Posted by: kairosfirenze on: Novembre 5, 2009
Riflessioni di Fray Bernardo (Valencia, Spagna) liberamente tradotte da Dino e tratte da gionata.org
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Di umiliazioni ne sappiamo qualcosa, noi che siamo omosessuali. Alcune sono reali e altre ce le immaginiamo.
L’umiliazione pubblica, spesso, ci si presenta nell’immaginare il volto pieno di disprezzo degli altri…
Inoltre, mentre camminiamo per la strada abbiamo l’impressione di essere rifiutati e criticati dalle persone che ci guardano.
Si nota che sono gay? Richiamo l’attenzione per il mio abbigliamento? Tutti mi osservano?
E’ una vera piaga nel nostro amor proprio. E’ come se non potessimo accettarci né immaginare un futuro felice. Vorremmo sparire.
Magari stiamo trascorrendo una buona giornata, ma improvvisamente ricordiamo quell’umiliazione e l’allegria svanisce. O ascoltiamo un elogio a qualcuno e nasce in noi il dolore di essere omosessuali, il timore che qualcuno se ne accorga.
Questi sentimenti di solito si trasformano in un’amarezza che di colpo trafigge l’anima, nel bel mezzo di un buon pranzo, di una passeggiata, di un momento piacevole. Oppure si presentano durante il lavoro e ci fanno sentire che la nostra attività è inutile poiché siamo stanchi di indossare sempre una maschera.
Questi ricordi ci tolgono l’allegria, l’entusiasmo, l’iniziativa. Può trattarsi di un ricordo molto vecchio, ma che non smette di ritornare ogni tanto alla nostra memoria e ci tormenta. Ci mettiamo allora di fronte a Dio e ci lamentiamo di essere omosessuali. "perché io? perché non me l’hai evitato?".
Questo vuol dire negare la nostra storia, vuol dire condannare noi stessi per il fatto di esistere.
Signore, non ho imparato a guardare a me stesso con occhi di comprensione e con tenerezza. Punisco me stesso per essere come Tu mi hai fatto.
O Signore, voglio accettarmi, ed essere felice di essere come sono.
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Testo originale: Humillaciones
Posted by: kairosfirenze on: Novembre 2, 2009
Testimonianze dei credenti omosessuali del gruppo Kairos di Firenze e de Il Ponte di Pisa
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Oltre un migliaio di persone ha assistito all’ultima messa celebrata, Domenica 1 novembre 2009, nel quartiere periferico fiorentino delle Piagge da don Alessandro Santoro, il sacerdote rimosso dal vescovo di Firenze, monsignor Giuseppe Betori, per aver celebrato le nozze religiose tra una donna nata uomo, Sandra Alvino, 64 anni, e il marito, Fortunato Tallotta, 58 anni, già sposati da anni con un rito civile.
La messa di congedo di don Santoro si è svolta su un prato, accanto al container adibito a chiesa, ed è durata circa due ore e mezzo. Tra quella folla traboccante di volti, storie e lacrime c’eravamo anche noi, uomini e donne di Kairos, il gruppo di cristiani omosessuali di Firenze, che proprio nella comunità delle Piagge cominciò ha muovere i primi passi, e c’erano anche gli amici del Ponte, il gruppo di cristiani omosessuali di Pisa, che hanno voluto portare anche il loro saluto.
Racconta Matteo del gruppo Kairos: “… Ieri sono stato alla messa alle Piagge. E’ difficile spiegare cosa sono state le Piagge per chi non ha vissuto quella realtà, dove pure il gruppo Kairòs è nato e cresciuto!! Nonostante il distacco del gruppo Kairos dalle Piaggie, avvenuto ormai 4 anni fa, don Alessandro e le Piagge sono rimasti costantemente presenti nella mia vita di fede. E lo dimostra l’insistenza, che può sembrare noiosa, con cui da kairossino “anziano” ne parlo sempre.
Anche se la mia vita ha toccato le Piagge solo per due anni, non esito a dire che hanno trasformato la mia vita. Per me è stata la prima esperienza in cui ho potuto essere me stesso di fronte agli altri e a Cristo. In altre parole, la mia prima vera esperienza di “Chiesa” (nonostante i precedenti 24 anni di vita parrocchiale …). E non rinnego il fatto che su quei prati, oltre a giocare a calcio, a fare pic-nic, a parlare di Dio e di sesso, mi sono anche innamorato … Ma non solo io …
Don Alessandro era visibilmente provato. Occhiaie, barba lunga e un po’ imbiancata. La messa è cominciata alle 11 e finita alle 2 del pomeriggio. In vari punti don Alessandro è stato obbligato a interrompersi, e insieme a lui piangevano un po’ tutti.
Una folla davvero grande, mille persone secondo il Corriere della Sera, che il container non riusciva a contenere. E neanche lo spazio antistante (per chi non lo sapesse, alle Piagge non esiste una chiesa, ma solo un container che funziona da Chiesa e da sede della Comunità).
