Posted by: kairosfirenze on: Ottobre 9, 2009
Testimonianza di Stefania e Emanuele del gruppo Kairos
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A quattro mesi di distanza dalla scossa che ha devastato L’Aquila e molti paesi intorno, visitare le zone interessate da questo evento è un’esperienza veramente impressionante.
Farlo da volontari, nel tentativo di portare il proprio piccolo aiuto nelle innumerevoli tendopoli che accolgono le decine di migliaia di persone rimaste senza tetto, è un’esperienza ancora più singolare, umanamente ricchissima, ma anche complessa, sicuramente difficile da raccontare.
Su tutti i ricordi e le riflessioni dei giorni passati a lavorare presso la mensa del campo di Paganica, alcuni hanno una netta prevalenza. Proviamo a raccontarli.
E’ impressionante osservare la quantità di case lesionate gravemente dal sisma: tutte, quasi tutte presentano enormi crepe al piano terra e spesso i muri portanti si presentano inesorabilmente spaccati, mentre i piani superiori e i tetti, spesso illesi, sembrano ondeggiare sulle strutture sottostanti che vacillano.
Interi centri, poi, risultano inesorabilmente danneggiati, irrecuperabili: etichettati con tristi cartelli “zona rossa”, presidiati e quasi confezionati con espliciti nastri bianco-rossi che ne impediscono l’acceso e la visita, si presentano all’osservatore lasciando intravedere piccole e grandi vie, piazze, palazzi, chiese che mostrano i segni di quel terribile momento, presentandosi alla vista quasi più simili a centri bombardati, che non crollati per evento naturale, tanto sono spaccate, in alcuni casi sbriciolate le loro pareti.
Alcune abitazioni hanno conservato intatti i segnali di vita di quella notte – panni stesi o letti sfatti – ma il tutto restituisce un’impressione inequivocabile di paesi fantasma, non più vitali.
Il piano di ricostruzione prevede che alcuni di questi centri vengano semplicemente abbandonati e ricostruiti a pochi chilometri di distanza, non c’è altra scelta.
Non pare difficile provare ad immaginare i sentimenti di sradicamento provati da chi, giovane o vecchio che sia, si vede immerso in questa prospettiva, nella quale ti viene offerto un nuovo – e sicuro! – posto dove abitare, ma ciò che era più tuo, ciò che hai visto e respirato magari tutti i giorni della tua esistenza alzandoti, crescendo, vivendo la tua vita quotidiana, quello non ci sarà mai più.
Riuscire a dare un contributo come volontari, in questa situazione, non è semplice: sono facilmente osservabili tutte le difficoltà umane dovute ad una situazione in cui, passata l’emergenza (affrontata in modo egregio, efficientissimo, a parere di tutti) adesso si deve sapere gestire un lungo periodo di attesa, iniziando velocemente l’opera di ricostruzione e soprattutto gestendo al meglio le risorse materiali ed umane che si hanno a disposizione, su un territorio comunque piuttosto vasto.
Non di rado, nel lavoro di volontari, si ha l’impressione di fare qualcosa di “non urgente”, o addirittura “non necessario”, ma si comprende presto che anche questo fa parte della complicatissima situazione che si è creata, subito dopo il sisma.
Molti problemi in gioco: a partire da insistenti e inquietanti interrogativi, posti da molte parti.
• E’ vero che la scossa maggiore aveva un’ intensità più alta di quella dichiarata dalle fonti governative, (forse per giustificare un minor impegno economico)?
• E’ vero che i fondi destinati alle popolazioni terremotate (per approvvigionamenti, per viveri e vestiario, ecc) stanno andando a fornitori extraregionali, piuttosto che privilegiare le piccole o grandi aziende locali?
• E’ vero che le rilevazioni dei danni operate dai tecnici locali (commissioni create da comuni e province) solitamente si discostano, in peggio, dalle rilevazioni operate inizialmente da tecnici di provenienza esterna?
• l’anomalia della figura di Bertolaso che incarna sì, come da copione, la sottosegreteria del Presidente del Consiglio, ma anche ogni figura che dovrebbe essere invece occupata da rappresentanti locali, non è forse fonte di accentramento di decisioni e potere a Roma, tanto da allontanare i cittadini e i loro rappresentanti, come i comitati, dal poter avere davvero voce in capitolo sulle questioni a loro più vicine?
