Riscoprendo la mia “luce nel mondo” attraverso la veglia di Firenze

Riflessioni di Mattia Z. del gruppo Kairos

Per il 10º anno in tutta Italia, si è tenuta una lunga serie di veglia di preghiera in ricordo delle vittime e della intolleranza omofobica, fiaccolate, celebrazioni e culti ispirati al tema del versetto del Vangelo di Giovanni : “Amatevi come io vi ho Amato.”
Quest’anno, per la prima volta, ho partecipato anch’io alla fiaccolata e alla veglia organizzata da Kairos a Firenze. Finalmente dopo tanti anni che desideravo parteciparvi, sono riuscito , non solo ad avere il coraggio di farlo anche come visibilità, ma anche ho trovato la possibilità di farlo, grazie anche ad un gruppo che mi ha potuto aiutare e sostenere ad essere me stesso: Kairos.

Quest’anno Kairos, la sera del 17 maggio, ha organizzato un momento di sensibilizzazione contro la marginalità e l’omotransfobia insieme ad altre realtà tra cui Libera, Pax Cristi, Samaria, Progetto Gionata, Ives di Pistoia, la Parrocchia della Madonna della tosse di Firenze, la comunità di base delle Piagge, l’Altracitta’ giornale della periferia, la sezione di Firenze e degli scout e laici della CNGEI, delegazione Finisterre, la chiesa evangelica valdese e la Chiesa vetero cattolica di Firenze.

Insieme abbiamo percorso le vie della città di Firenze facendo tappa nelle principali piazze e monumenti storici significativi della città: Piazza Duomo-Piazza San Marco-Piazza Ognissanti- Piazza Strozzi; con una luce accesa abbiamo testimoniato che ognuno di noi può essere luce del mondo illuminando ognuno la propria città e la propria vita con la sua testimonianza di speranza.
Ad ogni piazza c’è stata una testimonianza di un rappresentante di una associazione. È stato molto bello vedere che, a mano che andavamo avanti, la gente si accodava a questa fiaccolata, che era partita da piazza Ognissanti all’imbrunire della sera; nella notte si vedeva proprio la nostra testimonianza di luce per le vie della città.
Per me è stato emozionante poter vivere questa bellissima esperienza, poter scambiare due parole con il vicino che non conoscevo, ma anche con chi conoscevo, ed ascoltare le preziose testimonianze che ad ogni tappa hanno arricchito questa serata di luce e di preghiera.
È stato molto bello vedere come le persone della città di Firenze si fermavano a guardarci, anche loro in preghiera e in silenzio, anche non sapendo bene che cosa fosse; anche noi sentivamo la loro vicinanza con la preghiera e la partecipazione silenziosa.
Al termine della fiaccolata abbiamo proseguito la nostra veglia, con alcune testimonianze e canti, nella chiesa valdese piena di persone e davanti all’Albero del bene e del male (Genesi) dove ognuno ha portato le sue difficoltà e speranze, consci che siamo “luce nel mondo” e questo nessuno potrà togliercelo se non le nostre paure.
Per me questa esperienza è stata unica e irripetibile sia perché è stata la prima volta che partecipavo, sia perché mi ha colpito positivamente la partecipazione ecumenica di numerose chiese di Firenze in tutte le loro sfaccettature: vi erano presenti laici cattolici ed evangelici, suore e religiosi, associazioni, e parrocchie cattoliche, tutte realtà molto “aperte” che non sempre si trovano dappertutto.

Qui finalmente io mi sono sentito accolto. Nella chiesa del mio territorio invece, a Verona, sento molto aria di omofobia, molta chiusura alle diversità; è anche vero che non vi sono realtà diverse da quelle della Chiesa cristiana cattolica, come ci sono in Firenze. Ma anche all’interno della stessa Chiesa cristiana, nella mia stessa parrocchia, si sente aria di di chiusura, di poca accoglienza; questo a me dispiace molto, soprattutto mi sento non solo discriminato ma anche poco accolto per come sono e devo fingere di non essere me stesso, cosa che mi impedisce di portare la mia testimonianza di vita, di luce e di speranza (mai una Veglia contro l’omofobia, mai una realtà condivisa con altri movimenti ecumenici,etc…).

La mia speranza è quella di poter portare luce anche negli angoli più bui dove io vivo quotidianamente, anche nella mia chiesa territoriale; ora sogno un clima di apertura e di accoglienza, anche alla luce delle recenti aperture di Papa Francesco.