Le veglie contro l’omofobia, una testimonianza contro ogni discriminazione

Riflessioni di Innocenzo del gruppo Kairos

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Penso a quante volte sono stato a incontri di associazioni, gruppi cristiani o parrocchie impegnate a discutere su come proclamare “il cristianesimo” ma incapaci di guardare verso l’ultima fila, proprio lì dove era seduta una persona sola, una persona appena arrivata che non conosceva nessuno e che stava lì, in silenzio, e aspettava solo che qualcuno l’accogliesse e le dicesse “ciao come ti chiami? Che fai qui?”.
Sarebbe bastato solo questo perché tutti quei “proclami” diventassero reali, vivi, concreti perché “ero forestiero e mi avete ospitato” (Matteo 5, 35).

A volte basta così poco, davvero così poco per rendere le parole del Vangelo un mezzo capace di portare un po’ di luce nelle nostre vite e in quelle che ci circondano, invece troppo spesso la “buona novella” la decliniamo volentieri come una bella lettura per moralisti.

Certo non è facile accogliere ed essere accolti. Eppure, con mia grande sorpresa, proprio  al primo Forum Italiano dei cristiani omosessuali (tenuto dal 26 al 28 marzo scorsi ad Albano Laziale) ho imparato a declinare, con uomini e donne giunte da tutt’Italia, la parola “accoglienza”.
Ho ascoltato le loro storie, le loro difficoltà, le loro speranze, ho pianto con loro di fronte alle troppe difficoltà che un gay o una lesbica cristiana vive, in primis, nella propria chiesa, dove troppe volte finisce per sentirsi estranea tra estranei.

Eppure tra le tante storie che ho ascoltato ho scoperto anche una chiesa cattolica migliore di quanto credessi, fatta di sacerdoti e di suore che, al di là dei proclami lanciati dai sacri palazzi contro le persone omosessuali, hanno deciso di ascoltare e di spalancare le porte delle loro comunità.
Ho conosciuto il cammino degli uomini e delle donne del gruppo di cristiani omosessuali Ali d’aquila di Palermo accolti dalla comunità di San Francesco Saverio all’Albergheria di Palermo, ho ascoltato il racconto della pastorale per le persone omosessuali che stanno portando avanti la Diocesi di Torino e di Cremona; ho conosciuto le persone del gruppo Emmanuele di Padova che, anche se aspettano da sei anni d’incontrare il loro Vescovo, da 10 camminano ‘senza scandalo’ in una Parrocchia della periferia di Padova e ogni anno celebrano la veglia per le vittime dell’omofobia in una chiesa concessa loro dalla loro Diocesi, un po’ come è successo finalmente lo scorso anno a Milano dove, pubblicamente e senza troppi clamori, i credenti omosessuali dei gruppi de il Guado e de La fonte hanno invitato le parrocchie meneghine a pregare per vittime della violenza dell’omofobia in una chiesa offerta dalla loro Diocesi.

Sono alcune delle storie che non ti aspetti in questa chiesa cattolica Italiana spesso più attenta al trono che all’altare, ma in cui nonostante tutto il dialogo e l’accoglienza hanno ancora un posto importante.
Chi sa quante comunità cattoliche quest’anno spalancheranno le loro porte alle veglie di preghiera per le vittime dell’omofobia che, per il quarto anno consecutivo, avranno luogo in tante città italiane da lunedì 10 al 17 maggio 2010 (giornata internazionale contro l’omofobia).

Sarà bello vedere pregare insieme i gruppi di credenti omosessuali italiani e tante comunità cattoliche ed evangeliche che cercheranno, con la loro preghiera comune, d’infrangere il muro di silenzio che permane nella nostra società, e soprattutto nelle nostre chiese, su questo tema.

A scandire  le veglie di quest’anno saranno i versetti conclusivi del capitolo 8 della Lettera ai Romani, quel “Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo?” (Romani 8,35) sarà la domanda. “Niente ci potrà mai separare dall’amore di Dio?”, sarà la risposta.

Quella domanda accorata servirà a ricordarci i nomi delle tante persone le cui vite sono state spezzate dalla violenza dell’omofobia, che hanno sofferto e soffrono solo perché sono omosessuali.

Forse anche questa volta in molti faranno finta di non ascoltare o di non capire,  ma sono sicuro che “Dio ascolterà quella preghiera che viene dal cuore e saprà unirci al di l’à di ogni differenza”.

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