E inoltre:
- Quali saranno i criteri per l’assegnazione dei nuovi alloggi?
- Si correrà davvero il rischio di vedere nascere interi quartieri abitati da una sola tipologia di abitanti, per esempio da soli anziani, o si curerà anche la rinascita sociale, non solo fisica, dei futuri centri abruzzesi?
All’interno delle strutture delle tendopoli, ai tavoli delle mense, nei vari uffici allestiti presso i COM (Centro Operativo Misto) dei centri terremotati, si viene a contatto con tante persone del posto, e si intercettano molteplici aspetti e comportamenti: si va da chi si sente ancora sbigottito, disorientato per quanto è successo, indeciso sulla strada da prendere per il proprio avvenire, per i propri figli, a chi invece si è rimboccato le maniche da subito, cercando di tenersi, oltre al terribile disagio del crollo, anche il sacrosanto diritto di gestire la propria ricostruzione.
Visi di persone che ignorano il tuo sguardo, mentre metti loro l’insalata sul vassoio con il più selezionato dei tuoi sorrisi disteso sulla faccia, si sciolgono nei primissimi giorni a ricambiare anche loro un sorriso, sapendo che sei lì di passaggio, che fai del tuo meglio, che non risolverai comunque i loro problemi. qualcuno di loro ti fa capire che porti con te un pezzetto di vita a lenire un po’ la ferita, qualcuno di loro preferisce tirar dritto sapendo che fra pochi giorni te ne andrai e non sarà stato possibile costruire un rapporto con te.
E così le loro case: più probabile vedere nuove costruzioni intorno che sorgono come funghi, su cui lavorano giorno e notte imprese di gente di fuori, sconosciuti, che sembrano la cosa più vicina alla speranza di ricominciare.
Le loro case invece, quelle vere, quelle che hanno danni aggiustabili, tollerabili, che con un finanziamento adeguato potrebbero far ripartire un filo di continuità con la vita aquilana, rimangono lì: in attesa, mute, lasciando spazio al nuovo, al forestiero, alla gestione di qualcun altro.
Posted by: kairosfirenze on: Ottobre 6, 2009
Ricomincia il cammino delle donne e degli uomini del gruppo Kairos di Firenze in un anno che si preannuncia ricco di sorprese e di novità.
Kairos quest’anno festeggia i numerosi nuovi arrivati, l’elezione della prima donna a coordinatrice del gruppo ed il cammino intrapreso con alcune realtà parrocchiali, inoltre un nuovo tema scandirà gli incontri mensili: "Identità: Essere o non essere", tema che sarà affrontato con l’aiuto di psicologi, biblisti, genitori…
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Questo è il programma degli incontri di ottobre:
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Lunedì 12 ottobre 2009, ore 21/23,30
Lectio Divina su Marco 10, 35-45
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Come ogni secondo lunedì del mese continuiamo il nostro cammino di approfondimento della Scrittura con l’aiuto e la guida di Suor Fabrizia, utilizzando il metodo suggestivo della Lectio Biblica.
Il brano scelto è Marco 10, 35-45 in cui l’apostolo "riferisce un dialogo tra Gesù e i due figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni.
Siamo ancora sulla strada verso Gerusalemme e, per la terza volta, Gesù confida ai discepoli il destino di morte che lo aspetta al termine del cammino.
I due discepoli, per nulla toccati dalle tragiche parole del maestro si fanno avanti per chiedergli i primi posti accanto a lui quando instaurerà il regno".
In questo sfondo, "la scena dei due figli di Zebedeo, con le loro richieste, si stacca con uno stridente contrasto.
Ci troviamo ancora una volta di fronte all’incomprensione dei discepoli, un tema che ricorre con una certa frequenza nel racconto di Marco.
La prospettiva di Gesù e quella dei discepoli appaiono decisamente diverse".
Anche in questo brano Gesù diventa il centro di azioni contrastanti: il "desiderio di seguirlo incondizionatamente, di essergli vicino" ma "l’atteggiamento di Gesù.. o meglio, le sue scelte, il suo stile di vita, provocano incomprensione, se non anche rifiuto".
