Tre volte genitori, due volte figli. Quando i genitori cattolici incontrano i loro figli LGBT

Testimonianza di Mattia del gruppo Kairos di Firenze sull’incontro con i genitori cattolici con figli Lgbt “Tre volte genitori. Due volte figli” (Firenze, 25 febbraio 2017)

Sabato 25 febbraio 2017 a Firenze circa 70 persone tra genitori cristiani e i loro figli lesbiche, gay, bisex e trans (LGBT) si sono incontrati, giungendo da tante parti d’Italia: Parma, Reggio Emilia, Civitavecchia, Bari, Pama, Bari e da tutta la Toscana. “Tre volte genitori. Due volte figli” è stato il titolo dell’incontro organizzato da Kairos, il gruppo di cristiani LGBT di Firenze, in collaborazione con i genitori cristiani con figli LGBT del gruppo Davide di Parma. E’ stata un occasione per far incontrare tra loro i genitori cristiani con figli/e LGBT, affinché potessero condividere insieme le paure, le ansie e le gioie dei loro cammini, convinti che questa esperienza così faticosa poteva fare emergere qualcosa che forse neppure sapevano di avere e ricordare che “nessun figlio di Dio deve sentirsi solo”.

L’incontro si è tenuto presso i locali della Parrocchia della Madonna della Tosse di Firenze, una delle parrocchie fiorentine che ospita da anni gli incontri di Kairos, il gruppo di cristiani LGBT di Firenze, ed è stato guidato dalla psicologa Arianna Petilli, autrice del lavoro di ricerca “La chiesa cattolica e le persone omosessuali”. L’atmosfera è stata molto serena e piacevole, con tanta voglia di parlare, confrontarsi e dialogare in maniera pacata. È stata una prima esperienza, ma molto significativa, per i tanti genitori ben contenti di questa opportunità d’incontro e confronto, in quel l’ottica di apertura testimoniata tanto invocata da Papa Francesco.

Io ho partecipato da figlio gay, frequentando il gruppo Kairos, ma “adottato” da alcune delle coppie presenti. Abbiamo riflettuto insieme su come un genitore cattolico vive il coming out del figlio, arriva a rielaborare questo “uscire fuori” del figlio, riuscendo a vedere questa situazione come un un dono che Dio gli ha fatto. Solo così da questa rivoluzione può scaturire un rapporto nuovo con il figlio e tra i coniugi stessi.

Dopo un confronto iniziale tra le sole coppie di genitori cristiani con figli Lgbt, i genitori hanno incontrato i figli LGBT (molti non erano i loro, ma li hanno adottati per l’occasione) e si sono confrontati con loro in piccoli sottogruppi. Ci siamo raccontati, abbiamo condiviso esperienze, confrontato vissuti, difficoltà e scoperte. Abbiamo cercato di capire cosa ci dice il Signore oggi, abbiamo riflettuto insieme partendo dalle esperienze personali chiedendoci: “Qual è l’aiuto più grande che hai ricevuto da tuo figlio per accettare la sua omosessualità? Di cosa avresti avuto bisogno? E c me figlio qual è l’aiuto che hai ricevuto dai tuoi genitori rispetto all’accettazione della tua omosessualità? O non hai ricevuto? In questo la nostra vita di fede ci ha aiutato oppure è stata di ostacolo? E la Chiesa? La parola di Dio cosa ci dice?”. Tantissime e diversissime sono state le risposte e le testimonianze dei genitori, ognuna diversa dall’altra, sempre emozionanti. Spunti di riflessione e di aiuto sia per gli altri genitori presenti, sia per i figli.

Per me è stata una esperienza molto bella e spero che, da omosessuale cattolico non ancora dichiarato in famiglia, questo confronto mi aiuti ad aprirmi e ad uscire da quell’armadio che ormai, da troppo tempo, mi imprigiona e che lentamente mi sta soffocando. Spero così di riuscire a spezzare quella catena di giudizio familiare, di paura e di timore che chiude le ante del mio armadio. Una catena ancora molto forte e dura da sciogliere.