Al contrario delle Messe normali, c’era una maggioranza di uomini e di giovani!! Mi ha fatto impressione vedere alcuni ragazzi delle “navi” (le case popolari lì attorno) che 5 anni fa pensavano solo a giocare a calcio, oggi lì sulle sedie, giovani uomini a ascoltare messa.
Cosa che sottolineo non a caso: le Piagge è stata una chiesa che ha saputo attrarre non solo sfigati, vecchi, e pie donne (come adesso si stanno trasformando le nostre chiese), ma gente bella e giovane, viva e vitale.
Don Alessandro ha commentato il brano del Vangelo di oggi (Le Beatitudini), ha parlato di ciò che ha significato le Piagge per lui, e ha fatto passare il microfono fra la folla. Non ho preso appunti, perché anche io non facevo che piangere. Ci ha invitato a fare come Gesù: a salire sulla montagna per guardare oltre.
Ha detto che siamo tutti rimasti all’antica alleanza, quella dei 10 comandamenti, dei dieci “non” e non abbiamo saputo leggere le otto beatitudini: “Beati voi”.
Ha detto che nella chiesa non ci possono essere esclusioni di sorta. Che l‘amore è uno, unico e universale, e ha esplicitamente citato gli omosessuali, dicendo che una chiesa che segua Cristo non può porre limiti all’amore.
Ha detto di diffidare dai benpensanti che dicono: vi accogliamo, vi accettiamo, ma fino a un certo punto. Ha detto che l’amore o è completo e senza limiti, o non è amore. E qui ha citato il vangelo: «amando i suoi, li amò fino alla fine».
Quindi, alzando la voce, ha detto che l’unica cosa che non accetta è che si ponga in discussione il gesto per cui è stato rimosso: quello che è stato «un atto di giustizia e d’amore».
Dentro di me ho confermato il giudizio che avevo di lui. Si può credere che sia un materialista, povero spiritualmente, più incline all’azione che alla preghiera, orizzontalista e comunista, ma don Alessandro è soprattutto un prete buono e un ottimo sacerdote.
Ricordo che le meditazioni alla lectio divina che il Kairòs faceva il martedì sera alle Piaggie erano di una profondità spirituale che le messe in Duomo se la sognano!”
Aggiunge Mauro del Ponte di Pisa che quello “è stato un momento molto commovente. Mi ci vorrà qualche giorno per razionalizzare tutto. Per parlarne più diffusamente. Ho ricevuto da don Santoro una forte testimonianza di amore per Gesù Cristo. Ho conosciuto Sandra e Fortunato e mi sono piaciuti moltissimo, a pelle.
Credo che le domande che ci siamo fatti noi, non ce le siamo fatte solo noi. E credo anche che nessuno pretendesse lì, stamane, di avere in tasca le risposte.
Questa, sì, ai miei occhi, al mio cuore, è stata una lezione di umiltà, forse anche una piccola profezia. Siamo riusciti a dire solo ciao a don Santoro.
La parte più importante, per noi, penso sia stata, ancora una volta, la assoluta serenità e il totale candore con cui don Santoro accoglie le persone, tutte, senza misurarle per come fanno l’amore, con chi si accompagnano, quanto si sentono e quanto sono conformi a presunte classi modali e normali.
C’è una forte e sana determinazione a non lasciare che il Cristianesimo sia ridotto a una morale sessuale o, peggio, a una gestione del potere e dei soldi che si possono raccogliere amministrando sacramenti…
Non sono le caricature ideologiche della legge naturale e le guerre di potere fra eticisti e relativisti, che avranno l’ultima parola. Non nella mia vita. Credo non nella nostra. Non nella nostra chiesa fiorentina e toscana. Penso che dovremo fare qualcosa anche noi”.
Intanto, dopo tutto quello che è accaduto, dopo le polemiche e l’allontanamento di don Santoro una domanda rimane aperta: “qual è il posto delle persone omosessuali nella chiesa cattolica, se un posto c’è?”.
L’esperienza ci ha insegnato che quotidianamente viene data una risposta positiva a questa domanda da parte di tanti preti, religiosi, parrocchie, comunità e gruppi cattolici fiorentini che hanno accolto in questi anni gli uomini e le donne del gruppo Kairos.
A questa domanda, purtroppo, non ha saputo dare ancora una risposta la Curia fiorentina. Da parte nostra la riporremmo ancora a mons. Betori quando, speriamo presto, lo incontreremo.
Posted by: kairosfirenze on: Novembre 2, 2009
Articolo di Valerio Gigante tratto da Adista Notizie, n. 111, del 7 Novembre 2009
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Alle Piagge, popolare quartiere alla periferia nord-ovest di Firenze, don Alessandro Santoro ci era arrivato, da giovane prete, nel 1994.
Poi, nel 1996, l’allora arcivescovo della città, il card. Ennio Antonelli, gli aveva formalmente affidato la cura della comunità.
