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Anime gay. Vi racconto il mio tortuoso cammino per accettarmi

6 set

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Email inviataci da Nicola
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Cari amici del gruppo Kairos, che bel nome che avete scelto! Il "tempo opportuno", quel tempo dello spirito nel quale giungiamo alla piena comprensione ed accettazione di noi stessi; sono felice di essermi imbattuto, spinto dal bisogno di trovare qualcuno con cui poter parlare, nel vostro sito.
 
Mi chiamo Nicola, ho 19 anni, sono cattolico ed omosessuale al contempo. Detto così, pare una cosa da poco, eppure ho dovuto soffrire davvero molto per arrivare ad affermare la mia omosessualità con tanta disinvoltura.

Per me il cammino che mi ha condotto a questo punto di serenità e di accettazione è stato particolarmente arduo e complicato, a causa di una visione estremamente oscurantista della fede che avevo assunto per combattere proprio la mia sessualità: avrei dato tutto pur di non essere gay, pur di poter rimandare il giorno in cui avrei dovuto fare i conti con me stesso, il giorno in cui la mia anima avrebbe preteso verità: adoravo la Verità in Cristo, ma la negavo quando si trattava di me.

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I familiari cristiani di persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali si raccontano

24 lug

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Testimonianze di fede. I familiari cristiani di persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali si raccontano’, questo è il titolo del dossier-inchiesta realizzato dalla pubblicista e scrittrice Lidia Borghi per il Progetto Gionata.
Venti pagine di testimonianze raccolte in tre mesi tra Foggia, Livorno, Milano e Genova per dare voce, per la prima volta in Italia, ai familiari cristiani di lesbiche, gay e transessuali.

Testimonianze di madri, padri e sorelle credenti appartenenti a diverse tradizioni spirituali, tra cui  troviamo quella della madre di Vladimir Luxuria e della scrittrice Ursula Rütter Barzaghi, arricchite dai contributi offerti da alcuni sacerdoti cattolici italiani impegnati, da anni, in una pastorale dedicata alle persone con orientamento sessuale e con identità di genere “altri” e completati da una riflessione del teologo cattolico statunitense John J. McNeill.

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Non è semplice fare una testimonianza perché non è facile essere omosessuali, specialmente se si è cristiani

24 mag

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Testimonianza del gruppo Kairòs*, cristiani omosessuali di Firenze, letta nella Veglia per le vittime dell’omofobia della Parrocchia Madonna della Tosse di Firenze, 12 maggio 2011

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Non è semplice fare una testimonianza, raccontare di sé, esporre agli altri difficoltà e pensieri.
Non è semplice innanzitutto perché questo comporta l’esporsi pubblicamente: e per alcuni di noi questo è già un ostacolo insormontabile.

Per poter vivere senza problemi nella società e nella Chiesa, la prima reazione è quella di tenere nascosta la nostra affettività, il ridurla ad un fatto totalmente personale da poter condividere unicamente con pochi amici fidati e a volte con la famiglia, se ci riesce e se è il caso di farlo.

E’ difficile essere omosessuali: non siamo perseguitati come in altre parti del mondo, ringraziando Dio.
Ma la parola giusta crediamo sia “tollerati”: esistiamo, possiamo anche rivendicare i nostri diritti… ma ci sentiamo tollerati, più che veramente accettati.  

Tollerati da questa nostra strana società che ancora punta il dito sulle minoranze di ogni tipo… e tollerati ancora meno dalla Chiesa cattolica di cui ci sentiamo realmente parte, che amiamo e da cui desideriamo semplicemente parole di amore e di riconoscimento vero.

Siamo semplicemente persone che credono in Gesù Cristo, che anelano alla vita piena di cui parla il Vangelo, che pulsano di amore e credono in un progetto di vita di cui l’amore fa parte.

Il Gesù del Vangelo ha guardato solo al cuore delle persone, e non alle categorie di cui facevano parte.

