“I vescovi attuino l’Amoris Laetitia”. L’appello dei cristiani LGBT di Kairos dal Toscana Pride

Articolo di Giampaolo Petrucci pubblicato su Adista Notizie n° 24 del 2 luglio 2016, pag.8

Il tradizionale appuntamento con il Gay Pride – festa colorata e gioiosa ma anche occasione per rivendicare i diritti di persone e famiglie omo e transessuali in un Paese dalla laicità ancora incompiuta – ha significativamente fatto tappa, lo scorso 18 giugno per la prima volta, anche nel capoluogo toscano dove, insieme a carri e striscioni degli storici movimenti lgbt, ha fatto capolino anche lo striscione di Kairòs, gruppo di gay, lesbiche e trans di Firenze che hanno voluto portare al Toscana Pride «la testimonianza positiva del cammino dei cristiani Lgbt e il racconto dell’accoglienza inclusiva di tante parrocchie fiorentine e dei preti e suore che li accompagnano». Accanto ai membri di Kairos hanno infatti pregato e camminato suor Stefania Baldini (domenicana residente a Prato e collaboratrice della Comunità di Base delle Piagge di Firenze), don Andrea Bigalli (parroco a Sant’Andrea in Percussina, Firenze) e don Alessandro Santoro (storico animatore della Comunità delle Piagge). «Quello dei cristiani Lgbt non è un cammino facile ma può aiutare ad abbattere tanti muri nella società e nella Chiesa», si legge nel comunicato diramato da Kairòs a poche ore dall’inizio della parata.

Cari vescovi toscani…

In quella stessa data il gruppo ha inviato una lettera a tutti i vescovi toscani delle diocesi in cui risiedono i suoi componenti: «Ci sentiamo profondamente incalzati dalle parole con cui il Sinodo ha invitato la Chiesa ad “accompagnare con attenzione e premura i suoi figli più fragili, segnati dall’amore ferito e smarrito, ridonando fiducia e speranza” (Amoris Laetitia, n. 291) per “aiutare ciascuno a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale, perché si senta oggetto di una misericordia immeritata, incondizionata e gratuita” (Amoris Laetitia, n. 297)».

Durante i preparativi del Toscana Pride, affermano ancora i membri di Kairòs, «abbiamo incontrato persone Lgbt tra le più diverse, di cui molte lontane dalle Chiese ma non da Dio, spesso ferite e allontanate da parole e gesti ricevuti dai loro pastori. Abbiamo ascoltato la loro sofferenza, che è stata in passato anche la nostra, e abbiamo compreso la loro rabbia verso chi li ha feriti, non avendo mai incontrato una Chiesa capace di mettersi in ascolto del loro vissuto». Di fronte a tutto questo – incomprensioni, chiusure, rifiuti e sofferenze in seno alla comunità religiosa – Kairòs si è reso conto di poter condividere con altri la propria esperienza, «testimonianza viva e palpitante di come la Parola, quando si apre alla misericordia, produca frutto e sappia curare ferite e far “fiorire” vite nella fede. Ecco perché abbiamo deciso che era giunto, per noi, il momento di farci testimoni concreti del nostro cammino cristiano di misericordia, in una realtà che spesso non ne ha avuta, affinché “ogni donna e uomo abbiano la vita e l’abbiano in pienezza ed abbondanza” (cf. Gv 10,10)».

Ecco dunque la ragione principale che ha spinto il gruppo a partecipare e organizzare la parata di Firenze: «Accogliere e confrontarci con questi compagni di viaggio, ben consci del mandato che ci affidò il card. Antonelli, quando era arcivescovo di Firenze, che dopo averci ricevuto in vescovado ci esortò a fare “quella pastorale che la Chiesa ancora non sa fare”».

Quali speranze?

La lettera del 18 giugno rappresenta, a partire da questo rinnovato impegno del gruppo di credenti Lgbt sul territorio toscano, una nuova opportunità per chiedere ai vescovi ascolto, incontro e confronto, necessari «per costruire quella pastorale delle “periferie esistenziali”, tanto cara a papa Francesco».
Al momento nessun vescovo ha replicato alla lettera di Kairòs e «realisticamente non ci aspettiamo risposte», conferma alla nostra agenzia Innocenzo Pontillo, coordinatore del gruppo, contattato il 22 giugno scorso. La nostra unica speranza, prosegue, «è che i vescovi toscani comincino a interrogarsi seriamente sulle parole, seppur molto timide, scaturite dal sinodo dei Vescovi e raccolte nell’Amoris Letitia su questo tema, affinché incomincino a confrontarsi realmente con le persone omosessuali e le loro famiglie, perché è tempo di dialogo nella Chiesa e non più di sterile contrapposizione».