Cercare se stessi e trovare Dio. Noi omosessuali, da vittime a testimoni dello spirito

Brano tratto da John McNeill, “Cercare se stessi… per trovare Dio. Omosessualità, Chiesa, fede, Vangelo, Spirito”, a cura di Valerio Gigante, Edizioni Piagge, 2011,  pp.22-23

Gesù ci ha dato un meraviglioso esempio di come affrontare il problema del capro espiatorio nella storia dell’indemoniato di Gerasa, raccontato da Marco, nel cap.5 del suo Vangelo. La comunità di Gerasa aveva individuato un solo individuo turbato e lo aveva reso il suo capro espiatorio, gettandolo fuori città.
L’indemoniato aveva accettato il loro giudizio, interiorizzando l’odio verso di sé, strappandosi le vesti, rompendo le catene che lo legavano, urlando e percuotendosi con le pietre. Non appena fu alla presenza di Gesù, si rese conto dell’amore di Dio e di non essere malvagio, ma degno di amore e della sua compassione.
Gesù, attraverso il suo amore, scacciò la legione dei demoni dell’odio verso se stessi e dell’autodistruzione.

I demoni entrarono in un branco di maiali e la loro malvagità distruttiva si manifestò immediatamente col fatto che i maiali si gettarono in mare da una scogliera.

La gente del villaggio uscì e trovò colui che prima era un indemoniato seduto pacificamente, completamente vestito e sano di mente. La gente del villaggio si spaventò, perché avevano perso il capro espiatorio e pregò Gesù di andarsene.

L’ex indemoniato chiese così a Gesù di portarlo con lui, ma Gesù rifiutò e gli dice: «Nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato. Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati».

Mi colpisce il parallelo tra questo episodio e la condizione di noi gay e lesbiche cattolici. Anche noi siamo il capro espiatorio per la nostra Chiesa.

Molti di noi in passato hanno interiorizzato l’omofobia della Chiesa, con conseguente odio verso di sé e pulsioni di autodistruttività.

Ma lo Spirito di Gesù ad un certo punto ha toccato i nostri cuori e ci ha liberati da ogni odio e rifiuto verso noi stessi, dandoci la chiara e innegabile esperienza che Dio ci ama nella nostra omosessualità.

Il nostro ministero, quindi, come accade all’indemoniato del Vangelo di Marco, è quello di testimoniare al nostro popolo tutte le grandi cose che Dio nella sua misericordia ha fatto per noi.

Il nostro primo compito, quindi, è quello di invocare lo Spirito Santo in modo che ci conceda una tale sconvolgente esperienza dell’amore di Dio da guarire l’uomo da ogni odio e rifiuto di sé e ci renda immuni dalla persecuzione della Chiesa istituzionale.

Noi cattolici gay e lesbiche non dobbiamo permettere che i nostri nemici fuori di noi definiscano chi siamo. Dobbiamo lasciare che sia lo Spirito di Dio, lo Spirito di amore che dimora nei nostri cuori, a dirci chi siamo.

E poi dare testimonianza di tutte le grandi cose che il Signore ha fatto per noi.