Perché affannarsi tanto per continuare a colpire chi è omosessuale?

Riflessioni di Gino Scarpelli.

Mi chiamo Gino Scarpelli. Abito a Firenze e sono omosessuale. Ho letto il volantino della manifestazione “Manif pour Tous”, che si terrà domenica 19 gennaio 2014 a Firenze per contrastare l’approvazione della Legge Scalfarotto, la quale intende equiparare la discriminazione legata all’orientamento sessuale, alle altre forme (di etnia, religione, disabilità…); il suo obiettivo è quello di sensibilizzare i cittadini nei confronti di coloro che sono vittime di soprusi e offese (e non scherzi innocui), solo per il fatto di non essere eterosessuali.

Mi chiedo come mai i fautori della “Manif pour Tous” dichiarino di sostenere i principi democratici e la libertà di espressione, mentre vogliono impedire che due uomini, o due donne possano costituire una famiglia fondata sull’amore. Inoltre, perché la famiglia tradizionale dovrebbe essere minacciata dalle altre?
E ancora, io mi devo sentire un pericolo per la pace e la prosperità dei popoli, soltanto, perché sono attratto dal mio stesso sesso e desidero tanto fare una famiglia con un uomo che mi ami? Perché tutto questo spreco di energie nel colpire chi, evidentemente, non può essere chi non è?

Quanto all’adozione dei figli e agli altri sistemi artificiali per procreare, io ritengo che, se una coppia di lesbiche, o gay, sceglie di avere dei figli, non dovremmo negarne loro la possibilità.
Ovviamente, per compiere questo passo, i genitori devono essere consapevoli ed è necessario educare la società, nel senso che essa deve essere preparata a convivere con queste famiglie non tradizionali, così com’è successo in vari Stati del Nord Europa: cito, ad esempio, la Danimarca, dove, dal 1989, sono state messe in atto delle leggi che hanno regolato i diritti civili; questo graduale processo ha contribuito, solo recentemente, all’approvazione dell’adozione dei figli alle coppie omosessuali.

In qualità di cristiano, io non trovo nessun motivo di incoerenza, di “peccato contro natura”, nel vivere la propria omosessualità e nel voler far crescere una società in cui non sia più anomalo, o addirittura osceno, vedere due padri, o due madri, con i loro bambini, magari, a spasso, o anche, a casa propria, a condividere una serata piacevole con genitori eterosessuali e i rispettivi figli.

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