Don Santoro: “Non si possono escludere le coppie gay dai sacramenti”

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Articolo di Luigi Ceccherini tratto da La Nazione – Cronaca di Firenze, 10 marzo 2012

«E’ possibile che ci sia un rito per benedire l’auto nuova, e siamo al limite della superstizione, e non si possa benedire due esseri umani che mostrano, speranza in Dio, amore, condivisione, apertura a mostrare se stessi per quello che sono, al di là dei-sesso o dei genitali che si ritrovano, gay o lesbiche che siano»?

La frecciata di don Alessandro Santoro, cappellano delle Piagge (ndr di Firenze), è per tutti quei benpensanti che non vedono di buon occhio i suoi interventi (l’ultimo di ieri su Panorama) sul tema dell’omosessualità.

Non teme, gli chiediamo, che la Curia si stia stancando della strada che ha percorso?

«No, non sto facendo nulla di contrario a quello che sta scritto nel Vangelo o ai dogmi della Chiesa. Il mio è un dialogo aperto con tutti. Che diritto ho io di escludere alcuni dall’incontro con Dio?
La Chiesa non si può arroccare sempre dietro i canoni (le leggi interne). Le regole ci vogliono, ma non ci possono essere regole più forti dell’amore o della voglia di Dio.
Il mio vescovo sa benissimo cosa faccio. E io resto fedele al Vangelo, non butterò mai via la mia tonaca. E’ un grande privilegio lavorare al servizio di Dio, ma per piacere, in giro ci sono troppe ipocrisie e strumentalizzazioni. Se uno è un adultero e si confessa posso dargli l’Eucarestia.
Se, invece, vive fuori dal matrimonio con un’altra persona, allora, niente Eucarestia. Vogliamo nasconderci dietro un dito? E’ mai possibile che questo sia il discrimine per essere accolti nella casa di Dio?».

 

Da quanto dura il dialogo con gay e lesbiche?

«Da 16 anni la Comunità delle Piagge ha aperto un percorso con le persone che non hanno i sacramenti. Dentro questo ambito ci sono coppie che vogliono sposarsi, coppie divorziate, coppie dello stesso sesso, che mi chiedono una benedizione. Allora io dico: dove c’è l’amore, c’è comunque la benedizione di Dio. Così da 16 anni facciamo questi incontri spirituali dove ci possono essere due coppie gay o lesbiche e una decina di coppie di sesso diverso».

 

Che pensa dei gay pride?

«I gay pride rappresentano un momento di politicizzazione dell’essere considerati diversi e discriminati».

 

Ma viviamo in una società ipocrita…

«L’ipocrisia istituzionale deve pur fare i conti con la nostra società che è pluralista e oggi non abbiamo il diritto, nessuno lo ha, di includere o escludere qualcuno da Dio. Il Signore, come dice don Maggi (ex conduttore di Radio Vaticana), guarda i cuori non i genitali delle persone. E non sta a noi giudicare chi merita l’Eucarestia e chi no’.

 

Quindi Eucarestia anche per i gay?

«Non negherò benedizioni e sacramenti anche a gay e lesbiche che me lo chiedano. Secondo la legge della Chiesa non lo dovrei fare. Ma dove sta scritto che non lo posso fare. Melo spieghino».

 

Lei ha sposato però due persone nate uomo…

«Ma per favore non diciamo idiozie. La Sandra Alvino era già sposa- in civilmente. Era nata con i genitali, per un errore della natura. La Chiesa non riconosce i cambiamenti dì sesso avvenuti dopo il battesimo, per questo mi ha condannato per simulazione di sacramento.
Ma io l’ho considerata donna, perché era donna nel suo Dna generale. Ha sofferto per questo. Che peccato ha mai fatto? Per questo ho fatto l’istruttoria matrimoniale e ho inserito la loro unione nel registro matrimoniale della Comunità».