Nostro figlio è gay. Due genitori cristiani raccontano

Testimonianza di Fred e Carole Weber tratta dalla Newsletter di Fortunate Families* del febbraio 2006, tratta da gionata.org e tradotta da Lara

Ci siamo accorti che il nostro figlio più giovane lottava con il suo orientamento sessuale quando aveva 16 anni. (Lui ne era consapevole già da molto tempo).  Quando scoprimmo che alcuni suoi scritti esprimevano la sensazione di poter essere gay, rimanemmo scioccati. Ci siamo confrontati con lui e, sebbene le nostre emozioni passavano da sgomento, incredulità, dispiacere, colpa e così via, il nostro forte legame familiare ci permise di continuare a dialogare.

Quando cercammo aiuto, abbiamo ricevuto risposte di questo tipo: un prete ci disse di pregare e il nostro medico che magari gli sarebbe passata. L’assistente della help-line telefonica ci offrì aiuto e consigli per imparare a conoscere, capire ed accettare l’omosessualità; una questione riguardava la differenza tra l’orientamento e l’attività sessuale,  “l’orientamento sessuale non è una scelta”.

Dopo innumerevoli conversazioni con Michael, durante una delle sue visite a casa nel secondo anno di college, egli disse di aver risolto il suo conflitto interiore, di aver capito di essere omosessuale e di poter accettare questo dato di fatto.

Ci disse che avrebbe voluto cambiare per noi, se solo avesse potuto, ma che la cosa non era possibile. Noi gli abbiamo detto che è sempre nostro figlio; che lo amiamo e lo accettiamo.

Questa accettazione personale non significa che non abbiamo avuto difficoltà con i nostri sentimenti. Non eravamo ancora “allo scoperto” per parlarne agli amici o per discutere apertamente sull’omosessualità.

Frequentiamo un gruppo di sostegno chiamato “PFLAG” (ndr è l’Associazione di genitori con figli gay e lesbiche) con lui e abbiamo imparato molto di più.

Abbiamo conosciuto una coppia di amici nostri che avevano divorziato circa due anni prima. Avevano divorziato perché, dopo 15 anni di matrimonio, lui aveva capito di vivere nella menzogna. Fingeva di vivere una vita retta per i suoi genitori e ora non poteva continuare più. L’attività sessuale non era un problema.

Un’altra coppia raccontò la sua storia ad un altro incontro. Erano devastati perché il loro figlio trentenne aveva divorziato perché era gay. Amavano la loro nuora e i loro due nipoti e non capivano cosa fosse successo o come avrebbero fatto ad affrontare le relazioni in corso.

Allora abbiamo capito quanto eravamo fortunati che nostro figlio avesse riconosciuto il suo orientamento, che abbia avuto il coraggio di confrontarsi con noi e che noi siamo stati capaci di accettarlo. Ci sono molti altri dettagli ed aspetti della storia, ma la morale importante è questa: tutti noi amiamo i nostri figli. Sono tutti figli di Dio.

Siamo tutti simili in quanto vogliamo vivere le nostre vite, perseguendo la felicità, guadagnandoci da vivere, amando (essendo amati e avendo qualcuno da amare), e così via.
Siamo passati dall’accettazione personale a quella pubblica, all’advocacy. Crediamo che tutti, indistintamente dall’orientamento sessuale, debbano essere accettati con dignità e che ricevano gli stessi diritti civili. Vogliamo anche che i figli allevati nella fede cattolica si sentano accettati nella chiesa e possano praticare la loro fede.

Vorremmo prestare aiuto in un gruppo di sostegno o parlare individualmente a coloro che si possono trovare a dover affrontare una situazione simile alla nostra.

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* Fondata nel 2004, Fortunate Families è un’associazione nazionale degli Stati Uniti di genitori cattolici che lavorano per l’accoglienza nella chiesa dei loro figli gay, lesbiche, bisex e trans (LGBT)

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Testo originale: Acceptance of a gay son