Noi credenti omosessuali al NapoliPride. Più bassi, più Pride

b_IMG_1067Riflessioni di Mauro Vaiani, del gruppo Il Ponte di Pisa, tratte da gaymagazine.it del 27 giugno 2010

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Siamo tornati stanotte dal Pride di Napoli con la convinzione che forse occorre abbassare un po’ noi stessi e le nostre pretese, verso la realtà così com’è. Attraversare i bassi di Napoli ci ha confermato che il popolo, quello formato da chi fa il Pride e da chi lo accoglie, sta cambiando.

Mai come ieri, attraversando i quartieri spagnoli, abbiamo sentito che il Pride è sempre di più una festa spontanea di persone gay, lesbiche, transessuali, che finalmente si guardano negli occhi, si parlano, scherzano, sdrammatizzano, si abbracciano, si commuovono, con il resto del popolo. Le mamme, e le donne in genere, le abbiamo sempre viste applaudire e accogliere a braccia aperte i gay che sfilavano per i propri diritti.

Ieri a Napoli siamo stati fermati, abbracciati e coccolati anche dagli uomini, di tutte le età.
Napoli, che non è certo esente né dagli antichi pregiudizi, né dalle molto più pericolose forme di moderno odio omofobico ideologico, ha riservato una accoglienza affettuosa a tutti: dai carri dei locali, che esplodevano di bellezza e divertimento, alle piccole delegazioni dei gay sordomuti del Triangolo silenzioso e dei gay poliziotti di Polis Aperta.

La partecipazione dei gay e delle lesbiche credenti, cattolici ed evangelici, in particolare, è stata accolta con entusiasmo dalla popolazione, che in grande maggioranza conserva fortissimi sentimenti religiosi.

Siamo convinti che il Pride, portando per un giorno ”Alla luce del sole”, come recitava la felice intestazione della manifestazione di ieri, il popolo queer insieme al resto della gente, persone del posto insieme a persone di fuori, chi è sempre in prima fila nell’impegno sociale e politico insieme a chi ci rimane incuriosito ma ancora soprattutto imbarazzato un po’ a distanza, svolge una grandissima funzione sociale.
Scioglie il sangue “dint’e ve”ne”, smonta paure e pregiudizi, incrina l’omofobia che c’è attorno a noi e soprattutto dentro di noi. (…)

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