La verità rende liberi. Scoprirsi gay, scoprirsi lesbica

full_120576 Testimonianza letta durante la veglia per le vittime dell’omofobia di Firenze del 10 maggio 2010, liberamente tratta da gionata.org

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Ho detto di essere lesbica ai miei genitori e sono stata respinta 3.400 volte. Sono uscita allo scoperto con la mia Chiesa e mi è stato detto 2.500 volte di pentirmi o di andarmene.

Per 600 volte i miei amici più cari mi hanno detto che non volevano avere niente a che fare con me.

Ho visitato più di 560 chiese diverse, ma nessuna di esse mi ha accolto, perché ero omosessuale.

Tutto ciò è avvenuto molte volte, ma nella mia testa!

Prima di decidermi a rivelare chi ero ho immaginato molte volte cosa sarebbe accaduto quando avrei detto alla mia famiglia, ai miei amici e alla mia chiesa che ‘ero omosessuale’.

Rivedevo una scena dopo l’altra nella mia immaginazione. Ogni scena iniziava allo stesso modo: stavo lì in piedi di fronte a qualcuno a cui volevo bene e pronunciavo esitante le parole: “Ho bisogno di dirti una cosa. Io sono lesbica!”. E ogni scena aveva lo stesso finale: perdevo una relazione, perdevo l’amore e il rispetto degli altri.


[…] Quando alla fine ho detto alle persone a me vicine che ero omosessuale, alcune amicizie in effetti sono andate perse ed alcune porte familiari si sono davvero chiuse.

Non potei rimanere presso la chiesa che avevo amato e la prima reazione della mia famiglia fu straziante. Per la prima volta nella mia vita, i rapporti a me più cari si erano indeboliti e non avevo modo di sapere se sarebbero sopravvissuti alla tempesta che era seguita alla mia rivelazione.

[…] In quei momenti la mia immaginazione poteva soltanto mostrarmi il dolore e il rifiuto. Non poteva portarmi oltre.

La mia immaginazione non avrebbe mai potuto prevedere che oggi, mia madre, mi avrebbe scritto per dirmi che era orgogliosa di quello che stavo facendo e che era felice che io avessi trovato qualcuno che mi amava e che io amavo.

La mia immaginazione aveva previsto gli incontri più atroci dopo la mia rivelazione, ma era del tutto all’oscuro degli innumerevoli momenti pieni di spirito vissuti in quelle prime ore e nei giorni seguenti, traboccanti del sostegno e dell’affetto di tanti amici.

Mi ricordo di tutto ciò quando gay e lesbiche cristiani mi scrivono della loro paura di cosa potrebbe accadere se rivelassero che sono omosessuali.

Nel mio modo confuso, cerco di incoraggiarli a prepararsi per il domani, qualunque sia il risultato, e di non preoccuparsi, perché, qualunque cosa accada domani, Dio ci sarà.

Io dico loro che sarà difficile. Io dico loro che ci sarà sofferenza. E dico loro che sopravvivranno. Io dico loro che la “verità rende liberi e la libertà porta gioia”.

(…) “Non preoccuparti per il domani” dico, ripetendo le parole di Gesù, “Il vostro Padre celeste sa di che cosa avete bisogno e provvederà”.