La storia della parrocchia fiorentina di don Stinghi che apre le porte ai gay per pregare

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Articolo di Maria Vittoria Giannotti, L’Unità – ed. Firenze, 3 luglio 2011, pp.26-27

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Un gruppo di fedeli che pregano, di sera, in una parrocchia. Le voci che si uniscono, in coro, e poi, a un tratto, si interrompono, lasciando spazio al silenzio che regna nella chiesa. 
Non ci sarebbe niente di strano se, in mezzo a quel gruppo di persone, riunite per compiere uno dei gesti più antichi del mondo, non ci fossero degli omosessuali dichiarati.

È accaduto a Firenze, nella parrocchia della Madonna della Tosse, guidata da Don Giacomo Stinghi, un sacerdote amatissimo dalla sua gente.

Un uomo di Chiesa coraggioso che ha attraversato un bel pezzo di storia fiorentina e che sulle spalle porta il peso di molte primavere. Peso che lui non sembra avvertire più di tanto, preso com’è da mille impegni.

Il 12 maggio scorso la sua parrocchia ha aperto le porte a una veglia di preghiera per ricordare le vittime dell’omofobia. L’iniziativa è stata promossa da alcuni cristiani omosessuali, che fanno parte del gruppo Kairòs.

Kairòs, in greco, è l’occasione propizia. Questi credenti che una parte della Chiesa si ostina a respingere hanno scelto questo nome riferendosi alla possibilità di incontrare un Dio capace di accogliere tutti.

Nell’associazione gravita una quarantina di persone, il più giovane ha 23 anni, il più “grande” ne ha sessanta.
La maggior parte di loro sono cattolici, ma c’è anche una ragazza quacchera e una valdese.

Le veglie per le vittime l’omofobia sono una loro iniziativa. Tutto nacque quando Matteo un ragazzo di sedici anni di Torino si uccise – prima ferendosi con una coltellata, poi lanciandosi dalla finestra di casa – perché esasperato dai continui sberleffi dei compagni di classe, che lo accusavano di essere gay.

Quella tragedia spinse chi aveva attraversato lo stesso disagio a mobilitarsi per far sì che storie come questa non si ripetessero più.
E dal momento che per chi crede, invocare l’aiuto del proprio Dio, è naturale, si decise di ritrovarsi per una veglia di preghiera. La prima fu organizzata a Firenze, cinque anni fa. Allora, quelli del gruppo Kairòs erano soli.

Ma strada facendo hanno trovato coraggiosi compagni di viaggio. I primi ad accoglierli sono state alcune chiese protestanti. Ora, finalmente, le cose sembrano molto cambiate.
Quest’anno, alcuni sacerdoti si sono fatti avanti, aprendo le porte delle loro chiese. E’ accaduto a Catania, a Parma, a Milano.

E a Palermo, dopo lo stop intimato all’ultimo momento dal vescovo, i fedeli hanno deciso di ritrovarsi a pregare fuori dalla parrocchia. Ma l’esempio virtuoso di Firenze è stato seguito anche in alcune località della Spagna, in un paesino dell’Est Europa e in Sud America.

Il percorso che ha portato i ragazzi di Kairòs dentro la parrocchia della Madonna della Tosse è stato lungo e graduale. La veglia, insomma, è stato un ulteriore passo di un cammino iniziato due anni prima.

Quando il gruppo giovani della parrocchia di Don Stinghi – composto da liceali e universitari – è entrato in contatto con l’associazione.
Tutto è cominciato con le iniziative promosse sul fronte del dialogo interreligioso e le veglie ecumeniche del venerdì santo.

Incontri in cui è stato svolto un lavoro di condivisione e di meditazione e i parrocchiani hanno avuto modo di saggiare dal vivo la serietà dell’ esperienza religiosa di questo gruppo. Una profondità che è emersa anche nel corso di alcune riunioni di preparazione alla Pasqua e al Natale.

«Credo che siamo stati una piacevole scoperta per molte persone – racconta Innocenzo Pontillo, di Kairòs – in tanti ci hanno confessato che la loro idea di omosessuali corrispondeva alle sfilate del Gay Pride.
Poi hanno avuto modo di capire che non era così. Del resto, è vero che si teme ciò che non si conosce».

Quello che il gruppo Kairòs sta sperimentando in prima persona è una progressiva apertura. «Ci sono alcune parrocchie, qui a Firenze, che ci hanno aperto le loro porte, magari senza fare clamore» spiega Innocenzo.

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