Ieri, come oggi.
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Sabato 24 ottobre 2009, ore 17,30/20.00
Incontro su: IDENTITA’: ESSERE O NON ESSERE
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Il tema principale della vita è la ricerca dell’identità, intesa come comprensione e accettazione di sé. L’identità è ciò che siamo.
Ma io chi sono? Sicuramente una persona in ricerca! Ma a che punto sono? Quali sono le mie paure, speranze, sogni, desideri e come influenzano, bloccano o liberano il mio agire e il mio essere?
Certo fughe e aggiustamenti fanno parte della nostra vita, in fondo cerchiamo di vivere come siamo capaci, ma di fronte alla fatica di vivere decidiamo di essere o di non essere noi stessi?
Nel nostro cammino, quale senso do alla mia fede? E’ un rifugio di certezze o una strada verso la salvezza?
Ognuno di noi ha dovuto fare un cammino di Esodo, ovvero ha dovuto lasciare le proprie certezze per costruire la sua identità.
Scopriamo insieme a che punto siamo perché, come dice il Vangelo, “La verità vi farà liberi”.
Un tema che svolgeremo, in questo incontro, con l’aiuto di Maurizio Mistrali, medico-chirurgo e psicoterapeuta.
Al termine, alle 20.15 circa, consueta cena autogestita. Tutti portano qualcosa da mangiare e lo condividono con gli altri.
Posted by: kairosfirenze on: Ottobre 4, 2009
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Questo sono io. Un po’ di io
Testimonianza di Francesco
Nella mia vita “un giorno successe una rivoluzione. E come tutte le rivoluzioni fece tanti morti.
Dapprima morì la mia sicurezza. Poi morì la mia ingenuità. Morirono le mie amicizie. Morì il mio rapporto esemplare con la ragazza. Morì la pace in famiglia.
Morirono le attese di un futuro dorato. Morì la fiducia in Dio, nella chiesa e negli altri. Morì la stima in me stesso.
La colpa? Mi ero innamorato di un ragazzo. Non feci niente. Neanche glielo dissi. Per tanto tempo cercai di non dirlo neanche a me stesso.
Ma poi la vita ti esplode come una bomba tra le pieghe dei sogni, le onde degli umori, le fantasie che non controlli”. Questo sono io.
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Elena, la mia amata compagna, e’ volata via
Testimonianza di Isabelle tratta da openmind
Elena, la mia amata compagna, e’ volata via. Sono rimasta sola con il mio dolore, immenso, senza speranza.
Elena pero’, con la sua morte ha compiuto un piccolo grande miracolo che voglio, debbo raccontare.
Aveva lasciato la sua amata terra, la Sicilia, per conquistare la libertà di essere se stessa, ma ogni anno desiderava tornare, con me accanto.
Li’, io, solo una amica. Li’, la sua famiglia, divisa ma unita nel non comprendere, nel non accettare. Elena, quanto hai sofferto per questo!
Posted by: kairosfirenze on: Settembre 27, 2009
Recensione di Dam del gruppo Kairos di Firenze
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Se mai vi capitasse di avere un attimo libero dagli impegni frenetici della vita quotidiana vi consiglio un libro interessante dal titolo ‘Ladra (ed. Ponte alle Grazie, 2003, 510 pagine) dell’autrice Sarah Waters*.
Mi rendo conto che fa parte delle autrici “di genere” più famose, ma voglio comunque dare il mio contributo, soprattutto perché mi ha lasciato fino all’ultimo con il fiato sospeso.
E’ un romanzo storico, ambientato nella lontana Inghilterra, ed è la storia di una giovane donna orfana che vive di espedienti truffaldini con la sua famiglia di adozione in un sobborgo di Londra e una giovane donna ricca anch’essa orfana ma adottata dallo zio che la prese con se per aiutarlo nella sua passione per la letteratura erotica.
Per un anello di congiunzione le due donne entrano in contatto e pian pian si conoscono a fondo.
La grandezza del romanzo sta nel fatto che l’autrice divide l’opera in due parti facendoci vedere la visione della storia prima con l’una e poi con l’altra.