Ringrazio il gruppo Kairos e queste bellissime esperienze che mi permettono, piano piano, di non avere più paura, di non sentirmi solo, di non sentirmi giudicato e mi fanno conoscere e vivere le cose positive della mia fede e del mio essere. Sono questi dei momenti che mi permettono di sentirmi amato e allo stesso tempo di amarmi sempre di più. Tutte cose che finora, purtroppo, non ho mai vissuto e che non mi sono state date, in primis, dagli stessi miei genitori.

Per la prima volta mi sono sentito veramente accolto; mi è sembrato di avere dei “genitori accoglienti”, con cui non devo aver paura di confidarmi e di parlare anche della mia omosessualità, non mi sentivo giudicato ma veramente amato (e non più come qualcuno che ha fatto o a detto qualcosa di sbagliato). Mi sono sentito semplicemente un “ragazzo” che può sbagliare, ma non per questo deve essere colpevolizzato.

Come ci ha ricordato la psicologa Arianna Petilli: “viviamo in una società con una forte omofobia sociale, in cui si vede l’omosessualità non come qualcosa di positivo, ma spesso come una condizione patologica, peccaminosa, immorale, etc… e tutti noi, genitori e figli, siamo spesso vittime di questi condizionamenti culturali. Le reazioni dei genitori, dopo la scoperta dell’omosessualità del figlio, risentono di questa situazione e spesso vanno: dal rifiuto dell’omosessualità, ma non del figlio, al tentativo di “cura” della stessa tramite uno psichiatra, etc…. e a volte finiscono per innalzare il livello di controllo nei confronti del figlio stesso”.
“Spesso sia i figli che i genitori, sopratutto se sono credenti, percorrono questo cammino di scoperta e di accettazione da soli, senza l’aiuto di nessuno, anche per la non conoscenza di altri genitori con figli LGBT con cui potersi confrontare”.

Da qui è nata l’idea di questo incontro, vista la necessità di realizzare momenti di confronto non solo per i figli, ma anche per i genitori e tra i genitori con i loro figli LGBT. Da qui l’importanza di associazioni come l’AGEDO o del gruppo Genitori cattolici con figli LGBT di Parma, per non far camminare i genitori da soli, avendo come unici compagni di viaggio i pregiudizi. D’altro lato però la fede in questo cammino può essere diventare un sostegno, un aiuto per aiutare il genitore a stare al fianco del proprio figlio, nel coinvolgere il genitore nella vita del figlio e nell’accettare la sua omosessualitá.

E’ vero i genitori inizialmente non riescono ad accogliere il coming out del figlio, ma pensano che possa essere un ostacolo per la vita del figlio, oppure che questa situazione sia originata da qualche errore commesso da loro nei confronti del figlio o del coniuge (un’educazione sbagliata, rapporti con il coniuge incrinati, essere stati dei genitori assenti, etc…). Solo quando il genitore capisce che non è così, o meglio quando vede che il figlio è sereno, felice, tranquillo e in pace con se stesso, un genitore si rende conto che l’omosessualità è un dono da vedere anche nell’ottica della Fede, un dono che il proprio figlio ha ricevuto per aiutarlo a ripensare il suo modo di essere genitore e cristiano.

Spero perciò che queste iniziative possano diventare sempre più un dono che Dio mi ha dato, spero attraverso  di esse d’imparare ad accogliere pienamente me stesso. Certo la strada è lunga, ma ho già da tempo iniziato a percorrerla, con progressi positivi.

Ringrazio il Signore che mi ha dato questa sfida e questo dono e spero, grazie a questi gruppi e a questi momenti, d’impartare ad accoglierlo sempre di più nella mia vita.

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> Testo del gruppo Kairos di Firenze proposto all’incontro con i genitori cattolici con figli Lgbt “Tre volte genitori. Due volte figli” (Firenze, 25 febbraio 2017)  FILE PDF

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