Noi genitori, i nostri figli e le diversità

festivaldeslibertes2008

Riflessioni di Mila Banchi* tratte da Disegno Comune del Novembre 2009

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Mi piacerebbe dedicare questa lettera a tutte quelle persone che hanno scelto, deciso o semplicemente voluto essere genitori.
Naturalmente credo che per questo non sia sempre necessario essere madre o padre secondo gli schemi che continuamente ci vengono imposti come giusti e corretti; no, mi rivolgo a tutte le più infinite ed ampie possibilità che ci possono essere per un adulto di accompagnare nella crescita un altro essere umano.

Per le persone come me che per tutta una serie di fortunati eventi, si sono trovate a crescere in contesti affettivi equilibrati e sereni, è stato forse più facile dare seguito a questo percorso di consapevolezza e libertà affettiva. Ho due figli, un maschio ed una femmina, ho una nipotina di 12 anni, da parte di mia figlia.
Proprio la crescita di mia nipote è motivo, in questi ultimi tempi in particolare, di timori. E’ come se avessi fatto un salto indietro nel tempo: le stesse domande, le stesse paure di quando gli adolescenti erano i miei figli. Le staremo dando i giusti strumenti per diventare una donna adulta e libera?

La società non è cambiata molto, anzi per alcune cose, mi sembra peggiorata. La diversità non è stata ancora interpretata in modo corretto, è ancora metro per individuare minoranze, piuttosto che ciò che ci rende unici e portatori di arricchimento reciproco.

Vedo continuamente la voglia di confinare gli esseri umani in scatole contenenti minoranze, come se per tutti non valessero le parole “ognuno di noi è nello spazio, nel tempo, nella condizione di salute o personale parte di una minoranza”.
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Guardo i miei figli e mi commuovo per la loro forza, amano e rispettano la vita, hanno una gran voglia di lavorare e di impegnarsi per un mondo migliore, sono felici del dono dell’amicizia e dell’amore, riconoscono con umiltà i loro errori.

Avranno tante difficoltà nella vita, forse proprio per i valori che hanno, lei come donna sola con una figlia da crescere in un Paese ancora troppo maschilista, lui come uomo che ha alzato la testa con coraggio per non vedere umiliata la sua dignità e quella della sua famiglia.

Mio figlio ha avuto come insegnamento che il rispetto che ad ognuno è dovuto, deve partire da se stessi, riconoscendosi ed amandosi per quello che si è, ognuno nella sua complessità.
Da questo principio la sua omosessualità è un motivo di cui andare fiero, nonostante tutte le difficoltà che si possono incontrare.

Come madre, io chiedo semplicemente ascolto, perché questo percorso d’amore non venga vanificato, perché nessuno debba più vergognarsi di quello che è, sentirsi in colpa per il proprio orientamento sessuale o per la propria identità di genere.
Ai genitori ed alle famiglie dico solo di riflettere sul loro amore: i figli che abbiamo deciso di avere hanno diritto alla loro vita, noi abbiamo solo il  dovere di accompagnarli nel diventare adulti sereni e magari genitori consapevoli.
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* Mila Banchi è una madre ex presidente dell’Agedo Toscana (associazione genitori con figli omosessuali), collabora da anni a numerosi progetti contro le intolleranze e l’omofobia ed è un amica del gruppo Kairos.

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