Suor Gramick: ‘l’uguaglianza è un valore cattolico’. L’esperienza delle parrocchie cattoliche per l’accoglienza dei cristiani omosessuali

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Articolo di David Taffet tratto dal DallasVoice.com (Stati Uniti) del 12 Agosto 2010, liberamente tradotto da Claudio Abate per gionata.org
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Nel 1971, durante il suo dottorato in didattica della matematica, sorella Jeannine Gramick divenne amica di un uomo gay. Quando le chiese: “Sorella, cosa sta facendo la Chiesa cattolica per i gay e le lesbiche?”. Si rese conto che la risposta era: “Molto poco”.

Quello è stato il momento in cui suor Gramick ha cominciato a lavorare sulle problematiche delle persone lesbiche, gay, bisex e trans (LGBT) nella Chiesa cattolica; da allora ha dedicato tutta la sua carriera all’aiuto di gay e lesbiche.

Nel 1977 Gramick ha fondato insieme ad altri New Ways Ministry un centro di giustizia sociale cattolico che si occupa della riconciliazione tra gay e lesbiche e Chiesa.

Ha anche fondato diversi Dignity groups (gruppi di sostegno) e ha fatto parte del consiglio direttivo del Lamba Legal Defense and Educational Fund (la più grande organizzazione legale per la difesa dei diritti civili delle persone LGBT e con HIV).

“Faccio questo perché credo sia ciò che Dio mi sta chiamando a fare” dice Gramick che questa settimana era a Dallas per la Leadership Conference of Women Religious con Francis DeBernardo, direttore esecutivo di New Ways Ministry.

DeBernardo racconta di essere diventato maggiorenne dopo il Concilio Vaticano II nella tradizione della giustizia sociale della Chiesa e ci dice che ciò che più conta non è l’orientamento sessuale di qualcuno, ma che le persone non sono trattate in maniera uguale.

New Ways aiuta le parrocchie che vogliono diventare più gay friendly e le assiste nello sviluppare strategie dirette a ciò.

Suor Gramick dice che da quando ha cominciato il suo lavoro un buon numero di vescovi statunitensi la sostiene, ma che da quando ha preso i voti un numero crescente di esponenti del clero conservatore sono stati nominati alle cariche più importanti.

Nel 1999 il Vaticano le ha proibito di fare un lavoro pastorale con gay e lesbiche e l’anno successivo le fu ordinato di smettere di parlare di omosessualità e vi furono delle indagini di Roma sul suo lavoro. Si rifiutò di essere imbavagliata e continuò a lavorare incessantemente.

Il capo del suo ordine era preoccupata che Gramick potesse rischiare la scomunica, così suggerì di fare un viaggio per visitare la tomba del fondatore del loro ordine a Monaco in Germania e pregare per un intervento divino.
Andarono da Baltimore a Roma dove avevano una coincidenza per Monaco. Sull’aereo da Roma si era seduta accanto ad un uomo che le pareva poter esser un prete.

Questo è il luogo in cui si è verificato l’intervento divino. Lei lo interruppe per presentarsi. “Sono una suora” disse e chiese se lui era nella chiesa.

L’uomo si presentò come il cardinal Ratzinger. Quando lei gli disse il suo nome, lui scherzò sul fatto che la conosceva da 20 anni, intendendo che avevano un fascicolo molto ricco su di lei e che la stavano controllando da un ventennio.

Prima che atterrassero, il capo del suo ordine parlò al cardinale della sua preoccupazione per un’eventuale scomunica nei confronti di sorella Jeannine.
Gramick racconta che il futuro Papa Benedetto le rispose: “Oh, no, no, no. Non è quel livello di dottrina”.

Gramick afferma che il lavoro del New Ways Ministry non è considerato una questione da scomunica.
La suora ha anche osservato che, nonostante la posizione del Vaticano sulla tematica LGBT, nessuno è stato scomunicato per aver lavorato su questioni di giustizia sociale di gay e lesbiche.

Sebbene Gramick si discosti dalla posizione del Papa su un numero consistente di tematiche e creda che il Vaticano ancora non comprenda l’impatto che i preti pedofili hanno avuto su molte vite, è delicata nel descriverlo: lo ricorda come un uomo amichevole, spirituale e pio.

