Vegliamo insieme perché la pienezza della vita sia oltre le differenze

2985548879_927670186c_b Riflessioni di Innocenzo* tratte da Adista – Segni Nuovi n.36 del 1 maggio 2010, p. 16
.
E strano come le vite di ognuno di noi finiscano per cambiare quando ci facciamo toccare dalle persone che sono intorno a noi.
A me è successo nelle scorse settimane, tra i banchi di una piccola chiesetta di paesino di provincia, dove ho rincontrato un vecchio amico di un tempo.
Il suo sguardo spento mi ha fatto capire subito che qualcosa non andava. Era seduto da solo, lontano da tutti, tra i banchi della chiesa.
Mi sono avvicinato a lui ed ho capito che cosa significa sentirsi totalmente vinti.
Era un ragazzo solare, impegnato in parrocchia e nel volontariato finché non è stato messo ai margini quando si è scoperto che è “omosessuale”.

Ho cercato di parlare con lui. Poche parole rispetto alle tante che avrei voluto o potuto dire ma, dal suo sguardo spento e rassegnato, ho capito che potevo fare poco o nulla.
Io dopo 48 ore sarai andato via e lo avrei lasciato di nuovo da solo a combattere con i suoi fantasmi, nell’isolamento sociale di una piccola cittadina dove essere gay o lesbica ti può sbarrare il futuro prima ancora che cominci. Salvo avere il coraggio di lasciare tutto e di andare via per ricominciare.

Mentre il pullman mi riportava a casa ho ripensato mille volte al suo sguardo “rassegnato e sconfitto” e a come ogni persona omosessuale possa diventare come lui, se non incontra qualcuno che la sappia “accogliere” ed “incoraggiare” a vivere con pienezza la propria vita.
Ecco perché anche quest’anno parteciperò alle veglie di preghiera per ricordare le vittime dell’omofobia, che avranno luogo in tante città italiane (info su ww.gionata.org) da lunedì 10 al 17 maggio 2010 (giornata internazionale contro l’omofobia).

Pregherò insieme ai gruppi di credenti omosessuali italiani e alle tante comunità cattoliche ed evangeliche che vorranno, con la loro preghiera comune, infrangere il muro di silenzio che permane nella nostra società, e soprattutto nelle nostre chiese, su questo tema.

A scandire  le veglie di quest’anno saranno i versetti conclusivi del capitolo 8 della Lettera ai Romani, quel “Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo?”. Da questa domanda accorata partirà il ricordo delle tante persone, le cui vite sono state spezzate dalla violenza dell’omofobia, un lungo elenco di storie di esclusione verso tanti uomini e tante donne colpevoli, solamente, di essere come Dio li ha voluti.

Forse anche questa volta in molti faranno finta di non vedere e di non capire, ma sono sicuro che “Dio ascolterà quella preghiera che viene dal cuore e saprà unirci al di l’à di ogni differenza”.

.
* aderente al gruppo Kairos e volontario del progetto Gionata su fede e omosessualità (www.gionata.org)