Un Dio che sorprende. ‘Si stupirono delle cose che i pastori dicevano» (Lc 2,18)

Arcabas nativité

Riflessioni di Alberto Maggi tratte da “Le cipolle di Marta. Profili evangelici’, editrice Cittadella, 2002, pp.25-26.

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I pochi cenni su Maria contenuti nei vangeli offrono il ritratto di una donna ben diversa dalla madonna onnisciente che sa già quel che deve dire e fare in quanto tutto è scritto nel copione preparato per lei dal padreterno.

In realtà nei vangeli viene più volte ripetuto che Maria non capì quel che le stava accadendo, disorientata dallo sconquasso che aveva provocato alla sua vita e alla sua fede il figlio Gesù.

Maria aveva accolto il messaggio di Dio recatogli dall’angelo a Nazaret e si era fidata («Avvenga per me secondo la tua parola», Lc 1,38).
Ma non immaginava quanto le sarebbe costato e che cosa avrebbe comportato credere in quella parola.

La prima sorpresa gliela portano i pastori di Betlemme quando nasce Gesù. I pastori erano ritenuti i rifiuti della società e considerati i peccatori per eccellenza, perché a forza di stare con le bestie si erano pure essi imbestialiti.

Esclusi dal regno di Dio, si credeva, e si sperava, che sarebbero stati eliminati all’arrivo del Messia, venuto per distruggere i peccatori.

Questa gentaglia riferisce a Maria e a Giuseppe «la parola che era stata detta riguardo al bambino» (Lc 2,17), quando «un angelo del Signore» (Lc 2,9) annunciò a loro, per primi, la nascita di Gesù.

Anziché dire che era giunto il Messia castigamatti, quello con la scure in mano per abbattere e bruciare gli alberi che non portano frutto, l’angelo rassicurò i pastori («non temete»), annunziando loro: «E nato per voi il Salvatore» (Lc 2,10-11).

Proprio per loro, i peccatori che aspettavano il castigo di Dio, è riservata una «grande gioia» (Le 2,10), perché il Signore è venuto a salvarli.
La reazione a queste parole è di grande sconcerto: «Tutti quelli che udirono si stupirono delle cose che i pastori dicevano» (Lc 2,18). C’è qualcosa che non quadra.

Da sempre la religione aveva insegnato che Dio premiava i buoni e castigava i cattivi, sui quali «farà piovere brace, fuoco e zolfo, vento bruciante» (Sal 11,6).

Che cos’è questa novità, che il Figlio di Dio venga annunciato come «il Salvatore» (Lc 2,11) proprio di questi peccatori?

A Maria l’angelo aveva assicurato che Dio avrebbe dato a Gesù «il trono di Davide suo padre» (Lc 1,32), il che significava che non solo avrebbe regnato, ma si sarebbe comportato come Davide, il re inviato da Dio per «giudicare i popoli, ammucchiare cadaveri e sfracellare la testa dei nemici» (Sal 110,6).

Come mai i pastori assicurano invece che «la gloria del Signore li avvolse di luce» (Le 2,9)?
Tutti, Maria compresa, sono stupiti da questa novità, che però lei non respinge: «Maria da parte sua, custodiva tutte queste parole conservandole nel suo cuore» (Lc 2,19).

Ma le sorprese non sono terminate.