Preferisco con dirvi altro ,vi rovinerei il finale, ma vi lascio una informazione utile per coloro che son troppo stanchi la sera per leggere un libro e vogliono svagarsi dai soliti telegiornali, esiste una versione televisiva del libro, è in inglese ma è sottotitolata in italiano, si chiama Fingersmith, se siete pratiche del famoso Emule lo potete trovare lì (eccovi un assaggio tratto dalla rete) .
:-) buona lettura
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* Sarah Waters, nata nel Galles nel 1966, ha messo a frutto gli studi e l’attività di ricerca universitari pubblicando tre romanzi storici lesbici, Tipping the Velvet (1998), Affinità (Affinity, 1999, Virago Press; 2004, Ponte alle grazie) e Ladra (Fingersmith, 2003, Virago Press; 2004, Ponte alle grazie).
Nelle opere di Waters sono sì presenti elementi tipici del romanzo storico, ma vi sono anche i tratti tipici della tradizionale storia romantica e dei racconti d’avventura, di suspense o di formazione.
Due caratteristiche accomunano i suoi romanzi: l’ambientazione nell’Inghilterra vittoriana e la presenza, nella fitta rete di storie che costituiscono le complicate trame narrative, di storie d’amore lesbico.
Posted by: kairosfirenze on: Settembre 17, 2009
Riflessioni di José Mantero ripubblicate* su cristianosgays.com del 20 luglio 2009, liberamente tradotte da Dino per gionata.org
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“Ieri sera stavo pregando in casa con alcuni ragazzi di Tarazona, e uno di loro, Nachete, ha dato un senso molto azzeccato alla prima lettura dell’Eucaristia, l’inizio del ministero profetico di Elia, 1 Re 17, 1-6: il profeta è mandato fuori città dalla parola di Dio; e lì, nel deserto, lontano da tutto, viene nutrito dai corvi e beve dai ruscelli; il presagio di morte, l’uccello delle carogne sinonimo di rovina, si trasforma in strumento del Signore per dar la vita al suo inviato, che in questo modo ritrova le forze per incontrarsi col volto di Dio, ed essere suo testimone in mezzo ad una società idolatra.
Nachete l’ha messo in rapporto con il salmo 121, anche lui presente nella messa: “Alzai i miei occhi verso le colline, da dove mi arriverà l’aiuto?
E’ l’esperienza, oggi come oggi, del popolo di Dio gay, lesbico, bisex e trans (GLBT) .
Scacciati in un deserto inospitale da dirigenti ecclesiastici che si riferiscono ad un estraneo concetto di dignità che non ha niente a che vedere con la dignità di Dio, molti cristiani omosessuali si trovano spiazzati, disorientati, con la loro fede come unico punto di riferimento, ma senza che si sentano membri di nessuna comunità perchè molte dimostrano ostilità nei loro confronti.
Poco fa il mio amico Jaime mi raccontava in che modo il suo amico Santi comunicò pubblicamente (ndr che era omosessuale), durante una messa nella sua chiesa (non cattolica), ma i suoi ministri si sono messi a fargli il vuoto attorno finchè ha deciso di andarsene via. Fuori!
Un altro fratello perso per Cristo, sprecato per l’evangelizzazione? Persa una persona per la quale Cristo ha sofferto?
Non sempre è così, poichè lo Spirito continua ad essere presente nella sua Chiesa, il Signore continua a chiamare la sua Chiesa perchè si riunisca dalla diaspora in cui si trova.
Noi persone gay, lesbiche, bisex e trans (GLBT) viviamo la nostra traversata nel deserto: ora Dio sta parlando al nostro cuore, come profetizza Osea (2, 14).
Questo deserto ecclesiale, questo farci sentire stranieri non deve portarci all’annichilimento (come vorrebbero tanto alcuni omofobi che hanno ruoli direttivi nella Chiesa),ma invece al rafforzamento spirituale e ad una più piena vita in Cristo.
Da questo deserto usciremo più forti, da queste solitudini emergeremo trasformati in discepoli del Maestro di Vita e di Giustizia. Discepoli che si fanno apostoli per annunciare la parola del Signore Gesù Cristo. Anche Lui ha conosciuto il deserto.
