La nostra fioritura. Quale cammino per i credenti omosessuali?

PathwayOfInterpretation Sintesi di Luca e Matteo, del gruppo Kairos, della conferenza tenuta a Firenze dal teologo James Alison il 23 maggio 2009

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Il problema dell’omosessualità non deriva dalla interpretazione delle letture bibliche, all’interno delle quali non vi è alcun fondamento di condanna verso questo tipo di orientamento sessuale.
Per la Chiesa cattolica di oggi invece l’omosessualità rappresenta un problema non tanto sulla base della lettura biblica, ma perché essa non trova spazio nell’insegnamento teologico sulla legge naturale.

Tutte le affermazioni della Chiesa derivano infatti da una deduzione di fondo, secondo la quale l’eterosessualità è l’ unica manifestazione naturale della sessualità umana, un’intrinseca qualità dell’ essere umano. Sulla base di tale premessa, l’omosessualità non può che essere interpretata come un disordine oggettivo.

I progressi delle scienze antropologiche dicono invece chiaramente che questo non è vero: l’omosessualità si inserisce “nella” natura e non al di fuori di essa, mentre l’eterosessualità designa, certo, un comportamento maggioritario, ma non necessariamente un comportamento universalmente normativo.

Si tratta, a questo punto, di un problema superato, sul quale non vale più la pena di soffermarsi, né di sprecare energie per combattere e rivendicare il proprio posto all’interno della normalità.

Molto più importante e denso di conseguenze un altro genere di problematiche cui rivolgere la propria attenzione, il proprio impegno: la scoperta del percorso di vita ottimale per la persona omosessuale e credente; su questo punto esistono molte incertezze derivanti dal fatto che la Chiesa, da sempre, sulla base delle premesse di cui sopra, ha ignorato la possibilità di fornire indicazioni e insegnamenti alle persone omosessuali, utili allo sviluppo della loro personalità e della loro vocazione di credenti. Rispetto alla omosessualità la Chiesa non insegna  direttamente niente.

Questa grave omissione costituisce un problema, infine, anche per gli eterosessuali perché una cosa è conoscere se stessi come “unica normalità” e una cosa è conoscersi come semplice “maggioranza”.

Se l’omosessualità trova spazio all’interno del disegno della Creazione come realtà antropologica propria – e non come mera deviazione morale – è evidente che il divieto assoluto non è più ragionevole.

Anche la natura omosessuale, in quanto natura umana, rientra nel campo dell’insegnamento morale della Chiesa, e può essere portata a perfezione per Grazia e secondo ragione. Solo una totale mancanza di senso morale potrebbe non distinguere le diverse modalità con cui i gay conducono la propria vita, accomunando ogni comportamento in un’unica condanna.

Sotto questo profilo la posizione della Chiesa appare debole, la sua voce muta, e al di là del velo della condanna vi è «il vuoto». Ma quale è allora la forma migliore entro cui vivere positivamente l’omosessualità?

Il processo di «fioritura», come lo chiama Alison, delle persone omosessuali è ancora da costruire in modo creativo.

Fino a poco tempo fa questo problema non esisteva, perché era proibito amare una persona del proprio sesso, era solo una rarità difettosa.

Ma se adesso sappiamo che si tratta semplicemente di una diversa forma della normalità, si è naturalmente costretti ad occuparsi del passaggio successivo: come si deve perseguire la perfezione di questa normalità, in cosa consiste essere migliore, per un gay?

Chi sono e verso dove vado? Qual è il modello di fioritura a cui devo tendere? Quali sono per me gli atti convenienti/sconvenienti?

Esiste anche per le persone omosessuali, secondo Alison, la possibilità di riflettere, nella propria vita di coppia, la «sponsalità di Cristo».

Ed esistono anche prima e oltre l’esperienza della coppia omosessuale, modalità attraverso cui le persone gay possono sperimentare la Grazia di Dio.

Siamo in «assenza di giurisdizione», nel vuoto normativo che si para dietro l’accettazione della nostra condizione, non esiste ancora un «tipo di liturgia».

Ecco quindi il nostro compito più urgente, più reale: cominciare ad immaginare modi nuovi per “costruire”, soprattutto come cattolici che credono nella bontà, nel migliorare, nel “fiorire”.
Su questo, al momento, non c’è insegnamento ecclesiastico. Non perdiamo quindi troppo tempo a lottare contro le gerarchie costituite talvolta da persone, anche omosessuali, che hanno paura dei gay e lesbiche, ma piuttosto cerchiamo le forme della “nostra” fioritura.

Che forma prende la sponsalità di Dio, dentro di noi? In che modo la vita della coppia gay sarà segnale della Grazia di Dio, della sua presenza? Stà a noi deciderlo.

Questa è la novità più importante. E’ l’inizio di un grande senso di responsabilità personale e di una grande possibilità sociale finora inesistente.

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La conferenza

Registrazione digitale della conferenza tenuta a Firenze dal teologo James Alison il 23 maggio 2009 (file Mp3)

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23 maggio 2009, il teologo James Alison incontra a Firenze i gay e le lesbiche cristiane

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Per approfondire

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Lettera a un giovane cattolico gay di James Alison, testo tratto dalla rivista internazionale Concilium del gennaio 2008 (File pdf) 

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Lettera ai miei amici sull’istruzione Vaticana che impedisce l’ammissione dei gay al sacerdozio. Riflessioni di James Alison del dicembre 2005
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Sessualità umana o linguaggio ecclesiale? di James Alison, relazione presentata alla The Sarum Consultation on Human Sexuality and the Churches, 9-19 febbraio 2004
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Teologia fra pietre e rovine di James Alison, tratta dal libro Faith beyond resentment: fragments catholic and gay (London, Darton Longman & Todd 2001; Crossroad 2001) pubblicato in italiano da Transeuropa edizioni con il nome Fede oltre il risentimento
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Il Sito web di James Alison

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