Noi gay cattolici: «Quante ferite dal Vaticano…»

Articolo di Mario Lancisi in collaborazione con Gabriele Firmani tratto da Il Tirreno del 8 Dicembre 2008
.

.
brxbxp56744«Il no alla depenalizzazione dell’omosessualità ci ferisce e rischia di arrestare il dialogo che alcuni di noi hanno iniziato a intessere con la Chiesa».
Chi parla è Mauro Vaiani, 45 anni, fondatore del gruppo di omosessuali cristiani «Il Ponte» di Pisa.
La presa di posizione del Vaticano contraria alla depenalizzazione fa discutere, suscita manifestazioni di protesta, ma c’è anche chi difende la Santa Sede e parla di strumentalizzazioni mediatiche.

Tutto parte da un’intervista di mons. Celestino Migliore, nunzio del Papa all’Onu, in cui si scaglia contro la proposta di depenalizzazione dell’omosessualità, avanzata dalla Francia. Migliore ritiene un errore «aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni».
E’ evidente dall’insieme dell’intervista che la Santa Sede non è contraria alla depenalizzazione del reato di omosessualità, per cui in alcuni Stati i gay sono condannati a morte, ma teme che la proposta francese possa minare il matrimonio tradizionale.

No coppie gay. Ne è nato un acceso dibattito. La Chiesa parla di strumentalizzazioni. Don Roberto Nelli, vicario del vescovo di Grosseto, osserva: «Lo sport nazionale è ormai diventato il parlar male della Chiesa; se uno va a leggere attentamente la dichiarazione di Padre Lombardi troverà ferme parole di condanna alla pena di morte accompagnate ad un chiaro rispetto dei diritti umani in qualsiasi parte del mondo. Il Vaticano si è opposto alla dichiarazione di valore politico che puntava a porre sullo stesso piano tutti gli orientamenti sessuali e che inevitabilmente avrebbe portato a forme di discriminazione verso chi ancora considera il matrimonio come esclusiva unione fra uomo e donna. Gli omosessuali vanno accolti in quanto uomini, ma non le unioni fra omosessuali: quelle vanno avversate poiché antitetiche».

Media sotto accusa. Anche Mauro Banchini, presidente regionale dell’Ucsi, l’unione dei giornalisti cattolici, punta l’indice contro la categoria: «A mons. Migliore sono state fatte dire parole che lui non aveva detto. E’ passata così la tesi secondo cui la Chiesa chiede discriminazioni o addirittura la pena capitale per gli omosessuali».
Sul blog «Altri mondi» del nostro giornale (www.iltirreno.it) si è aperto un acceso dibattito tra chi accusa i media di strumentalizzazione e chi invece si scaglia contro il Vaticano. Ma ci sono anche posizioni mediane, come quella ad esempio del livornese Roberto Malfatti, che riconosce le «altissime ragioni dogmatiche e etiche» della Chiesa, ma sottolinea che il no alla depenalizzazione «può rendere più forti quei regimi che opprimono» i gay. In breve per Malfatti la Chiesa erra se si limita «ad aiutare il prossimo soltanto a certe condizioni: non è quello che fece il Buon Samaritano».

Preti contro. Disagio e amarezza per la presa di posizione della Santa Sede è espressa anche da alcuni sacerdoti come don Armando Zappolini di Pontedera: «Sono amareggiato e sorpreso; il bene che si vuol tutelare è assolutamente sproporzionato al male che si continua a tollerare. Bisogna riconoscere i diritti di tutti e a ciascuno la propria identità. All’Onu si parlava di una cosa sacrosanta come la richiesta di abolizione della pena di morte per il reato di omosessualità».
Anche don Paolo Tofani, parroco di Agliana, dice che la risoluzione andava accolta perché «gli omosessuali sono cristiani come tutti noi».

Vangelo tradito. Per Massimo Toschi, cristiano e studioso del mondo cattolico, il problema è che la Chiesa «a forza di interessarsi delle leggi rischia di dimenticare il Vangelo. Il compito della Chiesa è infatti annunciare un Vangelo di misericordia, in particolar modo ai più deboli fra cui rientrano disabili e omosessuali. Questo no del Vaticano contraddice in pieno la missione della Chiesa».

Ma sono soprattutto i gay cristiani, che in Toscana hanno due associazioni (gruppo Kairos a Firenze e il Ponte a Pisa) e un portale (www.gionata.org), a soffrire sulla loro pelle il no Vaticano. «Le distinzioni della Santa Sede le comprendiamo, ma alla fine è quel no alla depenalizzazione che resta. Come un pugno nello stomaco…», conclude Vaiani.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...