Nel frattempo la Sua Provvidenza, che non si sbaglia mai, ci nutre e veglia su di noi nel deserto. Come ha fatto con Elia, il suo profeta. I corvi ci danno da mangiare, beviamo dai ruscelli (1 Re 17, 6). E non moriremo. E il Signore non lascerà che la nostra fede appassisca e muoia, quella preziosa perla che Egli abbellisce e rende più salda, e che renderà pura come oro nel crogiolo dell’eremo.
Nel frattempo, per mezzo di queste solitudini, che provengono anch’esse da Dio, Egli ci arricchisce. I corvi di Elia simboleggiano ciò che ci incute timore, ciò che talvolta -nel nostro immaginario collettivo- ci suggerisce l’idea della morte.
Ma la Parola di Dio ci invita ad aprire gli occhi, ad osservare la nostra realtà nell’assoluto silenzio ed isolamento, per cogliere anche i particolari, per veder meglio: i corvi sono angeli, messaggeri del suo misericordioso cuore allo stesso tempo di Padre e Madre.
Ogni tanto, da qualche corvo dal nero abito talare riceviamo un pezzo di pane, un brandello di carne. Da parte di Dio. Gli uccelli delle carogne possono anche trasformarsi in angeli. Per volontà del Creatore. In modo fugace?
Il popolo di Dio gay si alimenta di ciò che questi necrofagi gli danno nel deserto. Anche se essi corvi non sanno che stanno nutrendo il Popolo di Dio. Ma si tratta di un viatico transitorio, poichè Gesù vuole che siamo suoi, nutrendoci di Se stesso, non di putrefatta carne spirituale. In una Chiesa che ci accolga completamente, che sia nostra con Gesù.
Questo deserto finirà. Il deserto è già finito. Al suo limitare ci aspetta la Chiesa, la comunità di Cristo che accoglie tutti senza distinzione.
Le vecchie denominazioni sono rimaste indietro, soffocate dalle sabbie pericolose e letali, chiese con l’iniziale minuscola, che servivano solo ad asfissiare. “L’aiuto mi viene dal Signore, che fece il cielo e la terra” (Sal 121, 2).
Sorelle e fratelli gay, lesbiche, bisex e trans (GLBT) : siate il popolo dell’Alleanza, la comunità delle beatitudini.
Anche se ora siamo perseguitati, dobbiamo resistere: l’empio Acab ha i giorni contati, ci attende la Vita. Qui c’è Elia come nostro simbolo. Sia benedetto Dio”.
Posted by: kairosfirenze on: Settembre 11, 2009
Recensione di Innocenzo del gruppo Kairos
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Il sud, la scoperta della propria omosessualità e dell’amore, la difficoltà di parlarne in famiglia.
Questi sono i temi trattati con mano leggera e tanta ironia da Marito & Marito (2009), bel romanzo di un giovane esordiente che racconta le difficoltà di un coming out familiare un po’ particolare.
Tutto inizia con una telefonata del protagonista che, dopo anni in cui ha cercato di nascondere alla sua cattolicissima famiglia la sua omosessualità, li informa che è finalmente convolato a giuste nozze, ma non con la sua fantomatica fidanzata ma con il suo ragazzo spagnolo.
Da qui prende il via un carosello di situazioni e reazioni gustosissime, a volte divertenti e a volte drammatiche che fanno riflettere su come, ancora oggi, sia difficile rivelare di “amare un uomo” alle persone che ci sono più vicine, a quelle che ci hanno visto crescere e che a volte si aspettano da noi ciò che non potremo mai essere.
Così, pagina dopo pagina, vediamo scorrere le conseguenze di questa rivelazione, con gli amici del protagonista e “una parte della famiglia che si sforza di capire e di condividere, un’altra che lotta coi pregiudizi e gli editti del Vaticano, un’altra ancora che si rifiuta a priori di venire a contatto con una realtà del genere e interrompe le comunicazioni”.
Sino al finale inaspettato.
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Un assaggio da… Marito & Marito, pp. 205 –209
Mia madre ricominciò a piangere. E biascicò qualcosa come: «È tutta colpa mia…». Quando percepii queste parole, risposi un po’ alterato: «Colpa di che cosa, mamma? Che hai un figlio gay?