Con alcuni abitanti, aveva dato vita ad una vivacissima realtà ecclesiale di base che a poco a poco, grazie all’aiuto di tante laiche e laici, ha contribuito ad animare un quartiere spesso caratterizzato da situazioni di degrado e marginalità.
Erano così via via nati diversi progetti autogestiti: una bottega delle economie solidali; il Fondo Etico e Sociale, per finanziare progetti di promozione del territorio, il ‘progetto Villore’, esperienza di agricoltura biologica, accoglienza, vita in comune in Mugello; il doposcuola per i bambini; la scuola di alfabetizzazione per adulti e stranieri; le attività di recupero e riciclaggio dei rifiuti; quelle per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate; il laboratorio politico “Cantieri solidali” che partecipa attivamente alla vita civile della città; la casa editrice Edizioni Piagge; la testata l’Altracittà, un giornale che racconta la città di Firenze con una particolare attenzione al quartiere ed ai problemi delle periferie; il centro sociale “Il Pozzo”, che ha sede in un prefabbricato dove si svolgono durante la settimana gran parte degli incontri e delle iniziative della comunità e dove ogni domenica don Santoro celebra la messa.
Eucarestia che alle Piagge don Santoro d’ora in poi non potrà, suo malgrado, più celebrare. Il prete è stato infatti rimosso dal suo incarico dal vescovo di Firenze, mons. Giuseppe Betori.
La sua ‘colpa’, quella di aver sposato in chiesa, il 25 ottobre scorso, Sandra Alvino e Fortunato Talotta. Un matrimonio “fuori dai canoni” ecclesiastici, a giudizio della Curia di Firenze.
Sandra, 64 anni, è infatti nata uomo, anche se già dal 1974, dopo un’operazione per cambiare sesso realizzata a Londra, era diventata a tutti gli effetti una donna; tanto che lo Stato italiano le aveva permesso, nel 1982, di sposare con rito civile l’uomo che amava già da diversi anni.
Sandra, cattolica praticante, aveva però sempre desiderato coronare la sua storia d’amore ormai trentennale davanti all’altare, con il rito religioso. Così, dopo un cammino all’interno della comunità delle Piagge, già lo scorso anno don Santoro si era detto disposto a sposare in chiesa lei e Fortunato. Poi però, il 15 gennaio 2008, poco prima che le nozze fossero celebrate, arrivò il diktat del card. Antonelli, che obbligò don Alessandro a fare, seppure a malincuore, un passo indietro.
Ma alla fine l’obbedienza alla gerarchia nulla ha potuto di fronte alla necessità di obbedire al precetto di amore del Vangelo. Da questa obbedienza don Santoro, come egli stesso ha spiegato durante l’omelia pronunciata il 25 ottobre di fronte agli sposi e a tutta la comunità, non ha potuto esimersi.
Così, puntuale, la sera stessa del 25, è arrivato il comunicato della Curia di Firenze nel quale la celebrazione avvenuta alla Piagge viene bollata come la “simulazione di un sacramento”, “un atto privo di ogni valore ed efficacia, in quanto mancante degli elementi costitutivi del matrimonio religioso che si voleva celebrare”.
Una scelta, quella di don Santoro che, secondo la Curia, “assume particolare gravità in quanto genera inganno nei riguardi delle due persone coinvolte, che hanno potuto ritenere di aver celebrato un sacramento laddove ciò era impossibile, nonché sconcerto e confusione nella comunità cristiana e nell’opinione pubblica, indotta a pensare che per la Chiesa siano mutate le condizioni essenziali per contrarre matrimonio canonico”.
Per questo, conclude seccamente il comunicato, all’arcivescovo non resta “che riconoscere con dolore e preoccupazione questo dato di fatto”, sollevando don Alessandro Santoro “dalla cura pastorale della comunità delle Piagge” e chiedendogli “di vivere un periodo di riflessione e di preghiera”.
Insomma, parroco rimosso, matrimonio nullo. Nullo, forse, per le leggi della Chiesa. Infatti, come lo stesso don Santoro aveva ricordato rivolgendosi a Sandra e Fortunato durante l’omelia, nessun provvedimento della Curia avrebbe potuto cambiare la realtà, perché “voi siete una coppia di credenti che vive nella Chiesa il suo essere coppia e questo il Dio della Vita benedice e accarezza”.
Posted by: kairosfirenze on: Novembre 1, 2009
Dice il profeta Isaia: «Perfino i giovani si stancano [...] ma quelli che ascoltano la Parola di Dio ricevono forze sempre nuove, camminano senza affanno, corrono senza stancarsi» (Isaia 40,30-31).
Da qui nasce l’esperienza che le donne e gli uomini di Kairos, gruppo di cristiani omosessuali di Firenze, stanno portando avanti, ogni secondo lunedì del mese, incontrandosi per ascoltare e riflettere sulla Bibbia attraverso il metodo della Lectio Divina.
