Io e le mie due figlie lesbiche. Una madre cattolica racconta

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Testimonianza di Florence Balog pubblicata nella newsletter Fortunate Families del Dicembre 2005, liberamente tradotta da Tommaso per gionata.org

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Sono un membro della parrocchia di St. Andrew. Io e mio marito Steve siamo genitori di due figlie gemelle e lesbiche di trentacinque anni.
Le nostre figlie gemelle hanno fatto il loro coming out con noi dopo il loro primo anno di College tanti anni fa (nel 1990).
La rivelazione del loro orientamento sessuale non ha cambiato il nostro amore per loro. Siamo stati noi a cambiare.

Eravamo confusi e spaventati dalla rivelazione delle nostre figlie. Sia la società sia la chiesa, per come le conoscevamo, condannavano l’omosessualità. Per cinque anni siamo stati in silenzio; abbiamo tenuto il segreto in noi stessi.

Quando vicini, amici, parenti, parrocchiani della St. Andrew ci chiedevano: “Come stanno le vostre figlie? Non sono ancora sposate?” rispondevo sempre qualcosa come: “Beh, sapete, sono impegnate a fare le loro cose”.
Ho iniziato a notare che ogni volta che rispondevo in tal modo, sentivo uno “strattone” nel centro del mio essere. Ho iniziato a rendermi conto di non essere sincera con me stessa.

Quella sensazione ha continuato a scuotermi finché non ho cominciato a capire bene di che cosa si trattasse. Mi sono resa conto che non riuscivo ad accettare l’orientamento sessuale delle mie figlie per timore di quello che avrebbero detto gli altri.

Con quella presa di coscienza, riflettei sulla mia chiesa, sulla mia comunità di fede, sull’istituzione che mi aveva influenzato sin dal giorno della mia nascita e anche del mio battesimo.

Mi sono resa conto che né mio marito né io avevamo mai sentito pronunciare in chiesa le parole “omosessuale”, “gay” o “lesbica”; senza dubbio, non avevamo mai sentito dire che le persone lesbiche e gay erano le benvenute alla mensa del Signore. L’unico messaggio che avevamo recepito era una condanna silenziosa.

Era iniziato il conflitto. Come osa la mia chiesa giudicare le mie figlie unicamente per il loro orientamento sessuale!
Io conosco intimamente le mie figlie: conosco la loro bontà e integrità, spirituale e morale. Le conosco come donne caritatevoli, sane e amorevoli.

Mi divenne evidente che la mia chiesa, con la sua violenta retorica contro le persone gay, lesbiche, bisex e trans, non conosceva realmente i suoi figli gay, lesbiche, bisex e trans.

Come madre di figlie gemelle e lesbiche, credo che:
— le mie figlie sono fatte ad immagine e somiglianza di Dio;
— l’omosessualità non è una scelta, ma una variante sul dono – dato da Dio – della sessualità;
— l’omosessualità esprime un’altra dimensione della diversità della vita di Dio, ed è quindi buona!

Contesto le idee sbagliate e inesatte riguardo alle persone gay, lesbiche, bisex e trans (GLBT), comprese quelle secondo cui l’omosessualità è:
— una condizione curabile;
— uno stile di vita modificabile a piacimento;
— equivalente alla pedofilia.

Non accetto come verità la nozione che il matrimonio omosessuale fa parte di “un’ideologia del male”; o che le organizzazioni gay mettono a rischio di abusi i bambini e che distruggeranno l’istituzione del matrimonio, come ha dichiarato invece il Vaticano.

Perciò, quando sento la Congregazione della Fede affermare che l’orientamento omosessuale delle mie figlie è “oggettivamente disordinato” e che a causa di questo orientamento loro sono “intrinsecamente orientate verso il male”, mi adiro fortemente. Questi uomini non conoscono le mie figlie!

Le mie figlie sono due esseri umani che stanno patendo violenze fisiche, mentali ed emotive, e noi, con loro, siamo trattati come se non appartenessimo al Corpo di Cristo.
Esse appartengono, insieme a noi, alla nostra Chiesa; sono state battezzate lì; hanno bisogno di poter tornare a casa. Entrambe le mie figlie credono che la chiesa è ipocrita.

Una di loro la pone in questo modo: “Mamma, non ho scelto di essere lesbica. Sono già una persona nera di una minoranza razziale, ed in più donna. Non ho bisogno di un altro elemento che mi separi ulteriormente dalla società, per farmi odiare di più dagli altri.
Ma questo è quello che sono. Sento che la chiesa sta provando a farmi andare contro me stessa”.
L’oppressione delle persone gay, lesbiche, bisex e trans (GLBT) è una questione di giustizia; di formare relazioni giuste; di ascoltare le nostre storie; di familiarizzare con noi e con i doni che portiamo.

Detto semplicemente, è in gioco il messaggio vivo di Gesù che invita ad accogliere tutti alla sua mensa. Sono felice di poter dire, la Comunità di St. Andrew fa esattamente questo!

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Testo originale: My twin lesbian daughters (file pdf)

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