«Mi vuoi bene?» (Giovanni 21,1-19)

Riflessioni bibliche del gruppo Kairòs di Firenze pubblicate su Adista Notizie, n. 10 del 12 marzo 2016, p.15

«Non si può tornare indietro, le strade sono piene di detriti, macerie di un passato che un giorno era stato un futuro entusiasmante. Quante cose non ci siamo detti per paura di non essere capiti, troppe volte non ci siamo rivelati per paura di venire giudicati. Ma attraverso tribunali improvvisati, che condannano già prima di sapere, c’è ancora un margine per cominciare a vivere, con gli sguardi che si incrociano a metà, nello spazio della dignità. L’alba è già qua, per quanto sia normale vederla ritornare, mi illumina di novità, mi dà una possibilità […]».

Abbiamo pensato alle parole della canzone “L’alba” di Jovanotti, mentre leggevamo questo brano del Vangelo Giovanni in cui, per la terza volta, Gesù si manifesta ai suoi dopo la resurrezione. Sono giorni in cui i discepoli sono confusi e travolti dagli eventi della crocifissione e della resurrezione e ancora non comprendono bene cosa li attende e cosa Lui vuole da loro.

È in uno di questi momenti di confusione che Pietro e gli altri discepoli ritornano a fare i pescatori, cioè ciò che sanno fare meglio. Ma per quanto provino a ripetere sul lago di Tiberiade gesti consueti e tecniche di pesca conosciute, qualcosa non va; non c’è alcun risultato in quell’affaticarsi, la rete rimane vuota. Mentre albeggia, ecco che compare Gesù; chiede loro un cibo che non hanno, che non hanno saputo pescare. Per pescarlo li incita a fare un gesto nuovo: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». Cosa avranno pensato i discepoli dopo questo invito a infrangere tutte le regole di pesca che conoscevano? Eppure ci provano. Lanciano ancora la rete e qualcosa d’inaspettato accade, tanto che «non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci»! Loro lo hanno fatto. E noi, cristiani di oggi, sapremmo abbandonare i gesti e le certezze in cui abbiamo imprigionato la nostra fede? Saremmo in grado di accettare l’invito di Gesù a tirare altrove le nostre reti, perché si possa pescare qualcosa che renda di nuovo feconda la nostra fede?

Quando i discepoli tornano sulla riva del lago, trovano Gesù che già cuoce del pesce per loro, come una madre che prepara la colazione per il figlio; così Lui, per primo, si prende cura delle persone che ama. Li invita a sé: «Venite a mangiare». I discepoli mangiano e scrutano Gesù, lo hanno riconosciuto, ma non sanno cosa dire. Ci piace immaginarli lì, in attesa, “con gli sguardi che si incrociano a metà”.

E dopo che il pane e il pesce sono stati spezzati, ecco che ha luogo un folgorante dialogo d’amore tra Gesù e Pietro. Non è un esame, ma solo una triplice, affettuosa, richiesta di Gesù all’uomo che, per tre volte, l’ha rinnegato. Gesù chiede a Pietro: «Quanto mi ami?». E lui, con la sua solita irruenza, proclama per due volte il suo amore assoluto e immenso. Solo quando Gesù gli chiede per la terza volta «Mi vuoi bene?», Pietro capisce che è giunta l’ora di essere sincero e di dire la verità, ovvero che non riesce ancora ad amarlo abbastanza da dare la vita per lui. Per Pietro è giunto il momento del suo coming out, del suo uscire allo scoperto, da dietro la maschera con cui nascondeva la sua debolezza. «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene», riconosce il discepolo, ammettendo così la sua fragilità. Ora che Pietro ha saputo mostrarsi così com’è, Gesù gli affida la sua Chiesa, gli preannuncia il suo cammino e gli dice: «Seguimi». Non c’è nessuna recriminazione in Gesù, nessuna richiesta a Pietro di cambiare, di fingersi diverso da sé. Gesù lo ama e lo sceglie perché ha saputo mostrarsi finalmente così com’è.
*Dal 2001 il Gruppo Kairòs (gay, lesbiche e trans cristiani di Firenze) è in cammino affinché ogni donna e ogni uomo vivano la propria fede in pienezza (cf. Gv 10, 10). I testi delle lectio di preghiera di Kairos sono scaricabili dal sito kairosfirenze.wordpress.com