I cristiani LGBT al Pride e io con loro. Finalmente!

Testimonianza di Filippo del gruppo kairos

Se me lo avessero detto non ci avrei mai creduto. Che un bel sabato pomeriggio di giugno sarei sfilato per le strade di Firenze nell’allegra e variopinta confusione del Pride. Eppure a quanto pare è proprio successo. Le foto sono li a testimoniarlo. Sono proprio io quello dietro lo striscione di Kairos, credenti omosessuali Firenze. O meglio la persona che sono diventata oggi. E la spiegazione sta proprio in quello striscione dal quale non mi sono staccato per tutto il corteo, al pari della mano di Tommaso che mi stringeva forte come sempre. E chissà se ero io che sostenevo lo striscione o lui che dava a me la forza di vincere quella mia naturale ritrosia a trovarmi in mezzo a tanta gente. Un po’ bandiera un po’ coperta di Linus, il nostro striscione con il quale abbiamo orgogliosamente testimoniato che ci siamo anche noi. Che si può essere donne e uomini LGBT e credenti. Lo abbiamo “gridato silenziosamente” una volta di più a noi stessi, se ce ne fosse ancora bisogno, alla chiesa ufficiale che fatica ad accettarci, al variegato universo LGBT, che forse ci guarda con qualche diffidenza.

Firenze ci ha accolti come ci si poteva aspettare; invadere il centro storico di sabato pomeriggio era una bella sfida alla pazienza di residenti e turisti, senza bisogno di scomodare le “sentinelle in piedi” ma le finestre aperte lungo il corteo con la gente affacciata che salutava e scattava foto con i cellulari è stata proprio una bella iniezione di fiducia. Non che mi aspettassi niente di diverso da una comunità che dimostra in tanti piccoli gesti di essere aperta ed accogliente. Le espressioni poi tra lo stupito e il divertito, sui visi dei tanti tutori dell’ordine che vegliavano sulla nostra sicurezza avrebbero meritato una foto. Chissà se tra loro ce ne era qualcuno dei “nostri”, che magari avrebbe voluto essere in mezzo al corteo insieme a noi.
Tranquilli ragazzi, prima o poi assisteremo anche in Italia alla bellissima proposta di matrimonio che due poliziotti inglesi si sono scambiati qualche giorno fa al Pride di Londra. Sarà stata l’aria che si respirava in quei giorni a Firenze ma il mio stupore è stato grande nel sentire, il lunedì successivo, mio padre usare l’espressione “come te e Tommaso”, riferito a due ragazzi gay che da poco sono diventati suoi vicini. La “normalità” è contagiosa evidentemente.

Tornare a casa alla vita di tutti i giorni dopo una simile esperienza è al tempo stesso esaltante e spaventoso. La folla può incutere timore nei timidi ma è anche protettiva quando è composta di persone come te che non ti giudicano per un gesto o una tenerezza, per il modo di vestire o esprimersi. Ma sta in questo, credo, il significato più autentico di manifestazioni come queste. Fare come se ogni giorno fosse il Pride. Continuare a scambiarsi gesti e tenerezze in pubblico, vestirsi come meglio ci fa sentire, essere noi stessi, farlo in un ambiente ostile. Come se fosse la cosa più normale. In attesa che diventi anche nel nostro paese la cosa più normale.