Verso il Sinodo sui Giovani. “Solo perché sono gay non significa che sono ateo”

Articolo di Vincenzo Ligresti pubblicato sul mensile VICE MAGAZINE (Stati Uniti) del maggio 2017, liberamente tradotto da Carmine Taddeo

La relazione tra la Chiesa cattolica e la sessualità è estremamente complessa e notoriamente limitata e di solito la comunità LGBTQ è ad esserne maggiormente colpita. Secondo il Catechismo, gli “[atti omosessuali] non derivano da una genuina affettività e da una complementarietà sessuale” e “in  nessuna circostanza devono essere accettati”. Questo ha un enorme influenza anche sulla società italiana secolarizzata. Le unioni civili sono diventate leggi l’anno scorso sotto le consistenti pressioni della Corte Europea per i diritti umani e di tante persone che hanno espresso esplicitamente il bisogno, per tutti gli italiani, di avere uguali diritti e di riaffermare la propria identità – senza dover rinunciare alla loro fede –, ma c’è ancora  molta strada da fare.
Kairos, il gruppo cristiani LGBTQ di Firenze, è tra i più attivi quando c’è bisogno di confrontarsi con la posizione della chiesa sull’omosessualità. Ho parlato con Iacopo Ialenti, un giovane di 22 anni membro di Kairos, su cosa significhi essere giovane, cattolico e gay in Italia oggi.

Quando ti sei unito a Kairos?

Circa due anni e mezzo fa. Dopo aver fatto coming out, mi sono trasferito a Firenze per studiare e sono stato messo in contatto con loro da un gruppo LGBT di Milano. La mia famiglia non l’ha presa bene; mio padre ha detto che avrebbe preferito uno figlio disabile. Ma la parte più dura è fare coming out con te stesso – come cristiano, devi affrontare una omofobia interiore, che fa di te il tuo peggior giudice. E poi c’è la legge di Dio; quando ti viene detto che sei innaturale, è opprimente,

Cosa è successo dopo?

Un giorno mia madre è venuta a farmi visita, e l’ho portata ad una lectio divina con i membri di Kairos. Quando siamo tornati a casa, le ho detto :«Mamma, loro sono tutti gay». Lei quasi sveniva! I miei genitori hanno cominciato a cambiare da quel momento. Ora mio padre mi sta cercando marito!

In che misura l’omofobia del paese è incoraggiata dalla Chiesa cattolica?

Penso che almeno il 70% dell’omofobia esiste a causa della chiesa. L’Italia dovrebbe essere un paese secolarizzato, cosa che di fatto non è, sfortunatamente. La Bibbia non parla di uomini che si innamorano di altri uomini, cosa che attualmente mi definisce. Non sono solo sessualmente attratto dagli uomini; io mi innamoro.

Hai speranza che la Chiesa cattolica possa cambiare?

Durante il Sinodo dei vescovi nel 2015, abbiamo chiesto che la chiesa cattolica smettesse di considerare l’omosessualità una tendenza  e iniziasse piuttosto  a vederla come un modo d’amare. Ma il potere della Chiesa è basato sulla percezione delle persone e finché i credenti non cambieranno il loro modo di vedere la cosa, la chiesa di Roma non cambierà. Ancora spero che un “Papa kamikaze” venga eletto e scriva una lettera enciclica che affermi che gli omosessuali sono uguali agli eterosessuali, ugualmente in Grazia di Dio.

Quando pensi ci vorrà?

Secoli. Soppongo che non mi sarà possibile vedere l’alba di questa nuova era.

Cosa fai per influenzare il cambiamento?

Sto andando nelle scuole per parlare ai ragazzi della mia esperienza. Sono come membro del gruppo fiorentino Azione Gay e Lesbica e del Gruppo Giovani LGBTQ ho manifestato per le strade diverse volte in favore dei dritti dei gay.
Con Kairos stiamo provando a fare la nostra parte nella rete nazionale dei cattolici LGBTQ, organizzando gruppi di ascolto ed iniziative per i genitori cattolici con figli LGBT. Stiamo provando attivamente a far conoscere il nostro cammino e le nostre difficoltà alla Chiesa. Ecco perché, nel 2013, i membri di Kairos sono stati i maggiori firmatari di una lettera indirizzata a Papa [Francesco], che ci ha risposto e ci ha dato la sua benedizione.

Quando hai fatto coming out, hai mai considerato di allontanarti dalla Chiesa?

Solo perché sono gay non significa che sono ateo. E mi dispiace per chi nega la sua sessualità nel nome di una religione.

Ti sei mai sentito escluso dalla comunità omosessuale  a causa della tua fede?

La mia intera vita è una discriminazione! Non hai idea di quanti ragazzi mi hanno dato buca dopo aver scoperto che ero cattolico!

Kairos lo scorso anno è stato uno degli organizzatori del primo Pride di Firenze. È stato un po’ scioccante per qualcuno, pensi che questo abbia aiutato a far cambiare delle opinioni?

Il pride ha superato le aspettative, perché è una città che si muove e hanno partecipato molte persone differenti: le drag-queen,  i cattolici e molti altri. C’era anche suor Stefania che ci ha accoglie nel suo convento. Spero davvero che tutti inizino ad aprire gli occhi.

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Articolo originale: What Does LGBTQ Activism Look Like in Italy? “Just because I’m gay doesn’t mean I’m an atheist”

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