Una volta per tutte: non è colpa tua, e soprattutto non c’è nessuna colpa! Non ho ucciso nessuno, non ho fatto del male a nessuno… lo vuoi capire?».
«E allora perché sei così?», chiese come una bambina che ti spiazza con le sue domande semplici e assurde.
«Bella domanda… Purtroppo non credo che ci sia una risposta. So solo che come ci sono quelli definiti “normali” ci sono anche quelli per cui le cose funzionano un po’ diversamente».
«Ma è peccato, Giacomo… ti ricordi la storia di Sodoma e Gomorra?».
«Certo che me la ricordo, ma mi ricordo anche altri passi della Bibbia meno apocalittici…».
«Ma Dio non vuole certe cose…».
«Su questo non ne sono così sicuro, sai? E poi in questi anni mi sono convinto di una cosa… non credi anche tu che Dio sia amore, l’Essere perfetto?».
«Sì…» rispose senza capire dove volessi andare a parare di preciso.
«E allora se è amore ed è l’Essere perfetto, non può aver fatto un’eccezione con me e con quelli come me. Non posso essere un difetto di produzione… credo che Dio mi ami così come sono… ».
Tacque. Forse avevo colpito nel segno. Non sapeva come rispondere a questa argomentazione.
Lei, come nonna Gina, era stata una delle educatrici alla mia fede. Non poteva rinnegare uno dei fondamenti dei suoi insegnamenti.
«E così vorrei che mi amaste così come sono, come avete fatto finora. Non consideratemi un errore di cui bisogna trovare il colpevole… Non sono un mostro.
Sono sempre il vostro Giacomo. E come Matteo ama Sara e Giulietta ama Davide, io amo Miguel.
Chiedo troppo se dico di voler essere amato così come lo ero fino a qualche giorno fa?».
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Ventmauvais, Marito & Marito, 2009
In libro è in vendita solo on line su www.ilmiolibro.it
Posted by: kairosfirenze on: Settembre 10, 2009
“Cinquecento persone per dire no all’omofobia. Hanno riempito tre ponti della città, il Ponte Vecchio, il Ponte Santa Trinita e il Ponte alle Grazie, sfilato sui lungarni, urlato il loro no alle discriminazioni e alle violenze contro i gay.
Ai ponti tre striscioni arcobaleno, simbolo del movimento di liberazione lesbico, gay, bisessuale e transessuale.
Alla manifestazione, organizzata da decine di associazioni e movimenti per la difesa dei diritti degli omosessuali, hanno aderito anche le istituzioni locali, Comune, Provincia e Regione…” da Repubblica del 9 settembre 2009
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Bellissima la manifestazione di ieri ! E bellissimo anche il fatto che i kairossini siano usciti dalla clausura x fiaccolare e manifestare ! :-) Speriamo che il successo della manifestazione possa incidere positivamente anche sulla nostra prossima veglia per le vittime dell’omofobia, che ci auguriamo possa tenersi in una chiesa cattolica.
Nella prossima udienza che abbiamo in animo di chiedere all’arcivescovo Betori per presentare il kairòs, potremmo affrontare il discorso.
Una manifestazione composta e civile come quella di ieri sera rafforza senza dubbio la nostra richiesta… (Matteo)
Posted by: kairosfirenze on: Settembre 9, 2009
A Firenze Ponte Vecchio, Ponte Santa Trinita e Ponte alle Grazie, mercoledì 9 settembre, saranno illuminati dalla luce di fiaccole e decorati da striscioni per dire “No all’omofobia” e “No alle discriminazioni”.
Si svolgerà così la manifestazione indetta alle 19 contro l’omofobia, organizzata danumerose sigle
dell’associazionismo gay-lesbo-transgender toscano e che ha visto l’adesione di Regione,
Provincia e Comune di Firenze.
Tra le tante sigle, di gruppi e associazioni che interverranno all’iniziativa, saranno presenti all’iniziativa anche gli uomini e le donne del gruppo Kairos, cristiani omosessuali di Firenze (http://kairosfirenze.wordpress.com/) e i giovani del gruppo Fiorentino della FIGEI, Federazione Giovanile Evangelica Italiana (http://www.fgei.org/).