“Stava pregando quando l’ho interrotto” dice Gramrick. “Ha un buon senso dell’umorismo”. Racconta anche che incontrarlo le ha permesso di dare un volto umano all’istituzione.

DeBernardo ha spiegato il lavoro di New Ways Ministry. Aiutare le parrocchie ad essere di supporto per gay e lesbiche cattolici è il maggiore obiettivo dell’organizzazione e ha indicato una serie di modi in cui le parrocchie possono diventare più accoglienti.

“L’oppressione genera reazioni che vanno dal silenzio alla violenza” dice DeBernardo. “Rompere il silenzio è il solo modo giusto”.
Suggerisce di organizzare gruppi di sostegno nelle chiese. Alcune hanno integrato gay e lesbiche nei loro programmi di insegnamento.

“Se si sta affrontando una discussione sulla sessualità, si deve menzionare l’omosessualità” dice. “Non si può più ignorare. È una parte importante dell’attuale discussione sulla sessualità”.

Riconoscere i doni che gay e lesbiche portano è un altro passo importante. Una parrocchia, a suo dire, riconosce una mamma lesbica o la mamma di una lesbica ogni festa della mamma.

Aggiunge che il suo approccio non è “per tutte le taglie”. Ciò che funziona in un’area del Paese non va altrove. Ciò che funziona in una chiesa non vale per una parrocchia vicina.

Nel Maryland New Ways sta sperimentando un nuovo programma rivolto sia al legislatore che agli elettori cattolici.

DeBernardo dice che c’è un forte sostegno alle tematiche gay e lesbo è forte tra gli elettori e i manager di medio livello nella chiesa. ‘I vescovi’ aggiunge ‘però hanno i media’

Il progetto, che sarà esportato in altri Stati che stanno discutendo della legislazione sul matrimonio dello stesso sesso o altri leggi sull’uguaglianza, aiuta i legislatori a capire che votando a favore della giustizia sociale non perderanno i voti cattolici.

Gramick dice che esiste una discrepanza tra la gerarchia ecclesiastica e i cattolici tra i banchi.

Mercoledì 11 agosto, è intervenuta al Resource Center di Dallas per parlare a dei cattolici della zona del Metroplex interessati al suo lavoro.
Un’insegnante lì presente ha detto di temere di perdere il lavoro nel caso decidesse di aiutare studenti gay che le dichiaravano la loro omosessualità.

Suor Gramick ha suggerito all’insegnante di aiutare i suoi studenti insegnando loro la teologia cattolica nella sua completezza.

Suor Gramick afferma che, mentre la gerarchia insegna una cosa, una larga maggioranza di scrittori e teologi cattolici ne insegna un’altra. La madre di un ragazzo gay voleva sapere come aiutare altri genitori della sua e di altre parrocchie della diocesi.

DeBernardo suggeriva di procedere a “piccoli passi”. Ricorda che la chiesa pone una forte enfasi sulla famiglia.
“I cattolici tengono molto al senso di unione della famiglia e in una grande famiglia ci sono di certo dei gay e delle lesbiche” aggiunge.

“I vertici della chiesa pensano molto al sesso”. “Le persone tra i banchi, anche se considerano il sesso importante, non lo immagino come il modo primario per interpretare il mondo. La gente sa che il sesso è solo una parte della loro vita”.

Suor Gramick stima che la metà dei preti è gay. Fa inoltre presente che le persone che frequentano la chiesa distinguono lo scandalo dei preti pedofili dall’omosessualità.

Quando esplose lo scandalo ci fu una gran confusione tra abusi sessuali e preti gay. Le persone venivano in chiesa perché volevano bene al prete e non erano interessate al suo orientamento sessuale.

Gramick e DeBernardo concordano sul fatto che le congregazioni stanno dimostrando indipendenza sul tema.

Una chiesa del Greenwich Village ha partecipato alla sfilata del Gay Pride di New York per anni.
Quest’anno il nuovo arcivescovo di New York ha detto loro che non potevano portare lo striscione della chiesa alla sfilata.
Per contro, hanno indossato magliette con il logo della chiesa e portato uno striscione nero.

“Sono andati in onda sulla CNN. È stata una grande pubblicità per la chiesa che si stava mostrando gay friendly”, racconta Gramick, “non tanto per l’arcivescovo”.

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