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Quando l’omofobia che mi ferisce arriva dai pastori della mia chiesa

7 mag

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Testimonianza di Giulia del gruppo Kairos di Firenze del 7 maggio 2011

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Salve a tutti, vi scrivo per raccontarvi brevemente un piccolo episodio di quella che io definisco "omofobia velata"(cioè apparentemente non evidente), aggiungendo le impressioni che ho ricevuto "a caldo" e qualche piccola riflessione: stasera sono stata ad un incontro tenuto da un prete abbastanza noto presso una chiesa parrocchiale vicina alla stazione di Firenze Santa Maria Novella.

Questo sacerdote ha parlato a lungo dell’amore di Dio per gli esseri umani e dell’importanza della condivisione di questo amore nella vita delle persone e di molte altre cose belle, tuttavia ad un certo punto ha iniziato a fare dei discorsi che mi hanno ferita e rattristata profondamente sia come lesbica,che come donna, che come essere umano: ha fatto dei discorsi dai quali si evinceva l’obbligatorietà dell’orientamento eterosessuale e ha sottolineato il concetto con queste testuali parole "allora basta con questi uomini effeminati e donne mascoline a bischero"…

Io sono rimasta davvero senza parole, queste cose pensavo le dicessero solo il Papa e il suo entourage ma non un prete "moderno" e soprattutto davanti a così tante persone…

Mi aspettavo parole di accoglienza per tutti o quanto meno non un attacco così alla diversità che Dio stesso ha creato.

Purtroppo non ce l’ho fatta ad ascoltare oltre le parole di quest’uomo e me ne sono andata tra le lacrime, naturalmente dopo aver "salutato" Gesù facendomi il segno della croce.

Ed è stato proprio quando sono uscita da quella chiesa che ho avvertito una sensazione di "non solitudine" e di "presenza" che, contrariamente a quello che accade di solito alle persone che non vivono esperienze di esclusione, mi ha come "accompagnata" fino a casa, dove ora sto scrivendo questa mail.

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Lettera di un figlio omosessuale ai suoi genitori

13 apr

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Testo tratto da Acéptenme como soy*, guida per genitori di figli e figlie omosessuali della PLAG Argentina del 2003, liberamente tradotto da Walter Nesci per gionata.org

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“All’età di 17 anni ho abbandonato, senza salutare, la mia casa paterna. Nei sette anni successivi non ci sono più tornato.
Il rapporto con i miei genitori,  a causa della loro incapacità di comprendere l’omosessualità e alla nostra di non saper dialogare, era diventato un vero martirio che non potevo più sostenere.

Con il passare del tempo è cresciuta la mia autostima, come la comprensione nei confronti dei miei genitori. Solo adesso sono nelle condizioni di scrivere una lettera, che già avrei dovuto scrivere otto anni fa.

Però allora mi mancava  la cognizione necessaria, una sana autostima  e la capacità di parlare in modo rispettoso con i miei genitori. Desidero che non solo  i miei genitori riflettano  sul significato dell’amore paterno.

So, grazie ad amici e conoscenti, che la nostra famiglia non è l’unica  ad esser in pericolo di sfaldarsi a causa dell’omosessualità.
Per questo, a nome di tutti i giovani che non possono parlare, invito i genitori di venire a conoscenza di questa mia lettera.

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A Firenze un incontro particolare. Buon viaggio suor Jeannine Gramick

23 mar

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Riflessioni del gruppo Kairos del 22 marzo 2011
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Se non fosse per un discreto crocifisso che tiene al collo, potrebbe essere scambiata con qualsiasi altra mite e simpatica settantenne americana. Camicetta a righe orizzontali rosa e celesti, capelli candidi e corti, un sorriso soave sul volto, Suor Jeannine Gramick è invece una donna risoluta, coraggiosa e di tanta, tanta fede.

L’improbabile ribelle”, l’ha definita un recente articolo del portale Gionata. Ed in effetti la suora cattolica, guida del gruppo “New Ways Ministry”, ha un curriculum illustre (si veda:  http://en.wikipedia.org/wiki/Jeannine_Gramick).

E’ una suora cattolica di fama mondiale, guida spirituale di tante donne e uomini gay e lesbiche americani, che hanno da molti anni avuto in lei un punto di riferimento spirituale e morale.

