Effetto Francesco. I gay cattolici trovano un nuovo atteggiamento in Vaticano e presso i loro vescovi

Articolo di David Gibson* pubblicato sul sito del Washington Post il 16 Febbraio 2015, liberamente tradotto da Alberto del gruppo Ruath di Trieste

Roma. L’associazione americana di omosessuali credenti New Ways Ministry nell’arco dei suoi 15 pellegrinaggi precedentemente organizzati ad Assisi o Roma non aveva mai portato più di una ventina di persone. Sorprendentemente, quest’anno il numero di pellegrini e’ raddoppiato, passando a 50. Si tratta del cosiddetto “Effetto Francesco”. L’immagine del pontefice che accetta tutti a braccia aperte sta dando una nuova speranza agli omosessuali e alle lesbiche cattolici che si sono sempre sentiti completamente alienati dalla Chiesa.
Quello che sorprende maggiormente e’ che sia New Ways che il gruppo londinese LGBT della chiesa cattolica di Farm Street hanno trovato sostegno e accoglienza dalle gerarchie cattoliche nel loro sforzo di incontrare il Papa durante la visita in Vaticano il giorno del mercoledi’ delle Ceneri (18 febbraio). Ad esempio, Mons. Georg Ganswein, prefetto della casa pontificia e collaboratore stretto del Papa emerito Benedetto XVI, ha risposto alla richiesta di New Ways’ Ministry d’incontrare Papa Francesco invitando il gruppo a partecipare all’udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro.
Un incontro privato sarebbe stato molto difficile da ottenere in ogni caso, ma certamente l’invito all’udienza generale segna un importante cambiamento. Il nunzio apostolico a Washington aveva già inviato una richiesta simile a Roma e persino l’Arcivescovo di San Francisco Salvatore Cordileone, esponente di spicco della conferenza episcopale americana nella lotta contro i matrimoni gay all’interno, aveva scritto una lettera in Vaticano a sostegno della visita di New Ways Ministry. Cordileone ha incontrato, lo scorso dicembre, Frank DeBernardo, direttore di New Ways, e Suor Jeannine Gramick, co-fondatrice e sostenitrice da molti anni della causa LGBT nella Chiesa cattolica. La lettera dell’arcivescovo Cordileone, che chiedeva al Vaticano di estendere l’invito all’udienza generale ai pellegrini gay, ha sorpreso gli stessi DeBernardo e Gramick.

Anche il Cardinale inglese Vincent Nichols ha inviato un messaggio al gruppo LGBT cattolico londinese, che sta compiendo in questa settimana il suo pellegrinaggio di inizio Quaresima a Roma, in cui ha assicuto ai pellegrini le proprie preghiere e la sua benedizione. Parlando al telefono da Assisi, ultima tappa del viaggio prima di Roma, Suor Gramick ha detto: “Credo che la reazione positiva della gerarchia cattolica dipenda dallo spirito di accoglienza di Papa Francesco”. “Queste novità riscaldano il cuore di chi si e’ sentito alienato ed emarginato a lungo. Ora ci sentiamo pieni di speranza”.
Suor Gramick sa bene cosa significa essere emarginati. Il Vaticano la ridusse al silenzio nel 1999 a causa del suo lavoro “erroneo e pericoloso” a favore dei gay cattolici. L’Ufficio guidato dall’allora Cardinale Ratzinger, poi divenuto Papa Benedetto XVI, dichiaro’ che Suor Gramick e il sacerdote co-fondatore di New Ways’ Ministry, nel 1977, avevano generato “confusione tra i cattolici e danno alla comunità ecclesiale”. La sua opera di assistenza era stata definita “inaccettabile da un punto di vista dottrinale”.
L’anno successivo a Gramick fu persino proibito di testimoniare durante l’inchiesta aperta su di lei, cosa a cui si oppose fermamente. Tale inchiesta duro’ 11 anni. Fino a tempi recenti, la conferenza episcopale americana si era sempre rifiutata di dare un qualsiasi riconoscimento o approvazione a New Ways’ Ministry.
Ma adesso, il gruppo spera di essere ufficialmente annunciato al Papa durante l’udienza generale. I pellegrini vorrebbero poter stringere la mano al Papa, scattare qualche foto assieme, se riuscissero a mettersi vicino al suo corridoio di passaggio. Un piccolo passo che significherebbe un grande balzo in avanti rispetto ai papati di Benedetto XVI e di Giovanni Paolo II.

