Omosessualità , ateismo e teologia. Preti e laici Toscani si confrontano in rete

1342377480Articolo di Giampiero Calapà tratto da il Tirreno del 25 gennaio 2009

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Anche i preti toscani si danno da fare sulla tastiera del computer. Così, attraversando la sterminata galassia di Internet, si possono trovare spicchi di vita dei sacerdoti nei loro commenti e nelle loro riflessioni.

Don Luciano Cantini, 61 anni, della Fondazione migrantes, lanciò dal web le accuse alla sua Livorno nell’agosto 2007, dopo la tragedia dei quattro bambini rom, bruciati vivi in una baracca di fortuna sotto un viadotto: «Mi ricordavo una Livorno solidale, un popolo che c’era e faceva sentire la sua presenza soprattutto nei momenti di dolore. Non c’era la città, non c’era la comunità ecclesiale, non c’era il cuore di Livorno». Don Marco Fagotti, della diocesi di Firenze, è il responsabile del forum Iabbok, luogo di discussione online giovanile.

E mentre infuria la polemica sulla canzone sanremese di Povia, su Iabbok si riaccende il dibattito sull’omosessualità: «Per la chiesa l’omosessualità – scrive Daniele sul forum – non è un fatto naturale, ma una personale volontà di andare contro Dio». Un altro utente afferma: «Credo che un omosessuale cristiano potrebbe benissimo far parte attiva della Chiesa, come tutti gli altri uomini e donne eterosessuali».

Padre Angelo Belloni, 58 anni, della diocesi di Fiesole, è il direttore del sito preticattolici.it e commenta la recente polemica nata dalla decisione di alcuni gruppi atei di comprare degli spazi pubblicitari sugli autobus, in Italia a Genova, per negare l’esistenza di Dio. Il messaggio è: «Tutti contro il Papa, perché “Dio forse non esiste” e quindi è ora e tempo che le persone inizino a “godersi la vita”».

Su sevuoi.com don Antonio Pyznar, 51 anni, della diocesi di Pisa, invita a trovare il tempo per leggere le sue riflessioni online rimarcando continuamente il “se vuoi” come a voler dare consapevolezza di una scelta del libero arbitrio e non della curiosità da internauti per il sito di un prete. Invece, don Stefano Bimbi, 38 anni, della diocesi di Siena, racconta l’origine della sua vocazione: «Avevo tutto, ma la mia vita era vuota. Poi la svolta in un campo scuola, nella mezz’ora quotidiana di meditazione Dio cominciava a parlarmi nel silenzio del mio cuore».

Disagio per la considerazione della teologia, anche all’interno della Chiesa, è espresso da don Alessandro Biancalani, 42 anni, della diocesi di Massa Carrara, docente di sacre scritture all’Istituto Stenone di Pisa: «Quando si parla di teologi, anche nella Chiesa – lamenta il professor Biancalani – si storce il naso.
Tutto ciò per due motivi: si occupano di qualcosa che sta lontano dalla vita delle persone; il loro linguaggio è troppo specifico per essere compreso. Io, al contrario, sono convinto che il mondo ha bisogno di teologi». Al prete docente risponde una studentessa, Elisabetta: «Carissimo professore, concordo con lei. Tempo fa, domandandomi se fosse davvero possibile per me poter diventare un giorno “teologa” ho sentito incertezza e smarrimento».

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