Due gruppi di credenti che operano nella realtà fiorentina che hanno voluto esserci perché “come credenti, non possiamo essere liberi fino a quando i nostri fratelli e le nostre sorelle saranno schiavi di un razzismo senza fondamento nei confronti degli omosessuali, transessuali e bisessuali: la loro schiavitù condanna anche noi alle catene dell’omofobia.
Non ci sarà libertà per noi fin quando non contribuiremo tutti insieme, cattolici, valdesi, metodisti, battisti, veterocattolici, laici, atei, credenti e non al cambiamento dei cuori e delle leggi” e soprattutto della nostre chiese perché, come ci grida ancora una volta il Vangelo, “Non c’è più giudeo ne greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,27-28).
Un messaggio che ha voluto lanciare anche la REFO (Rete Evangelica Fede e Omosessualità) di Firenze, aderendo all’iniziativa del 9 settembre.
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9 settembre 2009, Sui ponti fiorentini per dire no all’omofobia
Ponte alle Grazie, Ponte Vecchio e Ponte Santa Trinita – Ore 19
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Il comitato promotore: Regione Toscana, Provincia di Firenze, Comune di Firenze, “, Provincia di Arezzo, Arcigay Firenze “Il Giglio Rosa”, Arcilesbica Firenze, Ireos onlus, Kairos – cristiani omosessuali di Firenze, Famiglie Arcobaleno, Arcigay Livorno “Il Faro, Associazione Andrea Tamburi, Certi Diritti Toscana, Comitato Regionale Contro l’Omofobia, Y.A.G.Bar, Crisco Club, Perunaltracittà, CGIL Toscana, ARCI Provinciale Firenze.
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Hanno aderito: Associazione “A Sinistra” del Pd Fiorentino, Gruppo Consiliare PD Provincia di Firenze, Massimo Lensi Condigliere Provinciale PDL, Azione Gay e Lesbica Firenze, Comitato Gay e Lesbiche Prato, Associazione Transgenere, La Toscana contro l’omofobia, A sinistra nel PD, Giovani Democratici di Firenze, Sinistra Universitaria-udu Firenze, Associazione Corrente Alternata, Unione degli Studenti di Firenze, Federazione RdB-CUB di Firenze, REFO – Rete Evangelica Fede e Omosessualità di Firenze, Gruppo fiorentino della FIGEI (Federazione Giovanile Evangelica Italiana).
Posted by: kairosfirenze on: Settembre 6, 2009
Le associazioni lesbiche, gay, bisessuali, transgender (lgbt) fiorentine, le istituzioni comunali, provinciali e regionali e la società civile fiorentina, di fronte aile recenti aggressioni che hanno colpito le persone lesbiche, gay e trans gender in tutta Italia, hanno "deciso di convocare per mercoledì 9 settembre 2009 una forte mobilitazione che coinvolga il cuore di Firenze ed esprima un chiaro messaggio di contrasto con il clima violento che ormai da troppo tempo si respira in Italia".
La manifestazione consisterà in un presidio-fiaccolata che toccherà Ponte alle Grazie, Ponte Vecchio e Ponte Santa Trinita, tre luoghi simboli della città di Firenze, a cui saranno invitati a partecipare rappresentanti delle istituzioni, degli enti locali e delle associazioni, semplici cittadini e tutti coloro che vogliono riaffermare i valori di civiltà nel nostro Paese, contro l’omofobia, la transfobia e ogni altra forma di discriminazione.
Mercoledì 9 settembre 2009 alle 19 anche i cristiani omosessuali del gruppo Kairos di Firenze saliranno sui tre ponti fiorentini per ricordare, ancora una volta, alle nostre Chiese e alla nostra società che “chi ha paura non è perfetto nell’amore” (I Giovanni 4,18) perciò invitiamo tutti a portare una candela per illuminare i tre ponti fiorentini.