Papa Francesco ha decisamente cambiato atteggiamento, anche se cambiamenti sostanziali sembrano ancora lontani. Il cambiamento era cominciato con una frase pronunciata da Francesco durante una conferenza stampa in aereo durante il viaggio in Brasile nel 2013, quando gli fu chiesto del caso di un gay che voleva diventare prete. “Se qualcuno e’ gay e cerca Dio e la Sua volontà, chi sono io per giudicare?” parole rimaste vivide nel ricordo. Forse e’ stato pure il primo Papa a usare la parola “gay”, quando molti vescovi utilizzano sempre il termine più scientifico e freddo di omosessuale.
Alcuni mesi più tardi, Francesco rispose a una lettera inviatagli dal gruppo di cristiani LGBT Kairos di Firenze, esprimendo parole di apprezzamento e assicurandogli la sua benedizione.
Il mese scorso, il pontefice ha incontrato un uomo transessuale spagnolo, il quale gli aveva scritto una lettera dopo essere stato allontanato dalla sua parrocchia a causa dell’intervento per il cambiamento di sesso. E’ stato un momento importante per Diego Neria Lejarraga e per tutta la comunità cattolica LGBT. “Quest’uomo ama il mondo intero”, ha dichiarato Diego Neria alla CNN, riguardo a papa Francesco: “Penso che non ci sia nella sua testa e nel suo pensiero, nessun tipo di discriminazione per nessuno. Parlo di Lui e non dell’istituzione”.

Francesco ha anche incoraggiato le discussioni sui rapporti tra Chiesa e comunità cattolica LGBT durante il Sinodo straordinario per la famiglia nell’ottobre 2014, evento che peraltro ha prodotto alcune dichiarazioni e segnali di apertura e di cambiamento da parte di diversi esponenti del clero. Allo stesso tempo, Francesco ha anche reiterato frequentemente l’insegnamento della Chiesa sulla sacralità del matrimonio unicamente tra uomo e donna e ha anche criticato in alcune occasioni quella che lui chiama “colonizzazione ideologica della famiglia” da parte dell’Occidente, espressione che si riferisce in parte agli sforzi per promuovere i matrimoni gay e in parte ad altre questioni che riguardano i Paesi in via di sviluppo. Ha anche condannato le teorie gender, considerate da molti una parola alla moda della cultura secolare.

I leader di New Ways e molti gay cattolici hanno comunque ricominciato a sperare. Dall’inizio del suo papato, Francesco ha cercato di spostare l’attenzione delle gerarchie da quella che lui stesso ha definito la ”ossessione” per i temi sessuali a una maggiore preoccupazione per i poveri e per gli emarginati della società, una priorità in campo sociale che anche molti gay cattolici condividono.
Inoltre, la comunità LGBT vede che la Chiesa cattolica e’ sempre più aperta a discutere e entrare in dialogo su certi temi. DeBernardo ha dichiarato che “anche se i cattolici LGBT sperano nel cambiamento, sono anche abbastanza realisti da capire che Francesco potrebbe non determinare tali cambiamenti, ma certamente sta muovendo dei passi molto importanti per la loro vita spirituale”. DeBernardo infatti ha detto che molti gay cattolici non cercando tanto un’approvazione diretta della Chiesa ma più di tutto un riconoscimento della loro esistenza e di essere trattati da esseri umani. Una foto assieme al papa durante l’udienza generale potrebbe già testimoniare un riconoscimento di questa portata. “Guardiamo lontano” dice Gramick “e ogni passo e’ un progresso”.
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* A cura del Religion News Service LLC.
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Testo originale: Gay Catholics find a new tone under Pope Francis, and from their own bishops

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