Così la bibbia, spiegata, e meditata diventa, incontro dopo incontro, un mezzo per imparare ad ascoltare le parole che Dio sussurra al nostro cuore che, troppo spesso, "può essere non circonciso (Deuteronomio 30,6 e Romani 2,29), di pietra (Ezechiele 11,19), diviso (Salmo 119,113 e Geremia 32,29), cieco (Lamentazioni 3,65)", tutte espressioni che descrivono il cuore dell’uomo lontano da Dio, appesantito dalle fatiche, dalle difficoltà e dagli affanni della vita (Luca 21,34).
L’ascolto silenzioso della parola, che la lectio ci offre, ci aiuta a rigenerare il nostro cuore, a dare senso alle parole bibliche e una nuova linfa al nostro cammino cristiano.
Un cammino che percorreremo, ancora una volta, tutti insieme lunedì 9 novembre, alle 21, con la guida di don Giacomo che commenterà, per noi e con noi, un nuovo brano tratto da Matteo 25, 31-46.
E tu che fai? Unisciti a noi perché, come ci ripete il Vangelo, “non c’è più Giudeo ne Greco, non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28).
Posted by: kairosfirenze on: Novembre 1, 2009
Esserci per essere testimoni; potrebbe essere questo, il filo rosso di questi giorni.
Lo sappiamo che mettersi in piedi ed assistere ad una iniziativa domenicale o a una preghiera di sabato, invitati o meno, è sempre una seccatura. Ci sono tante altre cose da fare, da vedere, da vivere.
Siamo d’accordo con quanti dicono che il gruppo Kairos non è nato per fare rappresentanza, però a volte capitano dei momenti “particolari” in cui siamo chiamati a esserci… così sarà Sabato 31 novembre alla Chiesa Valdese di Via Micheli 26 (angolo via La Marmora), così sarà domenica 1 novembre alle Piagge…
Infatti Sabato il gruppo Kairos è stato invitato a vegliare in preghiera e a sottoscrivere un patto con cui s’impegna, insieme ad altri gruppi e rappresenti di chiese fiorentine “ad operare secondo principi, che non sono solo evangelici, nella difesa e promozione della dignità umana” nel mondo del lavoro.
Crediamo che in questo caso la nostra firma non farà certo la differenza; colpisce, però, il fatto che la Chiesa Valdese di Firenze ed altri gruppi di cristiani ci abbiano chiesto di FARLO. La cosa bella è, in questo caso, semplicemente esserci, normalmente, ordinariamente e basta… è un bel segno di accoglienza che merita di non essere sciupato.
Forse questi piccoli segni non cambieranno il nostro mondo ma ricordano, a tutti noi, che non dobbiamo mai smettere di operare e sognare il cambiamento “perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto” (Luca 11, 10)
Ecco perché alcuni di noi saranno lì: forse arriveranno in ritardo a causa del traffico, ci andranno appena staccheranno dal lavoro, forse un po stanchi e trafelati, ma ci saranno per unire la nostra voce insieme a quella di altri.
Domenica, inoltre, altri tra noi saranno presenti anche all’ultima messa di Don Santoro, il prete della comunità di base delle Piagge, rimosso dalla Curia per aver voluto celebrare il matrimonio di una donna, nata uomo, con il suo compagno di una vita, un matrimonio già riconosciuto dallo stato ma non dalla sua chiesa.
Andare alle Piagge, tra i grandi condomini squadrati di questo quartiere periferico di Firenze, “… è un po’ un ritorno a casa visto che il gruppo Kairos è stato accolto, per alcuni anni, proprio nella comunità delle Piagge ed ha avuto come guida spirituale don Santoro. Sarà il nostro un arrivederci, non un addio, perché ogni inizio nasce sempre da una fine”.
Lo sappiamo che questi sono piccoli gesti, ma gesto dopo gesto, testimonianza dopo testimonianza, goccia dopo goccia qualcosa di bello può accadere… o forse già sta accadendo, basta tenere spalancati gli occhi e saper guardare intorno a noi.
Posted by: kairosfirenze on: Novembre 1, 2009
Articolo tratto da Senzamargine, periodico del Ceis – Gruppo Giovani e Comunità di Lucca, anno VI, del 2 ottobre 2009
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Il gruppo Kairos fondato a Firenze nel 2001, è uno spazio d’incontro per persone che hanno voglia di confrontarsi su un tema che rimane – per molti – una spiacevole fonte di disagio: l’omosessualità.
L’esperienza di Kairos sconfina in un ulteriore tabù: è un gruppo di donne e uomini cristiani ed omosessuali.
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Il vostro gruppo vive serenamente due dimensioni considerate inconciliabili dalla società, soprattutto da quella religiosa: l’amore per Dio e l’amore per una persona dello stesso sesso.
Secondo la vostra esperienza i due slanci non si escludono a vicenda. Ma che significato date alla chiusura di una parte della Chiesa cattolica rispetto a questa realtà?
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Nella nostra società, solo da pochi decenni, l’amore omosessuale non è più considerato una malattia psichica o un crimine.
