Sogni di liberazione (Mt 2,13-15.19-23)

Riflessioni bibliche di don Andrea Bigalli* tratte da Adista Notizie n.43 del 7 Dicembre 2013, p.15
.
I motivi per cui si ama la Scrittura sono molteplici. Chi la conosce ha ben donde per riflettere su tali motivazioni. Personalmente la amo – tra tanto altro – per come mi ha educato a grandi temi, enormi ideali, immagini e poetiche bellissime. Il tema del sogno è uno di questi.
Lo incontriamo in questa domenica con Giuseppe, grande sognatore, capace di aprirsi a sogni di liberazione e di tradurli nella realtà, renderli fattibili con l’impegno e la determinazione a prendersi cura, ad esercitare tenerezza.Modellato su quello del Giuseppe che conosciamo dal libro del Genesi, il suo atteggiamento incrocia la fantasia con la fedeltà, la prudenza con il coraggio, il senso della storia con la profezia.
Come il primo Giuseppe salva il suo popolo dalla carestia d’Egitto, così il secondo salva un bambino che diventerà popolo, e lo salva portandolo proprio in quell’Egitto divenuto poi terra di schiavitù, emblema di questa stessa cattività.

Docile ai suggerimenti dell’angelo, Giuseppe ci mette del suo quando decide di non fidarsi del potente di turno, Archelao, erede dell’infanticida Erode, e di non stabilirsi in Giudea.
Ancora su indicazione di un sogno – sono ben tre nell’arco della vicenda narrata; e l’Epifania ce ne mostrerà altri, altrettanto efficaci – si definiscono gli elementi iniziali della storia di Gesù, attraverso il luogo in cui crescerà e diventerà adulto, Nazareth, nella Galilea “delle genti”.

Le indicazioni di Dio tracciano una strada, non obbligano a percorrerla. Non si sopprime la libertà di nessuno dei personaggi biblici, ma si intuisce, si comprende, ci si interroga insieme, nella forza dello Spirito, Dio e coloro che egli ama. Così facendo il sogno diviene progetto e si concretizza.
Gesù crescerà quindi in una terra di confine, per scelta determinata dall’incrociarsi dell’amore dei suoi e di Dio suo Padre: già in questa collocazione c’è il senso forte di un destino, quello di percorrere strade di confine, territori di incontro e di comunicazione, ambiti in cui incrociare l’inconsueto, il deviato, il marginalizzato; ovunque deve giungere la tenerezza di Dio.
Terra forse di meticciamento e di confusione di linguaggi e di idee. Nell’immaginario comune questa era la Galilea, ambito di sincretismi e ribellioni disperate. Ma terra per questo vitale, che educa a liberarsi dai pregiudizi, un’origine che subisce disprezzo dando l’opportunità di non viverlo verso altri. Lo stesso Gesù, in relazione al suo essere nazareno, e quindi galileo, verrà guardato con sospetto: per esempio da Natanaele, poi suo discepolo, come narra il Vangelo di Giovanni.

La famiglia di Nazareth ha questo patrimonio di idee, sensibilità, storie. Soprattutto di sogni belli, di sogni che tracciano strade e liberano, tutelano i piccoli contro i forti ed i violenti, i miti dai prepotenti. Una famiglia ben lontana dai parametri con cui pensiamo e comprendiamo la famiglia qui da noi, in Occidente. Una famiglia abituata a subire ingiustizia, ma non certo rassegnata, nell’umiltà di una povertà vissuta ed accolta come opportunità di solidarietà, di essenzialità, di libertà.
Non a caso Gesù cresce e diviene adulto in una famiglia così; non a caso il Vangelo scaturirà anche da un contesto come questo.

Giusto vent’anni fa (nel 1994) le notizie dal Messico affermavano che nella Selva Lacandona cominciava il tentativo di tutela e di promozione delle popolazioni indigene del Chapas. L’Esercito zapatista di liberazione nazionale aveva uno dei suoi motti con un riferimento a questi sogni che amiamo: “Siamo un esercito di sognatori, per questo non possono sconfiggerci”.
È da tanto il progetto ideale della mia comunità cristiana. Nel sogno della vita buona per tutti, i Giuseppe nel frattempo sopraggiunti sullo scenario del mondo sanno l’impossibilità della sconfitta della loro dignità.

.
* don Andrea Bigalli ordinato presbitero nel 1990, dal 1999 è parroco a Sant’Andrea in Percussina (Firenze). Già vice direttore della Caritas, fa parte di Libera, del direttivo della rivista Testimonianze, del Comitato tecnico scientifico della Fondazione “Ernesto Balducci”