L’esperienza di Kairòs, la chiesa fiorentina e l’accoglienza degli omosessuali

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Articolo di Delia Vaccarello tratto da l’Unità dell’11 aprile 2011, p.35
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Una religione dell’amore o delle regole? Del premio o del dono? Venerdì scorso a Firenze il gruppo di cristiani omosessuali Kairòs, in occasione dei primi dieci anni di attività, ha organizzato un incontro con padre Alberto Maggi, biblista e teologo.
«Sotto le volte dell’antica e suggestiva ex chiesa delle Leopoldine di Firenze, eravamo tanti, amici di Kairòs, cattolici omosessuali, fedeli provenienti dalle parrocchie cittadine e da alcune chiese evangeliche… tutti diversi, per età (molti giovani) e storie di fede», racconta Innocenzo Pontillo di Kairòs .

Poco prima dell’incontro è (stato) possibile raggiungere per telefono Padre Maggi. Gli chiedo se davvero l’Antico testamento contenga riferimenti di condanna all’omosessualità. «Non possiamo utilizzare la Bibbia pro o contro una tesi. L’omosessualità non era nel novero delle conoscenze dell’epoca», precisa, poi si riferisce all’oggi: «Occorre tener presente che la Chiesa ha la capacità di dare nuove risposte ai nuovi bisogni».

L’incontro di Firenze è un segno della Chiesa dell’accoglienza. «Noi di Kairòs siamo ospitati in varie parrocchie della città, sentiamo molto vicine le comunità battista e valdese», aggiunge Pontillo.

Kairòs nasce perché tre ragazzi colpiti dal suicidio di Alfredo Ormando dinanzi San Pietro si chiedono «come fare per creare spazi di accoglienza per i cristiani omosessuali dentro la Chiesa».

Ancora, nel 2007, sconvolti dal suicidio del giovane Matteo a Torino, lanciano l’idea di una veglia in memoria di tutte le vittime dell’omofobia. È la prima di tante altre.
La veglia è una opportunità, Kairòs è parola greca che vuol dire «il momento in cui la storia di ciascun individuo può intraprendere una nuova via rompendo i legami con il passato».

Padre Maggi al telefono mi sottolinea la differenza tra «l’antica religione basata sulle leggi e la nuova che si fonda sull’accoglienza e sull’amore. Dio guarda ai bisogni e non ai meriti, non si concede come un premio, ma come un dono.
Se si comprende questo, la vita cambia totalmente. È fondamentale vivere il messaggio di liberazione di Gesù che ci invita a mettere davanti a tutto il bene dell’altro e non la regola, l’obbligo, il precetto».

Gli emarginati di cui si parla nei Vangeli, il lebbroso, il pubblicano? «Gesù li cerca», aggiunge padre Maggi.

Gli emarginati di oggi sono anche gli omosessuali? «Le persone non vanno etichettate, sono persone. Gesù le cerca per dare loro la felicità che si ottiene dandosi agli altri».

Tanti i momenti intensi nel corso della serata. Il discorso del biblista ha mostrato come Gesù abbia infranto la legge ebraica quando allontanava dagli altri, che fossero il lebbroso o il pubblicano, considerati impuri. La infrange per far sentire la vicinanza di Dio.

Pontillo riferisce alcune testimonianze: «Matteo ha raccontato che alcuni anni addietro, mentre faceva catechismo, un’altra catechista aveva spiegato ai bambini che l’Aids era la giusta punizione creata da Dio per prostitute e omosessuali. Matteo era rimasto in silenzio, sentendosi come il lebbroso, condannato solo per ciò che era».

Kairòs conta 40 tra uomini e donne, che vengono chiamati dalle comunità cristiane, dalle scuole e dalle parrocchie a portare la loro testimonianza. In tanti «dopo gli incontri ci dicono – conclude Pontillo – : confrontandosi con voi si possono abbattere tanti inutili pregiudizi».

Testimonianze anche con i video: su Youtube Dario, Caterina, Bernardo, Natascia, Andrea, Alessandra, cristiani omosessuali raccontano perché andranno all’Europride di giugno a Roma (info su http://www.gionata.org ).

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