Il Sinodo sulla famiglia 2014 visto da Kairos

Intervista di Luca Borghini a Matteo e Carlo del gruppo Kairos, pubblicata sul blog di lingua inglese The Lobbyst ITALY il 20 October 2014

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Cosa significa nel 2014 essere omosessuali cattolici? Significa riconoscere il proprio orientamento sessuale senza vivere la propria fede come un elemento di ostacolo o di contraddizione. E viceversa. Detto così può sembrare semplice, ma non lo è. Abbiamo alle spalle un’educazione cattolica spesso bigotta e ipocrita. Abbiamo un’idea di omosessualità condizionata da stereotipi o pregiudizi negativi. La cosa positiva è che, onestamente, anche grazie a gruppi come Kairòs, essere omosessuali cristiani nel 2014 è meno difficile e più bello di quanto non lo sia stato in passato.

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Questo Sinodo sta introducendo temi molto importanti. Sembra davvero che la Chiesa sia pronta ad accogliere, anche secondo le parole del presidente dei vescovi tedeschi, temi legati all’omosessualità. Per voi è un successo?  Aspettiamo a parlare di successo. Il cammino sinodale è appena iniziato e durerà ancora un anno. Le resistenze non sono mancate nel Sinodo e non mancheranno nella Chiesa. Se le parole di amore nei confronti dei gay e di riconoscimento del valore umano delle coppie omosessuali fossero state confermate, sicuramente saremo stati ben felici! Per tutti noi e le nostre famiglie!
Come gruppo Kairòs abbiamo compilato il questionario preparatorio del Sinodo, lo abbiamo spedito a Roma, abbiamo letto e discusso i documenti di lavoro, seguito le conferenze stampa…
Le parole che sono risuonate nelle stanze vaticane sono state per noi come un balsamo dopo anni di parole severe e di condanne ingiuste…
Anche il risultato finale, pur deludente, tuttavia apre prospettive nuove: oltre un terzo dei Padri sinodali ritiene che la posizione ufficiale sul tema dell’omosessualità, tenuta dal Vaticano negli ultimi venti anni, non è più attuale e attualizzabile.

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Quanto questo sinodo può cambiare, secondo voi, la Chiesa? Certo! Questo Sinodo è stato, finalmente, un Sinodo vero. I lavori si sono svolti liberamente, le discussioni sono state ampie e riferite alla stampa, il Vaticano non ha imposto un’agenda rigida. Il merito di questo va sicuramente a Francesco.
Proprio per questo l’istanza di cambiamento che è emersa rispecchia le reali esigenze della Chiesa! Questo cambiamento fa parte del DNA stesso della Chiesa, che infatti ha per propria missione quella predicare il Vangelo in un mondo che cambia.
Ma vorrei dire qualcosa di più: questo Sinodo può cambiare anche noi. Se gli atteggiamenti omofobici (più o meno consapevoli) saranno privati del riferimento legittimante del magistero della Chiesa, verrà meno agli omofobi una “copertura” autorevole. E anche a noi gay verrà meno l’alibi del “nemico esterno” a cui imputare le difficoltà, l’arretratezza culturale, quella non-accettazione che, in verità, ha origine da noi più che da ciò che la Chiesa dice “contro” di noi.

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La chiesa italiana non sembra essere favorevole ad una apertura verso i temi dell’omosessualità Secondo voi è così oppure c’è una “distanza” tra i vertici della chiesa italiana e i fedeli? Sono vere entrambe le cose. Sicuramente le gerarchie episcopali italiane, e ancor più la Curia vaticana, rappresentano la parte più conservatrice della Chiesa, in merito all’omosessualità, ma anche su una grande serie di temi etici e teologici. Ma i fedeli (e non dimentichiamoci che i fedeli “sono” Chiesa!) sono spesso molto più avanti dei loro pastori…
E’ la stessa “distanza” che esiste, a livello politico, fra istituzioni e cittadini, no? E senz’altro i vertici della Chiesa parlano spesso come politici più che come pastori… Quando si tiene presente il Vangelo, invece, questa distanza si accorcia, fin quasi a scomparire. Io credo che tutti – fedeli o uomini di Chiesa – abbiamo sentito risuonare il Vangelo quando abbiamo ascoltato Papa Francesco che diceva: «Chi sono io per giudicare un gay che cerca Dio?».
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Da cattolici omosessuali la vostra posizione sulle coppie di fatto e sulle adozioni a coppie gay. Il gruppo Kairòs non ha una posizione ufficiale su questi provvedimenti legislativi. Fra di noi ci sono opinioni diverse. Tutti però sentiamo la necessità di un riconoscimento pieno dei diritti e della dignità dei singoli e delle coppie omosessuali. Per quanto riguarda l’adozione, da anni, fanno parte del nostro gruppo padri gay e madri lesbiche. Sono genitori splendidi e lo sarebbero senz’altro anche se i loro figli fossero adottivi!

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Il Gruppo Kairòs è un gruppo di cristiani omosessuali toscani, uomini e donne di tutte le età, che dal 2001, si ritrovano a Firenze per condividere un cammino spirituale che li aiuti a conciliare la fede cristiana con l’identità affettiva e relazionale. Infatti le persone omosessuali, appartenendo di fatto a una minoranza spesso oggetto di rifiuto sociale, aggravato in molti casi da motivazioni religiose, sperimentano una emarginazione che è causa di non poche sofferenze.
Il Gruppo Kairòs si incontra almeno due volte al mese nei locali di una parrocchia fiorentina e in una casa di religiose a Firenze. Siamo in contatto anche con comunità cristiane non cattoliche e con associazioni cattoliche e associazioni laiche che promuovono i diritti di gay e lesbiche.
Collaboriamo fattivamente con sacerdoti, religiose e religiosi, nonché con rappresentanti delle diverse confessioni cristiane, con un fruttuoso scambio di esperienze.
Ogni anno organizziamo la Veglia per le Vittime dell’Omofobia, ritiri di preghiera, partecipiamo a eventi nazionali, come il Forum dei Cristiani Omosessuali italiani, il Florence Queer Festival e altre manifestazioni cittadine.
Per noi il gruppo Kairòs, costituisce un luogo di incontro nella fraternità: qui sperimentiamo quella accoglienza che facilita il confronto tra chi, altrove, raramente può parlare con franchezza di tutto il suo vissuto; qui cerchiamo e troviamo nel Vangelo quell’annuncio gioioso che ci fa crescere verso quella vera liberazione in cui il disagio si fa scuola di accoglienza.

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