Quarta stazione: le persone omosessuali incontrano i loro genitori (Lc. 2, 33-35)

Riflessioni del reverendo David Eck Asheville, liberamente tradotte da Adriano per il Progetto Gionata

Il padre e la madre di Gesù restavano meravigliati delle cose che si dicevano di lui. E Simeone li benedisse, dicendo a Maria, madre di lui: «Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione (e a te stessa una spada trafiggerà l’anima), affinché i pensieri di molti cuori siano svelati». (Lc. 2, 33-35)

Immaginate l’agonia della madre di Gesù vedendo suo figlio camminare sulla sua strada verso la sua morte. Supponete l’inevitabile dolore di essere genitore e consanguineo, la sofferenza condivisa che esiste sempre tra una madre o un padre, e il figlio.
Pensate alle migliaia di noi nella comunità LGBT che hanno avuto più lotte con i genitori e viceversa. Troppi genitori hanno dovuto dire addio ad un figlio che è morto di AIDS. Troppi giovani gay e lesbiche sono stati respinti e ripudiati dai loro genitori.

Quando ci soffermiamo in questa quarta stazione, dobbiamo domandarci “Come possiamo essere strumenti di guarigione e di riconciliazione nelle nostre famiglie? Dove abbiamo sbagliato e dove possiamo ora rimediare, come genitori e come figli?”.
Credo che valga la pena di lottare contro l’angoscia, di sforzarsi di costruire ponti con le nostre famiglie, in particolare con i nostri genitori.

Se li amiamo costantemente e coerentemente, saremo in grado di aiutarli a crescere e approfondire la loro comprensione per i loro figli omosessuali.

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