La Messa è finita ma non siamo in pace. Dopo l’addio di Don Santoro alle Piaggie

Testimonianze dei credenti omosessuali del gruppo Kairos di Firenze e de Il Ponte di Pisa

Oltre un migliaio di persone ha assistito all’ultima messa celebrata, Domenica 1 novembre 2009, nel quartiere periferico fiorentino delle Piagge da don Alessandro Santoro, il sacerdote rimosso dal vescovo di Firenze, monsignor Giuseppe Betori, per aver celebrato le nozze religiose tra una donna nata uomo, Sandra Alvino, 64 anni, e il marito, Fortunato Tallotta, 58 anni, già sposati da anni con un rito civile.

La messa di congedo di don Santoro si è svolta su un prato, accanto al container adibito a chiesa, ed è durata circa due ore e mezzo. Tra quella folla traboccante di volti, storie e lacrime c’eravamo anche noi, uomini e donne di Kairos, il gruppo di cristiani omosessuali di Firenze, che proprio nella comunità delle Piagge cominciò ha muovere i primi passi, e c’erano anche gli amici del Ponte, il gruppo di cristiani omosessuali di Pisa, che hanno voluto portare anche il loro saluto.

Racconta Matteo del gruppo Kairos: “… Ieri sono stato alla messa alle Piagge. E’ difficile spiegare cosa sono state le Piagge per chi non ha vissuto quella realtà, dove pure il gruppo Kairòs è nato e cresciuto!! Nonostante il distacco del gruppo Kairos dalle Piaggie, avvenuto ormai 4 anni fa, don Alessandro e le Piagge sono rimasti costantemente presenti nella mia vita di fede. E lo dimostra l’insistenza, che può sembrare noiosa, con cui da kairossino “anziano” ne parlo sempre.

Anche se la mia vita ha toccato le Piagge solo per due anni, non esito a dire che hanno trasformato la mia vita. Per me è stata la prima esperienza in cui ho potuto essere me stesso di fronte agli altri e a Cristo. In altre parole, la mia prima vera esperienza di “Chiesa” (nonostante i precedenti 24 anni di vita parrocchiale …). E non rinnego il fatto che su quei prati, oltre a giocare a calcio, a fare pic-nic, a parlare di Dio e di sesso, mi sono anche innamorato … Ma non solo io …

Don Alessandro era visibilmente provato. Occhiaie, barba lunga e un po’ imbiancata. La messa è cominciata alle 11 e finita alle 2 del pomeriggio. In vari punti don Alessandro è stato obbligato a interrompersi, e insieme a lui piangevano un po’ tutti.

Una folla davvero grande, mille persone secondo il Corriere della Sera, che il container non riusciva a contenere. E neanche lo spazio antistante (per chi non lo sapesse, alle Piagge non esiste una chiesa, ma solo un container che funziona da Chiesa e da sede della Comunità).

Al contrario delle Messe normali, c’era una maggioranza di uomini e di giovani!! Mi ha fatto impressione vedere alcuni ragazzi delle “navi” (le case popolari lì attorno) che 5 anni fa pensavano solo a giocare a calcio, oggi lì sulle sedie, giovani uomini a ascoltare messa.
Cosa che sottolineo non a caso: le Piagge è stata una chiesa che ha saputo attrarre non solo sfigati, vecchi, e pie donne (come adesso si stanno trasformando le nostre chiese), ma gente bella e giovane, viva e vitale.

Don Alessandro ha commentato il brano del Vangelo di oggi (Le Beatitudini), ha parlato di ciò che ha significato le Piagge per lui, e ha fatto passare il microfono fra la folla. Non ho preso appunti, perché anche io non facevo che piangere. Ci ha invitato a fare come Gesù: a salire sulla montagna per guardare oltre.

Ha detto che siamo tutti rimasti all’antica alleanza, quella dei 10 comandamenti, dei dieci “non” e non abbiamo saputo leggere le otto beatitudini: “Beati voi”.
Ha detto che nella chiesa non ci possono essere esclusioni di sorta. Che l‘amore è uno, unico e universale, e ha esplicitamente citato gli omosessuali, dicendo che una chiesa che segua Cristo non può porre limiti all’amore.
Ha detto di diffidare dai benpensanti che dicono: vi accogliamo, vi accettiamo, ma fino a un certo punto. Ha detto che l’amore o è completo e senza limiti, o non è amore. E qui ha citato il vangelo: «amando i suoi, li amò fino alla fine».
Quindi, alzando la voce, ha detto che l’unica cosa che non accetta è che si ponga in discussione il gesto per cui è stato rimosso: quello che è stato «un atto di giustizia e d’amore».

Dentro di me ho confermato il giudizio che avevo di lui. Si può credere che sia un materialista, povero spiritualmente, più incline all’azione che alla preghiera, orizzontalista e comunista, ma don Alessandro è soprattutto un prete buono e un ottimo sacerdote.
Ricordo che le meditazioni alla lectio divina che il Kairòs faceva il martedì sera alle Piaggie erano di una profondità spirituale che le messe in Duomo se la sognano!”

Aggiunge Mauro del Ponte di Pisa che quello “è stato un momento molto commovente. Mi ci vorrà qualche giorno per razionalizzare tutto. Per parlarne più diffusamente. Ho ricevuto da don Santoro una forte testimonianza di amore per Gesù Cristo. Ho conosciuto Sandra e Fortunato e mi sono piaciuti moltissimo, a pelle.

Credo che le domande che ci siamo fatti noi, non ce le siamo fatte solo noi. E credo anche che nessuno pretendesse lì, stamane, di avere in tasca le risposte.
Questa, sì, ai miei occhi, al mio cuore, è stata una lezione di umiltà, forse anche una piccola profezia. Siamo riusciti a dire solo ciao a don Santoro.

La parte più importante, per noi, penso sia stata, ancora una volta, la assoluta serenità e il totale candore con cui don Santoro accoglie le persone, tutte, senza misurarle per come fanno l’amore, con chi si accompagnano, quanto si sentono e quanto sono conformi a presunte classi modali e normali.
C’è una forte e sana determinazione a non lasciare che il Cristianesimo sia ridotto a una morale sessuale o, peggio, a una gestione del potere e dei soldi che si possono raccogliere amministrando sacramenti…

Non sono le caricature ideologiche della legge naturale e le guerre di potere fra eticisti e relativisti, che avranno l’ultima parola. Non nella mia vita. Credo non nella nostra. Non nella nostra chiesa fiorentina e toscana. Penso che dovremo fare qualcosa anche noi”.

Intanto, dopo tutto quello che è accaduto, dopo le polemiche e l’allontanamento di don Santoro una domanda rimane aperta: “qual è il posto delle persone omosessuali nella chiesa cattolica, se un posto c’è?”.

L’esperienza ci ha insegnato che quotidianamente viene data una risposta positiva a questa domanda da parte di tanti preti, religiosi, parrocchie, comunità e gruppi cattolici fiorentini che hanno accolto in questi anni gli uomini e le donne del gruppo Kairos.
A questa domanda, purtroppo, non ha saputo dare ancora una risposta la Curia fiorentina. Da parte nostra la riporremmo ancora a mons. Betori quando, speriamo presto, lo incontreremo.