Sono un giovane gay credente. Il mio primo ritiro per Cristiani LGBT

Testimonianza di Carmine Taddeo sul Ritiro di Avvento Intergruppi per Cristiani LGBT (Prato, 27 novembre 2016)

Spesso nella vita è molto facile guardarsi indietro con nostalgia e pensare ai passi che si sono compiuti, ai viaggi che si sono fatti, alle emozioni vissute, prendendo coscienza del fatto che quei momenti, a modo loro e seppur un minimo, ti hanno cambiato la vita. Ora mi viene chiesto di fare questo e con una sottile vena nostalgica, penso ai volti che ho incontrato al Ritiro di Avvento Iper Cristiani LGBT (Prato, 27 novembre 2016), alle mani strette e alle voci che hanno parlato e aperto i cuori.

Essere un giovane gay credente che coraggiosamente si butta e parte non è affatto facile, specie in vista delle critiche e dei contrasti che si presume possono scaturire. Farlo per la prima volta per me  è stato forse ancora più faticoso, visto che ero già fortemente abituato a tenere questo lato di me abbastanza nascosto, non avendo  mai sentito il bisogno di esternarlo in maniera così eclatante. Ma l’essere entrato in un contesto in cui nascondersi è inutile e controproducente ha inaspettatamente avuto un impatto incredibile su di me che si può ben riassumere in tre fasi ben distinte.
La prima è sicuramente un silenzio imbarazzante e un non sapere dove posare lo sguardo, tutto è troppo nuovo e naturale e mi sono sentito quasi disorientato in questo sentirmi totalmente me stesso.
La seconda fase è stata la presa di coscienza che se tutti noi eravamo lì, era per lo stesso motivo e che potevo concedermi di non trattenermi, di non nascondermi, di osare parlare di chi sono, senza alcun timore di giudizio.
La terza e forse più incredibile fase, alla fine della giornata, è stata percepire una disarmante e straordinaria normalità. Tutto era come doveva essere, tutto era shalom.

Per la prima volta ho sentito di non essere la strana intersezione di due insiemi ben distinti che tecnicamente non dovrebbero incontrarsi, mentre io ne sono un’anomalia. Per la prima volta Gesù è entrato nella mia vita, mentre parlavo con altri della mia omosessualità, senza dovermi sentire in colpa per questo.
Senza dovermi sentire disordinato, perché in realtà ho compreso che gli esseri intrinsecamente disordinati sono altri. Ho potuto partecipare della gioia, tema del ritiro oltretutto, dell’attesa di un evento che non manifesta ansie o privazioni nell’aspettare, ma che si propone  essa stessa come un dono.

Aldilà del ritiro in sé, che non era il primo di cui facevo esperienza, quello che veramente ho potuto toccare con mano, da giovane che si affaccia appena al mondo, è stato l’amore. Era la prima volta che potevo parlare e confrontarmi con delle coppie di persone che stando insieme hanno costruito, abbattendo muri e clichè tipici di una società che si adatta al “mordi e fuggi”. Trovare persone, coppie, che insieme si inginocchiano, vivono e crescono rimane come testimonianza di un amore che non si deve solo desiderare o sognare, ma che si deve anche perseguire, rimanendo ben saldi con i piedi a terra, ma senza mai smettere di alzare gli occhi al cielo.

Per cui, che dire, volgersi indietro e guardare a quello che si è vissuto reca indubbiamente con sé la nostalgia delle persone che ti hanno arricchito e a cui ormai sei inesorabilmente collegato. Ma di certo è inutile guardare solo al passato. Conservo bene nel cuore le parole di chi ha contribuito a farmi aprire alle possibilità di un mondo che cambia e si scopre sempre diverso e multiforme; ma di conseguenza, adesso volgo lo sguardo al futuro e alla prossima tappa del mio percorso, che spero possa rivederci tutti protagonisti, ma stando sempre attento a fare piccoli passi possibili.

Perciò grazie.