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9 settembre 2009, Sui ponti fiorentini per dire no all’omofobia
Ponte alle Grazie, Ponte Vecchio e Ponte Santa Trinita – Ore 19
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Il comitato promotore: Regione Toscana, Provincia di Firenze, Comune di Firenze, ", Provincia di Arezzo, Arcigay Firenze "Il Giglio Rosa", Arcilesbica Firenze, Ireos onlus, Kairos – cristiani omosessuali di Firenze, Famiglie Arcobaleno, Arcigay Livorno "Il Faro, Associazione Andrea Tamburi, Certi Diritti Toscana, Comitato Regionale Contro l’Omofobia, Y.A.G.Bar, Crisco Club, Perunaltracittà, CGIL Toscana, ARCI Provinciale Firenze.
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Hanno aderito: Associazione "A Sinistra" del Pd Fiorentino, Gruppo Consiliare PD Provincia di Firenze, Massimo Lensi Condigliere Provinciale PDL, Azione Gay e Lesbica Firenze, Comitato Gay e Lesbiche Prato, Associazione Transgenere, La Toscana contro l’omofobia, A sinistra nel PD, Giovani Democratici di Firenze, Sinistra Universitaria-udu Firenze, Associazione Corrente Alternata, Unione degli Studenti di Firenze, Federazione RdB-CUB di Firenze, REFO – Rete Evangelica Fede e Omosessualità di Firenze, Gruppo fiorentino della FIGEI (Federazione Giovanile Evangelica Italiana).
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Per saperne di più:
Una testimonianza: Il mio Kairos contro l’omofobia
Il manifesto/volantino dell’iniziativa (file pdf)
Posted by: kairosfirenze on: Settembre 4, 2009
Riflessioni di Innocenzo del gruppo Kairos di Firenze
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Ho appreso della notizia dell’attentato omofobo di Roma mentre ero a tavola.
Stavo parlato con i miei genitori della convivenza che sto iniziando con il mio ragazzo e dei tanti piccoli e grandi cambiamenti che porterà nelle nostre vite.
Poi il telegiornale ha dato la notizia dell’ennesimo attacco omofobo a Roma.
Mia madre mi ha guardato negli occhi spaventata e mi ha detto “state attenti ragazzi, il mondo è pieno di gente cattiva”.
Non sapevo cosa dire, anche io ero turbato. Mio padre era pensieroso.
Ho cercato di rassicurarli e poi, senza accorgermene, ho iniziato a raccontargli del mio cammino in Kairos, il gruppo di donne e uomini omosessuali credenti di Firenze, del nostro cammino di fede comunitario che ci porta a confrontarci con sacerdoti e vescovi, a dar vita ad incontri nelle parrocchie cattoliche o nelle chiese evangeliche fiorentine dove, ognuno di noi finisce (forse senza rendersene conto), per aiutare tante persone a buttare giù i propri pregiudizi sulle persone omosessuali.
I miei hanno ascoltato con calma, erano incuriositi… Possibile, mi ha chiesto mio padre, che ci sono persone nelle chiese che sanno accogliervi senza condannarvi?
Così gli ho raccontato dei tanti sacerdoti e pastori che ci hanno guidato nel nostro cammino e dei tanti credenti che ci hanno incoraggiato, sfidando le tante ipocrisie che non mancano nelle nostre chiese…
Alla fine di questa chiacchierata mi hanno guardato negli occhi e mi invitato ad andare avanti.
Sono giorni confusi questi, ma dico a tutti non smarritevi, non cedete alla rabbia o all’impotenza,
Ricordiamoci che il mondo forse non riusciremo a cambiarlo ora e subito, ma ogni volta che INSIEME saremo testimoni della nostra fede; ogni volta che sapremo costruire qualcosa di bello intorno a noi o sapremo aiutare gli altri a trovare il proprio cammino ecco che avremo combattuto e vinto un’altra battaglia contro la paura, che spesso è la scintilla di ogni discriminazione e violenza.
Come scriveva Martin Luther King, in tempi molto più bui di questi, “un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio si alzò e andò ad aprire e vide che non c’era nessuno”.
Ora è il tempo del coraggio, fortunatamente non del martirio :-)
Ecco perchè mercoledì 9 settembre 2009 sarò a Firenze con gli altri amici del gruppo Kairos, e con tanti altri amici, al presidio-fiaccolata sui ponti fiorentini per dire no all’omofobia per essere segno, semplice e concreto, contro ogni “forma di discriminazione”.