Ma scoprirsi gay o lesbica è sempre abbastanza dura: “perché io sono diverso?”, “riuscirò mai a trovare qualcuno come me da amare”, “a chi lo dico?”, sono alcune delle domande a cui ogni persona omosessuale si trova a dover dare risposta. Spesso si è soli in questo cammino; a volte nessuna risposta viene dalla famiglia, dalla società e, se si è credenti, spesso ci si vede condannati e respinti dalla propria chiesa.
Ecco perché è nata l’esperienza dei gruppi di credenti omosessuali, luoghi in cui gay e lesbiche cristiane possano insieme fare chiarezza dentro di sé, confrontarsi con altri amici di cammino e di fede ed imparare a rapportarsi con serenità con laici e religiosi della loro chiesa che vogliano ascoltarli – e sono tanti – ed aiutarli a rompere quella cappa di silenzio che avvolge questa scomoda tematica.
Molte delle chiusure a riguardo son o dovute spesso al fatto che, all’interno della chiesa cattolica, non si discute e non si conosce quasi nulla su questo tema.
Per esperienza diretta, quando i credenti omosessuali hanno iniziato un cammino di ascolto e dialogo reciproco con sacerdoti, religiosi e vescovi, molte chiusure sono cadute e, a volte, è accaduto che le cose abbiano preso un’altra piega, come nelle diocesi di Torino, Padova e Cremona dove è iniziata, da alcuni anni, una pastorale ufficiale per l’accoglienza delle persone omosessuali.
Invece in città come Milano, Firenze, Palermo, Roma, Catania e Napoli spesso e volentieri i gruppi di credenti dialogano con comunità parrocchiali e religiose in maniera serena. Tutto sta a cominciare.
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Parte della Chiesa cattolica non riconosce il rapporto omosessualità/amore, ma piuttosto considera l’equazione omosessualità = perversione/pedofilia. Da dove parte questo assioma? E che ferite apre laddove arriva?
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I pregiudizi sono facili a crearsi ma difficili a sradicarsi e nella chiesa cattolica, come nella società, spesso trovano terreno fertile.
E’ assurdo paragonare l’amore omosessuale, che nasce tra due persone dello stesso sesso che si amano, alla pedofilia che è – val bene ricordarlo – una forma di devianza sessuale che consiste nell’attrazione sessuale da parte di una persona matura nei confronti di soggetti che invece non lo sono ancora e, spesso, è accompagnata da violenza sessuale, fatta da un adulto nei confronti di un bambino o una bambina.
Anche Papa Benedetto XVI, nel suo recente viaggio negli USA fatto dopo lo scandalo del clero cattolico statunitense pedofilo, ha voluto precisare che la pedofilia e l’omosessualità non sono assolutamente la stessa cosa.
Che poi nella chiesa cattolica, a volte, taluni rilancino simili paragoni dispiace e fa molto soffrire perché non solo ciò è indice di grave disinformazione scientifica e di scarsa conoscenza reale delle persone omosessuali, ma costituisce anche un’inutile e inaccettabile cattiveria.
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Spesso la dimensione omosessuale è silenziosa, condivisa tra pochi amici fedeli e conosciuta, magari spesso a malapena tollerata, in famiglia. Fino a che punto è giustificabile la paura che guida questo silenzio?
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Scoprirsi gay o lesbica spesso non è indolore. Sapere che gli altri ti giudicheranno più per ciò che sei che per ciò che vali, non piace a nessuno.
Ma spesso è quello che si trovano a vivere molte persone omosessuali. Certo tante cose stanno cambiando, ma il cammino di accettazione di ciò che si è ed il viverlo con serenità è sempre complesso e passa anche attraverso i genitori e gli amici che dobbiamo aiutare a vincere il pregiudizio e a vederci davvero per come siamo. Si tratta, a volte, di un cammino abbastanza lungo.
L’importante è che la scoperta della nostra omosessualità non ci faccia chiudere in noi stessi o, peggio ancora, ci spinga a fingere di essere ciò che, dentro di noi, sappiamo di non essere.
In quel caso, rifiutare di affrontare e discutere questa scoperta e, per paura, mettere su matrimoni o fidanzamenti posticci, finisce per fare solo del male a noi e alle persone che ci amano.
Come dice una frase del Vangelo, solo “la verità vi farà liberi” (Gv 8,32), sta a noi metterci in cammino per imparare a vivere serenamente ciò che siamo, così come Dio ci ha voluto.
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Kairos organizza da tre anni una veglia di preghiera per le vittime dell’omofobia a cui aderiscono anche gruppi di preghiera diversi dal vostro. Da dov’è nata questa idea? E che risonanza ha avuto nella società?
L’idea della veglia venne in un momento di grande sconforto. Erano i giorni in cui tutti i giornali parlavano della morte di Matteo (aprile 2007), un ragazzo di Torino suicidatosi perché stanco di essere insultato come “frocio” dai suoi compagni di scuola.
