Tempo di Kairos. Il mio cammino di gay cattolico

Testimonianza di Innocenzo

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Sembra passato un secolo da quando partecipai al primo incontro di Kairos, ed invece è solo un anno. Come ero impacciato quel giorno quando aprii la porta per entrare nella sala dove si svolgeva la riunione di Kairos…
Oggi posso dirlo, quel giorno cercavo proprio voi … persone che, come me, tra mille impacci, impicci e a volte paure cercano di trovare la propria strada. In questi mesi ho imparato a conoscervi un poco e mi piacete tanto, certo non sempre si va d’accordo, ma va bene così.

Mi piace tanto pensare a Kairos come al mio gruppo di amici, alla mia famiglia allargata, con cui condividere un poco del mio tempo e della mia vita.
Oggi rileggevo la bozza del “Progetto Kairos“, quello statuto che ci siamo voluti dare in un momento di grande smarrimento, forse per poter capire chi siamo e dove volevamo andare.
Mentre  i miei occhi scorrevano su ogni parola  non ho potuto fare a meno di pensare a Voi. In ogni rigo ho rivissuto, nella mia mente, gli interventi, le proposte e le discussioni che hanno accompagnato la scrittura di ogni frase.

Ogni parola di questo “progetto” mi parla delle nostre speranze, ma anche delle tante incertezze che ci accompagnano.. Vi leggo la nostra richiesta di essere amati, accettati e visti per quel che siamo, di voler capire e di essere capiti e di riuscire  a camminare insieme per un po’, per aiutarci e per farci forza lungo il cammino della vita.
Anche in questo caso rimango stupito di come le nostre storie, ed anche le nostre difficoltà di questi mesi, abbiamo saputo dar vita ad un testo tanto denso e  carico di “speranza”.

Certo ora che il cammino è stato tracciato, mi sento come un uomo che contempla timoroso l’oceano e si chiede se ce la farà mai ad attraversarlo col suo piccolo veliero. In questi mesi sono successe tante cose, forse troppe.. Eppure mi sento felice di essere  qui con voi,  con cui ho fatto solenni litigate, tante riappacificazioni, divertenti chiacchiere ma anche ho riscoperto il valore della preghiera e della condivisione.

Come tutti so di aver avuto tante ferite dalla vita. Ancora mi brucia il cuore quando ricordo la vergogna che mi prendeva quando, alle medie, mi chiamavano “frocio”. O la frustrazione di quando, a 25 anni, capii di essere gay e non sapevo con chi parlarne.
Mi chiedevo perché fossi “diverso”, perché Dio mi avesse dato questa “Croce”, e non avevo nessuno a cui confidare i pensieri che agitavano il mio cuore. Mi guardo indietro e vedo solitudine  e tante paure. Certo col tempo ho imparato a conoscerle e ad affrontarle e grazie a voi, piano piano, a tirarle fuori e ora sto affrontando la sfida  più grossa, ovvero il cammino dell’amare e dell’essere amato. Devo ancora imparare ad essere meno orso ma, grazie a Dio, c’è ancora così tanto tempo per farlo.

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