Effatà/apriti. Noi cristiani omosessuali e la nostra preghiera in Parrocchia

Testimonianza di Filippo Troiani del gruppo Kairos
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Sarà perché è la prima chiesa nella quale mi sono sentito accolto per quello che sono, ma la Parrocchia della Madonna della Tosse di Firenze emana sempre un’atmosfera particolare. Partecipare poi per la prima volta all’incontro di preghiera del martedì del nostro gruppo rende il tutto ancora più affascinante. È vero fa un effetto strano per me, abituato ai fine settimana kairossini, ritrovarmici di martedì ma a questo appuntamento sentivo proprio di non voler mancare.
Ci disponiamo in semicerchio intorno all’altare; e il mio pensiero corre veloce alle tante simili occasioni vissute negli anni felici del mio impegno nel movimento scout. La naturalezza dei gesti con i quali tutti noi ci disponiamo alla preghiera, l’affabilità ormai consolidata da anni di conoscenza del parroco don Giacomo, rendono il tutto così naturale da non sembrarmi nemmeno vero.
Una chiesa cattolica, una comunità parrocchiale e un gruppo di credenti omosessuali. Effatà/apriti è il tema intorno al quale ruota la nostra preghiera, dal brano del vangelo di Marco nel quale Gesù opera la guarigione del sordomuto. Come sempre l’opera del Signore nei suoi anni di presenza nel mondo non è mai fine a se stessa, limitata ad un gesto terreno che per quanto dirompente rischia di rimanere fine a stesso.

Nel sordomuto c’è tutta l’umanità, spesso indifferente, allora come oggi, al comandamento dell’amore e incapace di diffonderlo nel mondo. Ma non solo. E mentre siamo tutti lì, raccolti intorno all’altare, non posso fare a meno di pensare a me e a molti di noi credenti omossessuali e a quanto e per quanto tempo l’immagine del sordomuto ha coinciso con la nostra.
È poi la riflessione sul brano che ci suggeriscono le parole di Carlo Maria Martini, che mi aprono definitivamente gli occhi. La difficoltà comunicativa di quest’uomo, che si esprime con suoni incomprensibili, quanto assomiglia al silenzio, all’incapacità di tanti di noi di esprimere a parole il disagio e la sofferenza portati dentro. I singhiozzi e le lacrime gridate nel chiedere a Dio una risposta immediata.

Ma che fa Gesù con il sordomuto? Per prima cosa lo porta in disparte, “lontano dalla folla”, per mostrargli il suo amore per lui. È quello che ha fatto e fa con ciascuno di noi, al riparo dal frastuono spesso un po’ eccessivo di un certo mondo lgbt. Solo allora, quando è certo che l’uomo, rinfrancato dai suoi gesti si è rassicurato, dispiega la potenza divina.

I gesti forti che compie per restituirgli la parola e l’udito, quasi rozzi, suggerisce Martini, sono lo strumento con il quale risana il suo corpo ma soprattutto il suo cuore. Non riesco a smettere di sovrapporre l’esperienza dell’uomo del vangelo con quella di tanti cristiani omosessuali, e tanto con la mia. Quanti momenti di rottura nelle nostre esistenze sono stati in realtà gli strumenti con i quali Dio ha voluto spezzare la nostra inerzia, invitandoci ad aprirci al mondo.

Ma ancora più importante è che il risanamento del sordomuto comincia dall’udito, segno che l’ascolto di Dio e degli altri è il primo passo. E Gesù che alza gli occhi al cilo in un sospiro che è insieme di sofferenza e partecipazione per la condizione di dolore vissuta in ogni luogo e tempo dall’umanità, è la certezza che ciascuno di noi deve avere. Spesso nemmeno noi sappiamo quello che vogliamo da Lui, ma lui conosce le nostre necessità perché ci ama più di noi stessi (Invocazione di Filarete di Mosca).

Infine quel grido che risuona come un comando ma che è in realtà il comandamento più importante che lascia al sordomuto e a tutti noi “Effatà”. La preghiera si conclude con un gesto insolito. Un’ampolla riempita d’acqua e posta ai piedi del tabernacolo ci ha fatto compagnia per tutta la celebrazione. Con quell’acqua, benedetta dalle nostre invocazioni, ci segniamo reciprocamente, in un gesto di comunione e fratellanza tra i più significativi che abbia mai vissuto.

L’emozione è forte, gli occhi mi si inumidiscono per la tenerezza e la gioia. Del resto come diceva papa Giovanni XXIII “quando un sorriso sgorga dalle lacrime il cielo si spalanca”.

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IL TESTO> EFFATA’/APRITI (Marco 7, 32-34), testo della preghiera per la città del gruppo Kairos curata da Matteo M., Iacopo, Gino, Francesco B., Federico e Innocenzo. Tenuta nella Parrocchia della Madonna della Tosse di Firenze l’11 marzo 2014 (file pdf)

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