Noi uomini e donne del Gruppo Kairòs, Cristiani omosessuali di Firenze, l’abbiamo incontrata ieri sera, 22 marzo 2011. Primo giorno di primavera. Un incontro che la stessa suor Jannine ha definito “inspired”: ispirato, ricolmo di speranza.

Suor Jeannine ed il suo gruppo, composto da uomini e donne omosessuali di confessione cattolica, con genitori ed amici al seguito, erano giunti in Italia per un breve pellegrinaggio itinerante nelle principali città della nostra Penisola.

Abbiamo così potuto conoscerci reciprocamente e scambiarci informazioni e sensazioni sulla vita e sulle prospettive dei nostri gruppi. Dopo un primo momento di reciproca presentazione, l’incontro si è svolto in maniera libera ed aperta.
Superando l’ostacolo della barriera linguistica, ci siamo posti domande, ci siamo raccontati, abbiamo messo a confronto delusioni e speranze.

Abbiamo individuato alcune specificità delle nostre associazioni (dovute alla particolarità dei contesti sociali e politici in cui i nostri due gruppi agiscono); ma soprattutto abbiamo scoperto notevoli tratti comuni.

Aspirazioni, sensazioni, difficoltà, sentimenti, moti dell’animo, dubbi ed interrogativi che ci affratellano, prima ed oltre la comune confessione religiosa e la stessa inclinazione sessuale.

Le parole dei ragazzi della East Coast degli Stati Uniti, le nostre esperienze fiorentine e il breve racconto di due amiche giunte da Genova, ci hanno fatto scoprire una comunanza che è quella di chi condivide qualcosa che né l’oceano né le barriere culturali né le fredde ostilità di comuni detrattori riescono a sottrarci.

E’ quell’orizzonte comune che ci dà solo la fede. La fede di chi intende vivere, lottare e credere. E riappropriarsi del messaggio autentico del Vangelo di Cristo.

Cristo dunque come vero trait d’union; ed è per questo che abbiamo concluso l’incontro con un Pater Noster, recitato, come vorrebbe la miglior Tradizione cattolica, in latino.

Non perché sia la lingua o la confessione a farci una cosa sola, ma perché a renderci Una-Cosa-Sola è l’amore di quell’Uno che agisce nei nostri Spiriti.

Grazie suor Jeannine, e buon viaggio! Buon viaggio a voi, ed anche a noi!

Gay e cristiano. Mi sono sentito un ‘estraneo’ nella mia chiesa

27 feb

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Testimonianza di David Cole tratta da Whosoever del marzo/aprile 1998, liberamente tradotta da clip_image001Giacomo Tessaro per gionata.org
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Immaginate come può essere crescere in una famiglia cristiana e temere di poter essere gay.
C’è un novanta per cento di possibilità che non abbiate provato personalmente questo tipo di segreto trauma interno.

Immaginate di andare alle elementari solo per sentire la maestra domandare se c’è qualche “Checca in questa classe?”.

Chiudete gli occhi e pensate al terrore che sentiva dentro di sé un ragazzino che aveva paura di tutto.
Vedete, ero convinto che tutti; genitori, insegnanti, amici, parenti, e specialmente la mia Chiesa, disprezzassero gli omosessuali. Perché avrei dovuto pensare qualcosa di diverso?

Ho finalmente sviluppato l’accettazione della mia personale identità sessuale poco dopo i trent’anni.
Avevo concluso che mio padre mi avrebbe fatto del male se avessi avuto l’intenzione di pormi dei quesiti sul mio orientamento mentre lui era in vita.

Ogni giorno sento la sua mancanza, e questo dubbio tutt’ora infesta le vallate vuote dei miei ricordi. Non avendo fratelli o sorelle, o un cucciolo da coccolare, cominciai a rifugiarmi in un mondo di immaginazione e fantasia.

Fondandomi su omelie domenicali alla messa Cattolica, e frequenti commenti dei genitori, credevo infatti che la mia sessualità fosse un’appendice sudicia e disprezzata che minacciava di non farmi raggiungere la salvezza eterna.

Stavo imparando ad odiare me stesso. Infatti, nel nucleo del mio essere, mi sentivo in qualche modo come un errore che cammina e vive.

