La lettera, il cardinale e l’amore secondo natura

Testimonianza di Matteo del gruppo Kairos

.
Se devo essere sincero la lettera dei tre sacerdoti e della suora che tanto sta facendo discutere la Chiesa fiorentina non mi aveva stupito. Diceva in fondo cose che tutti pensiamo, non faceva che citare la Bibbia, esponendo un punto di vista che chi, come me, frequenta Kairòs da tanti anni, trova ormai del tutto acquisito.
Quello che mi ha stupito è stato l’enorme spazio che la stampa vi ha dedicato. E, soprattutto, la penosa reazione della gerarchia. Il silenzio. Oppure, su Toscana Oggi, la ripetizione (riportata pari pari) dei tre articoli con cui il Catechismo della Chiesa Cattolica condanna gli atti omosessuali (ma anche la semplice inclinazione omosessuale, «oggettivamente disordinata»).

Come dire: la vostra fede, la vostra intelligenza, la vostra coscienza, la vostra esperienza di vita, la vostra «soggettività» possono farvi scrivere tutte le lettere che volete. Ma poi ciò che conta è «oggettivamente» la dottrina, il catechismo, la Verità, l’ordine antropologico, la Legge.
Conosco quei passi a memoria. Quando ero adolescente mi ci arrovellavo. Mi documentavo, cercavo una via d’uscita razionale. Adesso, più che irritante, lo trovo vano. Siamo su due universi logici non comunicanti. Non ho più niente da rispondere, perché loro ormai non hanno più niente da dirmi.
Se ancora oggi, dopo l’amore, mi capita di provare un qualche rammarico, è perché certe volte mi sembra di non aver amato abbastanza. Di aver fatto uscire quel ragazzo dal mio letto trattenendo per me, per qualche strano pudore, l’ultima carezza. L’avrà capito che per me non è stato uno dei tanti con cui…?

E se è difficile spiegare perfino a lui quello che provo, come posso farlo capire a quei tristi figuri che mi giudicano senza avermi voluto incontrare? Quale colpa, quale pentimento, se per me è questo, da sempre, il solo modo d’amare secondo natura? Non me l’hanno insegnato in famiglia, non la tv, non i preti, non la società, non la psicologa da cui i miei genitori m’hanno mandato. L’ho sentito succedere così, malgrado tutti, me compreso, mi dicessero che non era possibile… Era possibile, invece. Era necessario, anzi. Niente di più “naturale”, insomma. Non ho scelto niente, piuttosto sono stato scelto.

E dunque, signor Cardinale, dov’è il mio peccato, dov’è la sua natura? Perché ancora condanne di fronte a ciò che né io, né lei, né la scienza è in grado di spiegare? Non siamo forse entrambi di fronte a un Mistero insolubile, di cui forse un giorno, ma non adesso, avremo chiarimento dal Creatore?
Se fin dagli anni del liceo avessi ignorato il Catechismo, e avessi fatto l’amore tutte le volte che sentivo di amare, certamente sarei stato un cristiano molto più virtuoso. Perché virtù non è obbedire a un comando esterno (quella è schiavitù), ma piuttosto essere ciò che si è.

La legge naturale e l’ordine antropologico certo, monolitico, unum atque idem che ci spacciano come Verità non è che l’ultimo residuo di dogmatismo aristotelico. La Terra non più è immobile da quattro secoli. Ogni pianeta gira attorno al suo Sole. Eppure, malgrado la Chiesa temesse il contrario, Dio esiste lo stesso.

Advertisements