In quei giorni, noi di Kairos, ci incontrammo e il più giovane del gruppo pose una domanda “ma possibile che la nostra chiesa di fronte a questo dramma non sappia far altro che stare in un imbarazzato silenzio?”.
Decidemmo così di organizzare una veglia pubblica per pregare tutti insieme per il ragazzo torinese e per tutte le vittime dell’omofobia.
Tanti altri gruppi di credenti omosessuali accolsero il nostro invito e in poche settimane ben 14 veglie contro l’omofobia si celebrarono in Italia e all’estero in comunione con la veglia di Firenze.
Da allora ogni anno abbiamo ripetuto quell’esperienza e quest’anno le veglie organizzate a Milano, Padova, Cremona e Palermo si sono svolte pubblicamente, in alcune parrocchie cittadine con l’assenso del Vescovo locale.
Mentre a Firenze la veglia ha visto pregare per le “vittime dell’omofobia e di tutte le violenze” gli uomini e le donne del gruppo Kairos ed i gay cristiani de il Ponte di Pisa insieme con la comunità valdese, battista e vetero-cattolica fiorentina, al gruppo di Pax Christi, al gruppo inter-parrocchiale di Villa Guicciardini e a tanti catechisti provenienti da numerose parrocchie della città.
Ci è stato insegnato che la Bibbia è un Testo Sacro che condanna l’omosessualità. Ci sono, invece, brani di questo Testo che possono dar pace ad un omosessuale in quanto tale?
Per quanto possa sembrare strano i cattolici sono spesso definiti scherzosamente come “lettori del catechismo e non della Bibbia”.
Questo è un peccato perché solo scorrendo le sue pagine, soprattutto quelle dei Vangeli, si scopre che Dio ci ama così come siamo e ci chiama ad essere donne e uomini completi, in pace con noi stessi e portatori di pace agli altri.
Ma soprattutto leggere la Bibbia ci aiuta a fare piazza pulita di secoli di sentito dire, nelle sacrestie delle nostre chiese, e a capire davvero il senso del nostro cammino cristiano perché “chi ha paura non è perfetto nell’amore” (1Gv 4,18).
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Quali sono i passi della Bibbia in cui l’omosessualità viene esplicitamente condannata?
In realtà a sfogliare la Bibbia si trovano alcuni versetti che condannano l’omosessualità. Analogamente si possono trovare alcuni passi, a dire il vero molto più numerosi, che sanciscono che la schiavitù è giusta, che la donna è sempre inferiore all’uomo, che non bisogna mangiare molluschi, lavorare di sabato o indossare fibre di due tipi diversi.
Dimentichiamo spesso che la Bibbia è formata da numerosi libri scritti nel corso di diversi secoli, che riflettono quindi caratteristiche culturali, usi e idee di varie epoche e molti aspetti delle società antiche.
Prendere perciò alla lettera ogni versetto della Bibbia è da sciocchi.
Sui versetti biblici in cui si condanna l’omosessualità molti studiosi hanno già scritto è spiegato ripetutamente (cfr J. Alison, 2007, Fede oltre il risentimento) che, nella Bibbia, ci si riferisce con parole di condanna non alle persone omosessuali ma alle pratiche omosessuali che, in quei secoli, venivano utilizzate per celebrare riti in onore di divinità pagane o come forma di violenza per umiliare altri uomini.
La Scrittura, invece, non esprime alcun genere di riprovazione nelle bellissime pagine dedicate al racconto del rapporto omoaffettivo che univa Davide e Gionata “…. il cui cuore si attaccò a Davide in maniera tale che egli l’amò come se stesso” (I Sam 18,1).
Posted by: kairosfirenze on: Ottobre 28, 2009
“Lei vestita di bianco con il bouquet, lui in completo grigio. La sposa ha 64 anni, era un uomo alla nascita, poi, negli anni ha cambiato sesso.
Ma per la chiesa lei è sempre lui. E quello che si è celebrato ieri tra Sandra Alvino e Fortunato Talotta, 54 anni, nella cappella della comunità delle Piagge (ndr un quartiere periferico di Firenze), dal prete operaiono global-rivoluzionario, don Alessandro Santoro, è un matrimonio nullo.
Il sacerdote, 44 anni, sa che il prezzo che la legge canonica gli farà pagare sarà alto, forse la sospensione.
Lo sanno le 200 persone che ieri erano nella chiesa, un piccolo prefabbricato senza fronzoli. Per il sacerdote, Sandra è donna ed è amore vero quello che unisce questa coppia, nata 26 anni fa (si sono già sposati con rito civile), il resto non conta.
(…) La piccola chiesa delle Piagge non ha nulla dell’opulenza delle chiese tradizionali. Nessun affresco, nessun pulpito, nulla di materialmente prezioso.
Solo un crocifisso di legno, poi il resto è tutto un accozzaglia allegra di cartelloni, manifesti e disegni. Tolta l’ostentazione, resta l’essenza della fede praticata. Nessun filtro e le parole di don Santoro, dall’amaro sapore di un saluto, arrivano dirette.
