmente alla vita concreta delle persone, per imparare lì a declinare la nostra fede, sta aiutando a cambiare l’approccio che nella Chiesa c’era, e ancora c’è, su molti temi. Questo ha creato confusione in alcuni fedeli che intendevano il loro cammino di fede come un viaggio ben organizzato nelle solide certezze, ma ha ridato slancio e cuore a molti fedeli che da troppo tempo si sentivano prigionieri di una Chiesa istituzione, regolatrice di vite e non più compagna di cammino.
Le veglie sono uno di questi cammini che, soprattutto dopo l’Amoris laetitia, sta diventando un percorso di consapevolezza, intrapreso da diverse comunità cattoliche per operare affinché «ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale», sia «rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare “ogni marchio di ingiusta discriminazione” e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza» (AL 250).

Che impressioni hai raccolto dai territori? È cambiato qualcosa nella percezione dei vertici delle diocesi?

Alcuni sociologi parlano da anni di Chiese cattoliche più che di Chiesa cattolica, vista la varietà di esperienze locali diverse e a volte in conflitto tra loro. Il caso della diocesi di Siviglia è emblematico: il vescovo è contrario alle veglie, mentre i gesuiti locali e il laicato della Comunità di vita Cristiana (CVX) hanno adottato questo momento di preghiera per riflettere su questi temi e per aprire un dialogo con il mondo Lgbt del territorio.
È un po’ la situazione che troviamo anche in Italia, ad esempio nelle diocesi di Firenze, Palermo, Reggio Emilia e Milano. Ancora una volta il popolo di Dio cerca di non abdicare al suo compito di essere luce per l’altro. I vescovi spesso stanno a guardare quando accade, spesso incuriositi, ma fanno ancora fatica a “prendere l’odore” delle loro pecore.

Esistono movimenti intransigenti che osteggiano in ogni modo il cammino dell’inclusione nella Chiesa. Credi siano solo minoranze esigue e retrograde o possono invece vantare un certo seguito nell’opinione pubblica cattolica e tra le gerarchie?

Non credo siamo di fronte a grandi numeri, certo sono molto motivati e aggressivi, e un po’ di amici nei sacri palazzi li hanno sempre avuti. Un vescovo li definì come cristiani senza misericordia, cogliendo il limite di tutto il loro agire. Io mi chiedo sempre se si può ridurre tutto il cristianesimo a una pura ripetizione di norme, forme e strutture. Se abbia senso sognare una età dell’oro cristiana dimenticandoci che la nostra fede è in continuo divenire.
Forse farebbe tanto bene a loro ricordare che l’annuncio cristiano non è mai cessato, che nei secoli non è stato mai lo stesso, ma si è arricchito con la maggiore consapevolezza che l’essere umano acquisisce di sé e del suo cammino verso Dio. Mi piacerebbe dir loro questo, peccato che sia assai difficile un dialogo con chi crede di essere l’unico depositario della verità.
Mi dispiace vedere tanta violenza nelle loro parole, tanta paura e rabbia. Cercano un Dio forte e una Chiesa forte, ma lo fanno nel nome di Cristo, che invece è morto in croce per abbracciare tutti con l’immensa forza dell’amore.

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