Riflessioni bibliche del gruppo Kairòs di Firenze tratte da Adista Notizie, n. 13, 7 Aprile 2012, p.15
.
La pecora è un animale mite che da solo non ha strumenti di difesa. Certamente non è un animale a cui ci paragoniamo volentieri, in quanto richiama passività e poca intelligenza: ma Gesù parla alle persone del suo tempo ed usa paragoni intuitivi.
Per un pastore ogni pecora ha un valore immenso e se si perde corre a cercarla ovunque. E le pecore sanno che la loro vita dipende dal pastore, e si affidano, si lasciano condurre.
La difesa delle pecore infatti è duplice: da una parte c’è il pastore, che le porta al pascolo e tiene lontani gli animali feroci; dall’altra c’è il gregge, la forza della comunità.
Non siamo fatti per stare da soli, ma per vivere all’interno di una comunità di fratelli con cui condividere il cammino. E questa Chiesa, il nostro gregge, riesce sempre a proteggere le sue pecore?
Purtroppo non sempre, nelle nostre esperienze di vita, la Chiesa ci sostiene, anzi: molti di noi hanno fatto anche esperienze contrarie, in cui abbiamo provato solitudine ed emarginazione.
L’esperienza più comune è quella di starsene chiusi all’interno dell’ovile senza la possibilità di uscire fuori in spazi aperti: fatica, finzione, impossibilità di essere se stessi…
Spesso ci è stato chiesto di fingere, ma come è possibile sentirsi liberi senza manifestare la propria affettività, il proprio orientamento, le proprie emozioni? Come è possibile realizzare progetti se ci viene chiesto, dalla comunità che dovrebbe prendersi cura di noi, di tacere una parte di noi?
Continue reading →