Tutti piangono, anche chi è lì solo per curiosità o di passaggio non riesce a trattenersi.
La Chiesa ha già deciso: «Il matrimonio è nullo – spiega – ha il potere per dichiararlo, ma è una decisione sbagliata» e cita don Lorenzo Milani: «Si è veramente obbedienti solo quando si ha il coraggio della franchezza e dell’accoglienza. E la realtà è che voi siete una coppia di credenti che vive nella chiesa e questo il Dio della vita benedice e accarezza» …
(da Il Firenze, 26 Ottobre 2009)
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Don Alessandro Santoro, rimosso per aver celebrato le nozze di Sandra Alvino, una donna nata uomo, si confida (…) «Non posso che obbedire all’arcivescovo Giuseppe Betori perché altrimenti metterei a rischio quello che di buono è stato fatto qui alle Piagge».
Non si pente e ha detto che tornerebbe «anche domani» a celebrare l’unione. All’assemblea hanno partecipato circa 15 persone e si è tenuta nel container dove solitamente don Santoro celebra la messa. Durante il discorso il prete si è interrotto più volte, visibilmente commosso.
«Il vescovo – ha detto – mi ha garantito che alle Piagge ci sarà continuità e che quello che è stato fatto di buono qui non andrà perso.
Per quanto mi riguarda – ha aggiunto – ho avuto l’autorizzazione a celebrare domenica la mia ultima messa qui, poi però dovrò andare via e dovrò anche lasciare tutti gli incarichi sociali che ricopro nella comunità. Non so ancora dove andrò e cosa farò, ma qualsiasi decisione che prenderò sarà concordata con il vescovo».
(da Il Firenze, 28 Ottobre 2009)
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Anche le donne e gli uomini del gruppo Kairos, cristiani omosessuali di Firenze, saranno presenti domenica 1 novembre 2009 all’ultima messa di Don Santoro alle Piagge.
Per noi è un po’ un ritorno a casa visto che il gruppo Kairos è stato accolto, per alcuni anni, proprio nella comunità delle Piagge ed ha avuto come guida spirituale don Santoro.
Sarà il nostro un arrivederci, non un addio, perché ogni inizio nasce sempre da una fine.
Posted by: kairosfirenze on: Ottobre 26, 2009
Riflessioni di Damy del gruppo Kairos di Firenze
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Il Corpo delle Donne è il titolo di un documentario che è stato fatto sull’uso delle donne in tv.
E’ una selezione di immagini televisive che raccontano come oggi viene mortificata l’immagine della donna,dove lo scorrere del tempo viene annullato grazie alla chirurgia estetica .
La tv è un un potente ed utile mezzo di comunicazione, ci intrattiene e ci informa ma ora, soprattutto in questo tempo, non è rispettoso delle differenze e degli interessi collettivi. L’obbiettivo di questo documentario è l’interrogarci di tutto questo senza rimanere silenti su ciò che accade.
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Il Corpo delle Donne (2009) di Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi, Cesare Cantù con Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi
Posted by: kairosfirenze on: Ottobre 25, 2009
In questi mesi camminando nelle strade delle nostre città capita, sempre più spesso, di vedere passare cortei di protesta che espongono gli striscioni delle tante aziende in crisi.
Dietro ogni striscione troviamo tanti giovani con un lavoro precario, tanti padri e madri appena licenziati o in cassa integrazione.
Certo questa è una crisi strana, c’è chi ne è colpito duramente e chi invece può distogliere lo sguardo, dimenticandosi che ognuna di quelle persone è un fratello o una sorella di cammino che vive le nostre stesse difficoltà.
Ecco perché le donne e gli uomini del gruppo Kairos di Firenze hanno deciso di aderire all’iniziativa “facciamo un patto? Per un’etica del lavoro” che avrà luogo a Firenze sabato 31 ottobre 2009 nel Tempio valdese di via Micheli (angolo via La Marmora), un’iniziativa non confessionale promossa dalla Chiesa valdese di Firenze.
Si tratta di un incontro di preghiera e testimonianza. Della firma di una carta dei principi sui quali impegnarsi. Di un digiuno di rinuncia a favore dei figli delle vittime sul lavoro.
Un’iniziativa che vuol porre l’attenzione sul lavoro come strumento di promozione dell’uomo e non di sfruttamento e discriminazione.
L’invito è di rinunciare per un giorno al pranzo in segno di solidarietà con persone che per motivi di incidenti sul lavoro o di licenziamento o altri affrontano difficoltà economiche, l’equivalente del costo del pasto sarà devoluto all’associazione Primo Maggio e alla sua raccolta di fondi per borse di studio destinate ai figli delle vittime sul lavoro.
Inoltre nell’orario del pranzo, dalle 13 alle 15, nel tempio Valdese di Via Micheli 26 (angolo via La Marmora) si terrà una veglia di preghiera e di riflessione dedicata ai temi di lavoro.
