Cristiani alla luce del sole. Il cammino dei cristiani omosessuali in Italia e a Firenze

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Brano tratto dall’articolo-inchiesta di Marco Zerbino pubblicato su Adista Notizie n. 93 del 17 Dicembre 2011, pp.7-10

 

Una realtà in piena crescita. Dinamica, variegata, non priva di differenziazioni interne. È questo il quadro che emerge dall’inchiesta che Adista ha voluto dedicare ai gruppi di omosessuali credenti presenti nelle varie realtà locali del nostro Paese.

Un tentativo di fare il punto della situazione, ma anche di dar conto, sia pure in maniera necessariamente incompleta e parziale, della specificità di un’esperienza: quella di uomini e donne che hanno deciso innanzitutto di incontrarsi per condividere una storia e un vissuto simili, spesso non facili, e che intendono riflettere apertamente sul rapporto che intercorre fra orientamento omosessuale e fede cristiana.

Realtà associative che sollevano, pubblicamente e a beneficio della più vasta comunità dei credenti, il problema di quanto sia difficile ancora oggi per tante persone conciliare al proprio interno l’essere omosessuali e il sentirsi parte di una comunità in cammino, che molti (non tutti) identificano con la Chiesa cattolica. […]

 

Pregare insieme contro la discriminazione

Ancora nel 2007, primo anno in cui vennero organizzate in occasione delle giornata internazionale contro l’omofobia le veglie di preghiera per ricordare le vittime di questa forma di discriminazione, la maggior parte degli incontri si tenne all’interno di chiese riformate.

Quattro anni dopo, nel maggio del 2011, la situazione era decisamente mutata. A Firenze, Cremona, Milano, Bologna, Genova, Padova e Catania sono state le comunità parrocchiali ad ospitare le veglie, con l’eccezione di Palermo, dove l’arcivescovo Paolo Romeo è intervenuto d’autorità per impedire al parroco di Santa Lucia, Luigi Consonni, di far svolgere nella sua chiesa l’incontro di preghiera (v. Adista n. 39 e 44/11).

L’anno di svolta, tuttavia, è senz’altro il 2010. Fu allora che, a poco più di un mese di distanza dallo svolgimento del Primo Forum Italiano dei Cristiani Omosessuali (tenutosi anch’esso presso una struttura religiosa cattolica, la casa dei padri somaschi di Albano Laziale), per la prima volta il numero di veglie ospitate all’interno di una parrocchia risultò essere cospicuo: oltre ai casi di Milano, Padova, Torino e Catania, ebbe quell’anno particolare risonanza quello di Cremona, dove fu il vescovo in persona, mons. Dante Lafranconi, a presiedere l’evento organizzato dalla curia in collaborazione con il gruppo di omosessuali credenti Alle Querce di Mamre (v. Adista n. 44/10).

Un cambio di passo netto, dunque, dovuto anche all’infaticabile lavoro di sensibilizzazione e di informazione svolto nei mesi precedenti dai gruppi, alcuni dei quali avevano tentato, tramite lettere aperte a parroci e diocesi delle rispettive realtà locali, di aprire un confronto a partire dalla richiesta di ospitare le veglie.

Così si era mosso, ad esempio, il gruppo Kairòs a Firenze, o il gruppo Ali d’Aquila a Palermo (v. Adista n. 37/10), mentre un’analoga iniziativa lanciata dal gruppo Nuova Proposta di Roma si era dovuta scontrare con la netta opposizione del vicario del papa, card. Agostino Vallini, che aveva chiesto espressamente ai parroci della capitale di evitare di affiggere la lettera inviata dal gruppo nelle bacheche parrocchiali e di non ospitare le veglie all’interno delle loro chiese (v. Adista n. 44/10).

 

A viso aperto

La breve storia delle veglie antiomofobia, pur nelle sue contraddizioni, rende chiaro un fatto: i rapporti dei gruppi con le comunità di credenti locali e con le parrocchie si sono nel tempo intensificati ed ampliati, all’interno di un percorso di conoscenza reciproca volto a superare resistenze e pregiudizi.

«In effetti», ci spiega Innocenzo Pontillo, uno dei volontari del portale gionata.org «è proprio questa la novità degli ultimi anni: molti gruppi di credenti omosessuali hanno trovato accoglienza nelle parrocchie, e questo non solo in occasione delle veglie, ma anche per tenere i propri incontri e per organizzarne altri insieme alla più vasta comunità parrocchiale».

Qualcosa di simile è successo ad esempio a Genova, dove il gruppo Bethel, formatosi subito dopo il Genova Pride del 2009 su iniziativa del salesiano don Piero Borelli, per circa due anni si è riunito presso la parrocchia di San Giovanni Bosco e San Gaetano.

«Ora che don Piero se ne è andato perché è scaduto il suo mandato», ci spiega Laura Ridolfi, una delle animatrici del gruppo, «abbiamo preferito continuare a vederci insieme a lui, una volta al mese circa, presso la comunità di don Andrea Gallo».

Una punta avanzata nell’accoglienza parrocchiale verso i credenti omosessuali è senz’altro Catania, dove da più di vent’anni il gruppo locale, I Fratelli dell’Elpìs, si è inserito nelle attività della parrocchia del SS. Crocifisso della Buona Morte.

«Inserito, non ospitato», ci tiene a precisare il parroco, don Giuseppe Gliozzo. «I membri del gruppo sono conosciuti da tutti in parrocchia e prendono parte a pieno titolo, come chiunque altro, alle attività della comunità.
E questo perché noi intendiamo camminare attorno alla parola di Dio con tutte le persone che vogliono venire, senza distinzioni».

Un rapporto decisamente positivo con la comunità parrocchiale di riferimento caratterizza anche il gruppo Emmanuele di Padova che, oltretutto, è anche rappresentato ufficialmente da un suo membro nel consiglio pastorale della chiesa della Madonna della Salute.

Più recente è invece la relazione instauratasi fra la parrocchia della Madonna della Tosse di Firenze e il gruppo Kairòs.

In questo caso è stato lo stesso parroco, don Giacomo Stinghi, a cercare un contatto con il gruppo. «Devo dire che, facendolo, ho reso un gran servizio innanzitutto a me stesso.

L’incontro con queste persone», racconta don Giacomo, «mi ha colpito per la serietà e la maturità della loro fede, e in tal modo ho potuto decostruire stereotipi e idee preconcette di cui, purtroppo, risentiamo un po’ tutti.

Ricordo ancora quando, una sera, mi hanno invitato a fare una lectio divina: mi sono trovato di fronte a gente seria, studiosa, capace di pregare e meditare la parola di Dio molto meglio del parrocchiano medio».

Da quel momento, don Giacomo ha deciso di aprire le porte della sua chiesa al gruppo, non solo per le veglie contro l’omofobia (l’ultima si è tenuta appunto in chiesa e ha visto una grande partecipazione da parte di tutta la comunità parrocchiale), ma anche per altri incontri organizzati in comune dal gruppo e dalla parrocchia.

«Tramite queste occasioni di conoscenza reciproca io voglio soprattutto che siano i fedeli eterosessuali a maturare. È solo tramite il contatto e la conoscenza diretti che si possono superare i pregiudizi».

Ma l’accoglienza e il rapporto con le parrocchie non si limita ai casi citati. Altri se ne potrebbero menzionare: vengono regolarmente accolti in una parrocchia, ad esempio, anche il gruppo milanese La Fonte, quello bolognese In Cammino e il gruppo La Creta di Bergamo, mentre a Palermo il gruppo Ali d’Aquila di riunisce presso la comunità di San Francesco Saverio all’Albergheria.  […]

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