La chiesa sbaglia a rifiutare l’amore di una coppia gay

Articolo tratto dal giornale Il Tirreno dell’11 aprile 2014, p.2

«La CEI definisce uno strappo, una fuga pericolosa fuga in avanti la decisione del tribunale di Grosseto sul matrimonio gay? Mi dispiace per la CEI, il Vangelo della vita che pratico ogni giorno e quello di Gesù m’inducono a dire che è un crimine non equiparare a un matrimonio l’unione civile che si basa sull’amore».
Don Alessandro Santoro, della comunità delle piagge di Firenze, non rinuncia al suo anticonformismo e senza mezzi termini va contro all’opinione della conferenza dei vescovi: «Se c’è amore vero anche tra persone dello stesso sesso, vuol dire che c’è la mano di Dio». Tanto più che «niente va ad alterare il matrimonio tradizionale. Non riconoscere un amore equivale a contraddire Dio e il Vangelo».

Quanto forte sia l’aria di l’aria di fronda nella chiesa lo conferma Mauro Vaiani, volontario dei progetto associativo”Gionata.org” che lavora attorno al rapporto tra fede e omosessualità: «La sentenza non mi sorprende, far finta che gli omosessuali non si debbano sposare rappresenta una forzatura.
La CEI si oppone? Pazienza. Io so che nei gruppi (ndr di cristiani) omosessuali stiamo ascoltando i temi delle coppie gay e certi ambiti cristiani sono anche più avanti. E’ un processo che non può essere fermato. Tra le domande di preparazione al sinodo sulla famiglia d’inizio autunno c’è quella su cosa unioni omosessuali».