Scoprirsi gay. La mia “croce nell’armadio”

Riflessioni di Lucio

Mi sono riscoperto omosessuale recentemente, nemmeno un anno fa: forse sotto alcuni aspetti l’ ho sempre saputo, o comunque ho avuto delle “avvisaglie”, ma fino a quando non ti interroghi direttamente, non ti AUTO metti con le spalle al muro e affronti la realtà rimangono solo supposizioni.
Bisogna mettere le mani in pasta, mettersi in gioco, ancor più perché si parla della mia vita: la nostra esperienza di vita.
E’ quello che ha fatto questo ragazzo: nel leggere il libro autobiografico “La croce nell’armadio” (The Cross In The Closet, 2012) di Timothy Kurek, ho rivissuto insieme a lui attimi della mia vita presente, avvenimenti passati ma tutt’altro che scoloriti.
Non è stata immedesimazione (come spesso accade a noi lettori, quando un testo ci prende e ci immergiamo al suo interno, masticando avidamente pagina dopo pagina, riga dopo riga), è stato un tuffo nella mia vita, un mescolarsi di ricordi e esperienze subconsce presenti nella mia testa: io ero quel Fariseo interiorizzato del protagonista, con il suo additare dal pulpito senza comprendere, io sono il fratello di Tim, che con il suo <<Hai conosciuto gay cristiani?>> (alias, ESISTONO??) ben incarna il mio retroterra culturale religioso da dove vengo, sono quel ragazzo gay che mette il suo amore per Tim in secondo piano, con tutte le conseguenze e sofferenze che questo comporta, perché ben sa che non potrà mai “accadere nulla”.

Sono la donna che riesce a solo santificare se stessa e definire satanico e demoniaco quello che la circonda, al di fuori di essa, al di fuori della sua Fede.
Ero la mamma di Tim, insicura, falsamente aperta all’ inizio quanto completamente comprensiva e attivamente sostenitrice della causa del figlio.
Sono Tim, con la sua voglia di scoprire, capire, di voler andare oltre le apparenze, oltre le etichette, oltre le aspettative degli altri.
Sono la sua debolezza, sono le sue lotte quotidiane. Immedesimarsi: no, lui non l’ ha fatto. Recitato una parte? Neppure.

Lui ha indossato le mie scarpe di omosessuale, ha VISSUTO come me, provato sulla pelle cosa voglia dire disuguaglianza, razzismo, sessismo, omofobia, imparità, terrore, paura, bigottismo, falsità e superficialità.

<<Ci vuole coraggio ad asserire che conosci te stesso e che a te non importa se gli altri sanno ciò che sei, basta che sia tu a saperlo – e io provo ammirazione per tale coraggio. Ci vuole anche un’incredibile forza di carattere vivere nell’armadio e anche questo è parte del viaggio. Non sarei stato capace di vivere nell’armadio più a lungo di quanto non ci sia vissuto. Sono debole. Sento forte compassione per tutti coloro che non riescono a essere aperti e onesti riguardo a chi sono, per paura delle cose che possono perdere.>>

Quest’esperienza l’ ha vissuta quando aveva poco più di 20 anni: un mio coetaneo. Un 20 enne eterosessuale che si spaccia per omosessuale per 365 giorni con parenti, amici e la Chiesa che frequenta…un 20enne?? Se non l’avessi letto,non ci avrei mai creduto. Altroché San Tommaso.
Quando feci coming out la prima volta, alle 4 persone più importanti della mia vita, scrissi una lettera:
IO SONO IO.
Non avevo “conoscenze” approfondite riguardo all’essere omosessuale (ancor meglio, omosessuale credente), non avevo letto di storie e testi riguardo ad altri coming out come questo di Kurek, eppure quello che istintivamente mi era parso logico e razionale comunicare ai miei cari era il fatto di fargli capire che, al di là dell’orientamento sessuale, rimanevo sempre e comunque ME STESSO, Lucio.
Questo perché avevo il timore di essere rifiutato in quanto Lucio Gay e non più Lucio -normale- Etero. Io sono io.

La stravolgente verità alla quale lui stesso arriva, e nella quale io stesso credo, rimane la costante dello stesso vangelo: “L’ amore non avrà mai fine”!
L’ amore per se stesso e per gli altri l’ ha spronato a compiere questo viaggio (azzarderei travaglio interiore), per non diventare un adulto ottuso come tanti vedeva attorno a sé: e così facendo, ha lasciato un prezioso testo che ognuno dovrebbe avere la possibilità di leggere.
Ringrazio caldamente lo sconosciuto che ha tradotto il testo dall’ americano all’italiano (che potete scaricare da qui): un prezioso DONO che vorrò senz’altro condividere con altri e ringrazio chi mi a portato a conoscenza del libro.

Amo pensare che chiunque lo legga possa avere la stessa reazione positiva che ho avuto io. Sfogliare un cuore aperto, filtrato attraverso l’esperienza diretta di un vissuto quotidiano, e assaporarne la limpidezza del messaggio: “Love never fail”. L’amore non avrà mai fine.

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