Morire e rinascere a sedici anni. Il mio cammino di liberazione come gay cristiano

Testimonianza di Mario*

Io mi sono iscritto a Gabriel, il Forum per Cristiani lgbt, il 27 ottobre 2015, un anno e un mese fa. Guardavo già da tempo il sito del Progetto Gionata, perché a sedici anni non riuscivo più ad arginare la consapevolezza di quello che provavo; ogni tanto aprivo il link che porta a questo Forum, ma non avevo il coraggio di fare il passo decisivo.

Avevo già scoperto siti di gay credenti, e una volta scrissi anche al gruppo La Fonte, negando di essere gay e dicendo di essere spinto dalla pura curiosità di sapere come vivessero persone sia omosessuali che credenti. Ero come un pendolo, oscillavo tra le preghiere per diventare etero, alla voglia di dirlo agli altri, alla voglia di “essere gay secondo il catechismo” e, infine, all’essere libero di essere me stesso. Ho trascorso tante notti, per quasi quattro anni, spesso piangendo o sperando di “morire e rinascere“, in senso metaforico, il più delle volte. C’erano giorni, però, in cui desideravo veramente non essere mai nato. Riuscivo a resistere pensando al fatto che, in ogni caso, Dio mi voleva vivo, mi aveva regalato la Sua vita: in un modo o nell’altro ce l’avrei fatta, e con questa àncora riuscivo ad allontanare brutti pensieri. Tentavo inutilmente di cominciare relazioni con le ragazze: anche se riuscivo a cominciare la frequentazione, ben presto mi sentivo il petto schiacciato, perdevo l’interesse e mi eclissavo.

I miei tentativi di aprirmi con figure legate alla Chiesa mi aveva lasciato molto deluso: avevo provato due volte in confessione, e ne ero uscito remissivo, desideroso di mantenere la promessa di “correggermi”, e una volta fui allontanato da un sacerdote che dirigeva un gruppo giovanile di cui facevo parte. Tuttora, se m’incrocia per strada, quel prete non mi parla. Smisi perciò di parlarne, ma continuavo a leggere le notizie pubblicate su Progetto Gionata, spesso dedicandomici per pomeriggi interi, perché mi faceva stare bene con me stesso: una delle parti più importanti di me finalmente si palesava senza catene.

Un giorno di dicembre, al primo anno di università, decisi di tentare il tutto per tutto: ero pieno di ansia e paura, e andai a confessarmi dai frati. Per tutto il tragitto pregai Gesù di darmi un responso chiaro, tramite il confessore che mi sarebbe capitato: in base a quello, avrei tirato le conseguenze. Quella tortura non poteva durare per tutta la vita! Solo col senno di poi mi resi conto di quanto ciò sia stato rischioso, e non so a quanti consiglierei di fare questo. Tuttavia, nel mio caso, la risposta di Dio fu molto chiara: il frate da cui andai, mi chiese subito se io mi sentissi felice. Dopo i primi balbettii, tutto uscì come un fiume in piena, ma alla fine il frate mi disse solo di vivere al meglio, e che se Dio mi avesse fatto incontrare un bravo ragazzo, di non farmi sfuggire l’opportunità di vivere felice.

Da allora sono decisamente cambiato: ho cominciato a fare coming out con i miei amici, anche molto credenti (in famiglia, purtroppo, la questione è molto più complicata e spinosa), con i compagni di università, a prendere posizione chiare sui diritti LGBTI, anche schierandomi apertamente contro i preti. Le esperienze di rifiuto, per ora, non ci sono state tra chi mi conosce praticamente da sempre. Non trascorro più le mie giornate con gli occhi di chi ha pianto tutta la notte, o irritabile come chi si sente sempre in colpa: le persone che mi sono attorno hanno notato questo repentino cambiamento, e ne sono state felicissime. In un certo senso, forse sono veramente “morto e rinato”, come avevo chiesto, ma a una vera nuova vita, non a un diverso orientamento sessuale.

Ho partecipato al Pride di Firenze col Gruppo Kairos, ed è stata una bella esperienza, ma ho avuto anche modo di constatare quanto il cattivo comportamento della Chiesa rende difficile il nostro ruolo di “ponte” tra la dottrina e le vite di tante persone LGBTI, che si sentono erroneamente escluse dall’amore di Dio. Ringrazio di cuore chi cura questo progetto, mettendoci tutto/a se stesso/a, credendoci sin dall’inizio: hanno aiutato più di quanto si possa pensare. Con Gabriel ho trovato un ambiente che mi permetteva proprio di vivere questa libertà, verso cui mi ha spinto proprio il mio frate che mi ha aiutato a rinascere. Ho trovato anche amici con cui ho cominciato a stringere forti legami, oltre questo forum virtuale. Mi piacerebbe tanto che molte delle nostre discussioni fossero lette da un pubblico più vasto, perché talvolta sono così intense e approfondite da meritare molta attenzione.

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* Cari amici, ebbene sì Gabriel, il forum per cristiani LGBT, compie tre anni. Era il novembre del 2013 quando iniziò a muovere i primi passi, è cresciuto e ha permesso che tante cose accadessero. Nei suoi spazi virtuali sono nate bellissime discussione, alcune anche accese, sono nate nuove amicizie e magari anche qualche amore. Io amo definire Gabriel una comunità per chi una comunità di riferimento non ce l’ha o non riesce a trovarla. Una sorta di luogo amico nel nostro essere dispersi ovunque in Italia.

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