Risonanze. Il sapore della gioia per noi cristiani LGBT

Testimonianza di Sebastiano sul Ritiro di Avvento Intergruppi per Cristiani LGBT (Prato, 27 novembre 2016)

Mi piace la cucina, mi piace cucinare. Per fare un buon piatto, oltre ai buoni ingredienti di partenza (anche se un bravo cuoco sa trasformare tutto) sono necessari altri elementi, miscelati dall’arte del cuoco. Penso che quello che abbiamo gustato domenica scorsa al Ritiro di Avvento per Cristiani LGBT (Prato, 27 novembre 2016), sia stato un piatto succulento che ha lasciato soddisfatti. D’altro canto lo Chef era d’eccellenza, Dio stesso.
La sfumatura che l’ha reso particolare è stata l’atmosfera di armoniosa carità che ha avvolto tutta la giornata col suo tepore. Armonia data dal luogo, un antico monastero che trasmette pace, silenzio, serenità. Armonia del piacere che si toccava nello stare insieme, e questo nonostante la grande diversità che ci caratterizzava, e che ha fatto di questa giornata una bella esperienza di Chiesa, grazie anche alla presenza e partecipazione delle sorelle domenicane con il loro entusiasmo, semplicità, disponibilità.
Armonia della Parola del Vangelo col mio vissuto di oggi: custodire e ravvivare la sorgente della vita e quindi della gioia, cioè l’incontro con Gesù, personale, incrociando e accogliendo il suo sguardo. Armonia come nella dansa di Maria nel suo Magnificat, che ha saputo vedere la presenza fedele di Dio nella storia e nella sua vita. Armonia del farsi spazio reciprocamente per accogliere l’altro nei piccoli gruppi di condivisione del mattino e del pomeriggio.
Tutto questo si è concentrato, materializzato, amalgamato, nella Eucarestia che ha chiuso la giornata, ma che ha spalancato i cuori perché tutto quello che avevamo rivevuto fosse comunicato e condiviso. Ai saluti palpitava una vera gioia, quella attinta da questro Incontro e incontri. Avevamo gustato la presenza di Gesù in mezzo a NOI. E questo NOI, sono le nostre (la mia) vite, le nostre (la mia) storie, qualunque esse siano, perché tutto ciò che viviamo, o abbiamo vissuto, non chiude (ciò dipende da noi) ma apre sempre all’amore di Dio e alla sua azione in noi, e attraverso di noi, negli altri. E questo l’ho constatato domenica.
Ogni ricetta poi, ha degli aggiustamenti, dei ritocchi (i piatti non si uguagliano mai): uno di questi può essere il rendere più fluido e naturale l’accoglienza reciproca tra gruppi diversi, con attenzione alle persone, soprattutto nei confronti di chi è nuovo e magari si avvicina in punta di piedi. Per tutto questo e per il resto, w lo Chef! W i cuochi! Alla prossima degustazione.