Anime gay. Vi racconto il mio tortuoso cammino per accettarmi

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Cari amici del gruppo Kairos, che bel nome che avete scelto! Il “tempo opportuno”, quel tempo dello spirito nel quale giungiamo alla piena comprensione ed accettazione di noi stessi; sono felice di essermi imbattuto, spinto dal bisogno di trovare qualcuno con cui poter parlare, nel vostro sito.
Mi chiamo Nicola, ho 19 anni, sono cattolico ed omosessuale al contempo. Detto così, pare una cosa da poco, eppure ho dovuto soffrire davvero molto per arrivare ad affermare la mia omosessualità con tanta disinvoltura.

Per me il cammino che mi ha condotto a questo punto di serenità e di accettazione è stato particolarmente arduo e complicato, a causa di una visione estremamente oscurantista della fede che avevo assunto per combattere proprio la mia sessualità: avrei dato tutto pur di non essere gay, pur di poter rimandare il giorno in cui avrei dovuto fare i conti con me stesso, il giorno in cui la mia anima avrebbe preteso verità: adoravo la Verità in Cristo, ma la negavo quando si trattava di me.

Specie nell’ultimo anno, ho attraversato una notte nerissima e terribile, nella quale purtroppo la mia disperazione è diventata radicale, la solitudine assoluta e il deserto prospettatomi dall’alternativa inconciliabile tra fede e omosessualità mi ha quasi lasciato morire di sete.

Non ho perso la speranza, ho continuato a guardare il crocifisso finché non mi ha detto qualcosa di nuovo, di diverso: prima credevo mi dicesse “devi soffrire come me, per avere il mio amore”, poi ho capito che mi diceva: “io ho sofferto per te, perché tu avessi il mio amore”.

Credevo mi chiedesse: “versa il tuo sangue nei tormenti, per amor mio”, mentre mi diceva: “riponi in me la tua gioia, ed amati così come io ti ho creato!”.

Ancoravo la fede alla mia sofferenza, perché avevo paura di smettere di soffrire; soffocavo la mia identità, perché ne temevo la portata “sovversiva”: credevo che il giorno che avessi amato un ragazzo, tutto sarebbe crollato, che questo amore mi avrebbe portato via quello di Dio: niente di più falso.
Ma quelle lacrime preparavano il giorno in cui avrei raccolto tutti i doni che Dio mi stava elargendo: per ogni sospiro di dolore, si preparava il giorno in cui sarebbe apparsa la via che Dio apre nel deserto delle nostre infermità e delle nostre debolezze.

Certe sere stringevo la croce fino a farmi male e la cospargevo delle mie lacrime, chiedevo tutta la notte di svegliarmi “normale”, la repressione di ogni pensiero od atto legato all’attrazione per altri uomini era gunta ad un livello spaventoso, ma Dio aveva nei suoi piani di salvarmi da questo stato.

Andai da una psicologa cattolica determinato a guarire, e invece mi aiutò ad accettarmi; allora parlai con un sacerdote pensando che mi condannasse, e invece mi rimproverò perché non mi amavo per quello che ero.

Un giorno, il cammino lungamente fermentato nella mia anima giunse a vedere quella strada di cui parlavo: scoprì tutta la bellezza di essere omosessuale e cattolico insieme: una sensibilità per le sofferenze altrui, una miniera d’oro di insegnamenti acquisiti sulla via del dolore, una forza nuova che spinge a credere e a sperare.

Desidero con tutto il cuore mettere ogni mia modesta acquisizione al servizo degli altri credenti omosessuali, perché la voce dell’amore sovrasti quella dell’incomprensione. Vorrei trovare in voi un gruppo con cui confrontarmi, crescere e fare nuove conoscenze nella fede e nell’amore.

“Misericordia voglio e non sacrificio”.