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Mamma, papà sono omosessuale! Noi genitori e il coming out dei nostri figli

9 gen

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Articolo di Barb Chandler tratto da Perspectives (Stati Uniti), vol.1, N.2, del 15 maggio 1996, liberamente tradotto da Silvia Lanzi su gionata.org

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Immaginate che vostro figlio o vostra figlia adolescente un giorno vi dicano di essere gay o lesbica.
Improvvisamente siete messi davanti ad un cambiamento che non siete in grado di affrontare come genitori.
Siete entrati in un mondo alieno, un mondo in cui non avreste mai pensato di rimanere coinvolti. Cosa vi aspettate?

Quali sono alcune delle questioni che si devono fronteggiare essendo genitori di un gay o di una lesbica? Ci vuole tempo per accettare l’omosessualità di un figlio ed educare se stessi a proposito.

La notizia inizialmente arriverà come uno shock, anche se c’era già un sospetto, sarete sconvolti. Non avreste mai potuto pensare che uno dei vostri figli fosse omosessuale.
Pianti, arrabbiature, perdita di fiducia, farne una malattia. Prendetevi il tempo per riorganizzare i vostri pensieri e i vostri sentimenti, prima di iniziare a concentrare il vostro essere genitori sull’avere un figlio gay o una figlia lesbica.

Dopo esservi ripresi dallo shock di questo annuncio, avrete bisogno di iniziare ad affrontare certe situazioni in cui i genitori di gay e lesbiche si trovano coinvolti:

- “Perché lui/lei me lo ha detto?”
- “Perché mio/a figlio/a è omosessuale?”
- “L’omosessualità è una malattia mentale?”
- “La terapia (di riorientamento) può cambiare l’orientamento sessuale?”
- “Cosa dobbiamo dire a famiglia e amici?”
- a chi posso rivolgermi per trovare aiuto?”

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Quando i genitori cattolici, con figli omosessuali, scoprono che ‘Dio non sbaglia mai’

29 ott

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Articolo di Ed Langlois tratto da The Catholic Sentinel* (giornale dell’arcidiocesi cattolica di Portland, Stati Uniti) pubblicato il 4 agosto 2010, liberamente tradotto da Alessandra C. per gionata.org

 

Cosa fa un genitore quando un figlio rivela la propria omosessualità?
Steve e Florence Balog di Mount Angel hanno vissuto tale esperienza e riportano questo messaggio: Dio non sbaglia mai.

Attraverso la loro storia e la lettera pastorale che i vescovi cattolici statunitensi hanno scritto nel 1997 ai genitori di figli omosessuali con cui hanno tenuto degli incontri per più di un decennio. (…)

Negli anni 70 i Balog adottarono due gemelle. Le ragazze erano già passate da una casa all’altra.
Nel 1990, quando una si iscrisse alla Gonzaga University e l’altra entrò nell’esercito, confessarono esitanti ai genitori adottivi di essere lesbiche.
Non era esattamente ciò che Steve e Florence si aspettavano dalle loro figlie, ma entrambi furono pronti ad accettarlo.

Fu un gran sollievo per le ragazze quando si accorsero di non essere rifiutate. “È stato come se si fossero tolte un peso”, spiega Steve.
Ma l’ansia c’era. Sarebbero state accettate dalla società? La loro vita sarebbe stata più complicata?

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Scoprirsi omosessuale cattolico. Il mio incontro con un prete accogliente

17 ott

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Lettera di Pierre-Yves di pubblicata sul mensile Tetu (Francia) del giugno 2010, p.20, liberamente tradotta da Dino per gionata.org
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Essere allo stesso tempo cattolico e omosessuale, è questo il mio caso.
Certo mi ci sono voluti degli anni affinché questo fosse accettato, soprattutto da me stesso.

Abito nella città di Saint-Martin. In chiesa ho spiegato il mio caso ad un prete. Risposta: “Lei quanto è alto?  – Un metro e ottanta.

E se volesse essere più o meno grande, cosa farebbe? – Niente.

Allora, è la stessa cosa. La natura l’ha fatto così, deve accettarlo e soprattutto passare la sua vita ad amare il suo prossimo, un amico se fosse il caso, e condurre una vita onesta.

(continua…)

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