Mentre alle 15 sarà presentato un patto che si rivolge a tutti gli attori del sistema economico e del lavoro (lavoratori, imprenditori, professionisti, amministratori pubblici) che prendendo spunto da alcune raccomandazioni bibliche chiederà a tutti "gli uomini di buona volontà" il loro impegno personale per il rispetto del lavoro e delle persone che lo svolgono.
Un testo molto bello che potete leggere cliccando qui. Siglarlo vuol dire impegnarsi (noi per primi) a operare secondo questi principi, che non sono solo evangelici, ma di difesa e promozione della dignità umana.
Noi sabato come gruppo Kairos abbiamo deciso di aderire a questa iniziativa e di firmare questo testo insieme ai rappresentanti di tante altre chiese e gruppi di cristiani della realtà fiorentina…
Lo sappiamo forse questi piccoli segni non cambieranno il mondo ma ricordano, a tutti noi, che non dobbiamo mai smettere di operare e sognare il cambiamento "perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto" (Luca 11, 10)
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LAVORO, ETICA E SOLIDARIETÀ: FACCIAMO UN PATTO?
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Programma
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Dalle ore 13 alle 15: incontro di preghiera e testimonianza nel tempio valdese di via Micheli.
Digiuno di solidarietà: l’equivalente del costo del pasto sarà devoluto all’associazione Primo Maggio e alla sua raccolta di fondi per borse di studio destinate ai figli delle vittime sul lavoro.
Dalle ore 15 presentazione e firma del “Patto per un’etica del lavoro”. Riprendendo il concetto e lo "strumento" del patto, un termine centrale nel racconto biblico e nel rapporto tra Dio e l’umanità, proponiamo questo "Manifesto per l’etica del lavoro": nel leggerlo c’è subito la sensazione di trovarsi di fronte a principi che dovrebbero essere scontati e banali, ma che sempre più vengono calpestati o ignorati.
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Sabato 31 ottobre, Tempio valdese di Firenze in via Micheli (angolo via La Marmora)
Posted by: kairosfirenze on: Ottobre 20, 2009
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Viola di mare è la storia d’amore di due giovani donne, Angela e Sara, cresciute nel medesimo microcosmo arcaico, ma suggestivo e di superba bellezza.
L’intreccio del film prende spunto da un fatto realmente accaduto, nella seconda metà dell’’800, in una delle isole della Sicilia. Una storia trasformata in leggenda dal vocio popolare e dallo scorrere del tempo e riportata alla realtà dalla sapienza narrativa del cinema, di quel “buon” cinema capace di universalizzare il dato storico per arrivare al cuore dello spettatore e della spettatrice veicolando una magica modernità.
Così la vicenda di Angela e Sara, il loro amore, il coraggio della verità, la sete di giustizia diventano la storia di ogni essere umano di ieri e di oggi. A rendere possibile questa alchimia ha contribuito forse la singolare sinergia operativa del film, quasi interamente al femminile, forse la bellezza del paesaggio, la bravura degli attori, ma più di tutto, di certo, una produzione tenace e coraggiosa. Viola di mare parla d’amore, di quell’amore intenso e urgente che è proprio della giovane età, ma anche di chi sfida i codici sociali.
Il film racconta anche di sopraffazioni, ingiustizie sociali e dei “millenari” soprusi patiti dalle donne, tutto quello contro cui la protagonista, Angela, oppone una irriducibile resistenza. Così come è irriducibile il suo “attacco”, ora furioso ora romantico, nei confronti di Sara che non si arresterà fino a quando l’una cederà alla passione dell’altra.
Tra le due si istaura un patto temerario, quasi avessero ritrovato l’energia delle origini dell’umana natura, le molteplici pulsioni dell’animo umano sopite dai codici della sociale convivenza. E se tutto ciò contro cui deve lottare richiederà un prezzo, Angela si dispone a pagarlo.
Accetta una metamorfosi esteriore, si travestirà da uomo senza mai rinunciare, nell’intimo, alla sua identità di donna. Nel film i diversi tempi della passione , il tempo della scoperta, quello della gioia, della felicità e del dolore si intrecciano con i tempi della natura che, con i suoi ritmi, ora luminosa e quieta ora furiosa, fa da contrappasso allo snodarsi della storia.
Il cerchio narrativo si chiude con un esito imprevisto, forse doloroso, che però vale a ricomporre l’identità della protagonista e a conferire significato alto alla legge del desiderio, l’unica per la quale, come Angela ci fa intendere, valga la pena di pagare un prezzo.
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Giovedì 22 ottobre 2009 alle 20.30 anche noi del gruppo Kairos saremo al cinema PRINCIPE di Firenze dove Daniela Maiorca, insieme alla protagonista Valeria Solarino, presenteranno il Film.
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Viola di Mare è un film di Donatella Maiorca, liberamente tratto dal romanzo MINCHIA DI RE di Giacomo Pilati (edito da Mursia Editore) con Valeria Solarino, Isabella Ragonese e Ennio Fantastichini, colonna sonora originale di Gianna Nannini, anno 2009