Anche a Firenze il 16 maggio veglieremo per le vittime dell’omofobia

11 mag

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In questi giorni, a Firenze e in altre  città italiane e spagnole, i gruppi di cristiani omosessuali si raccoglieranno in preghiera in vari luoghi di culto per dare vita alla Sesta veglia di preghiera in ricordo delle vittime dell’omofobia. L’occasione è offerta dalla Giornata internazionale contro l’omofobia che si celebra il 17 Maggio.

Le Veglie sono promosse dai gruppi di omosessuali cristiani e da diverse comunità religiose delle varie confessioni cristiane, che hanno collaborato alla loro realizzazione.

A Firenze l’iniziativa è organizzata dal Gruppo Kairòs – cristiani omosessuali di Firenze e avrà luogo nella Chiesa della Madonna della Tosse di Firenze (Largo Zoli 1, presso il Parterre) la sera di mercoledì 16 maggio 2012 alle ore 21.

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Perchè veglieremo. Lettera aperta ai presbiteri cattolici, ai pastori evangelici e alle comunità cristiane di Firenze

11 mag

 

“Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre” (1Gv 2,9)
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Anche quest’anno il Gruppo Kairòs – donne e uomini cristiani omosessuali di Firenze – organizza la Veglia di preghiera in ricordo delle vittime dell’omofobia, in comunione con molte altre comunità cristiane italiane ed europee.

Ci riuniremo in preghiera, per il sesto anno consecutivo, insieme ai nostri fratelli cristiani di diverse confessioni, per ricordare tutte le persone che hanno subito delle discriminazioni e violenze a causa della loro omosessualità. Questo ritrovarsi insieme vuole anche testimoniare la possibilità di costruire percorsi comuni di conoscenza e di rispetto per ciascuno.

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Il buon pastore, oltre il recinto della “normalità” (Gv 10,11-18)

8 mag

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Riflessioni bibliche del gruppo Kairòs di Firenze tratte da Adista Notizie, n. 13, 7 Aprile 2012, p.15
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La pecora è un animale mite che da solo non ha strumenti di difesa. Certamente non è un animale a cui ci paragoniamo volentieri, in quanto richiama passività e poca intelligenza: ma Gesù parla alle persone del suo tempo ed usa paragoni intuitivi.

Per un pastore ogni pecora ha un valore immenso e se si perde corre a cercarla ovunque. E le pecore sanno che la loro vita dipende dal pastore, e si affidano, si lasciano condurre.
La difesa delle pecore infatti è duplice: da una parte c’è il pastore, che le porta al pascolo e tiene lontani gli animali feroci; dall’altra c’è il gregge, la forza della comunità.

Non siamo fatti per stare da soli, ma per vivere all’interno di una comunità di fratelli con cui condividere il cammino.  E questa Chiesa, il nostro gregge, riesce sempre a proteggere le sue pecore?

Purtroppo non sempre, nelle nostre esperienze di vita, la Chiesa ci sostiene, anzi: molti di noi hanno fatto anche esperienze contrarie, in cui abbiamo provato solitudine ed emarginazione.

L’esperienza più comune è quella di starsene chiusi all’interno dell’ovile senza la possibilità di uscire fuori in spazi aperti: fatica, finzione, impossibilità di essere se stessi…

Spesso ci è stato chiesto di fingere, ma come è possibile sentirsi liberi senza manifestare la propria affettività, il proprio orientamento, le proprie emozioni? Come è possibile realizzare progetti se ci viene chiesto, dalla comunità che dovrebbe prendersi cura di noi, di tacere una parte di noi?

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Sabato 14 aprile 2012 a Firenze presentazione di "Curare i gay? Oltre l’ideologia riparativa”

9 apr

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Sabato 14 aprile 2012, alle ore 17.30, a Firenze presso IREOS in Via De’ Serragli 3 (Oltrarno, presso Ponte alla Carraia), ci sarà la presentazione del libro "Curare i gay? Oltre l’ideologia riparativa", scritto da Jimmy Ciliberto, Federico Ferrari e Paolo Rigliano (editore Raffaello Cortina Editore, 2012, pp.226).

Un saggio che indaga le strategie psico-integraliste che presumono di poter cambiare l’orientamento dei gay in eterosessuale, idea fatta propria da numerosi movimenti fondamentalisti religiosi.

Ma sono davvero «terapie» quelle che vogliono curare i gay? Per nulla: traducono in termini pseudo scientifici i pregiudizi popolari e, nel vano tentativo di modificare l’orientamento sessuale, alimentano il disprezzo dell’omosessuale verso se stesso e della società verso l’omosessualità.

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Don Santoro: “Non si possono escludere le coppie gay dai sacramenti”

12 mar

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Articolo di Luigi Ceccherini tratto da La Nazione – Cronaca di Firenze, 10 marzo 2012

«E’ possibile che ci sia un rito per benedire l’auto nuova, e siamo al limite della superstizione, e non si possa benedire due esseri umani che mostrano, speranza in Dio, amore, condivisione, apertura a mostrare se stessi per quello che sono, al di là dei-sesso o dei genitali che si ritrovano, gay o lesbiche che siano»?

La frecciata di don Alessandro Santoro, cappellano delle Piagge (ndr di Firenze), è per tutti quei benpensanti che non vedono di buon occhio i suoi interventi (l’ultimo di ieri su Panorama) sul tema dell’omosessualità.

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Don Stinghi: a Firenze “La porta” della mia parrocchia “è aperta” anche ai gay

12 mar

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Articolo di Luigi Ceccherini tratto da La Nazione – Cronaca di Firenze, 10 marzo 2012

«In campagna, quando si voleva offendere uno, gli si diceva che era un finocchio. Da quei tempi, d’acqua n’è passata sotto i ponti». Don Stinghi è un altro dei preti ‘difficili’ della Chiesa fiorentina.

Uno di quelli che fa tremila cose, che guida la parrocchia della Madonna della Tosse (ndr a Firenze) in Largo Adone Zoli, lungo il Mugnone, e che da 32 anni porta avanti la sua battaglia contro le tossicodipendenze con il suo Centro di solidarietà fiorentino che occupa buona parte della proprietà della Curia di Palazzo Pucci.

Un cammino difficile, il suo, che gli affidò il cardinale Benelli. Don Stinghi, lavorando in Comunità, si è trovato spesso anche a dover dialogare con gay e trans.

«Storie difficili — racconta — dove però dietro c’è sempre una persona che si trova in difficoltà, costretta a mille compromessi e che ti chiede una mano per riconquistare dignità e speranza.

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Il suo nome era Gesù! Il suo cammino raccontato dalle donne che erano con lui

2 feb

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Testo tratto dal sito Back to the Lord is my Shepherd and He Knows I’m Gay (Stati Uniti), liberamente tradotto per gionata.org da Francesca Tambara

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Noi donne eravamo con Gesù quando morì. Gli uomini sono corsi via, eccetto Giovanni, che era con la madre di Gesù.
Noi donne l’abbiamo servito per tre anni durante i quali andava in giro ad insegnare e a predicare a qualunque persona che volesse ascoltare e anche a coloro che non gradivano ciò che ascoltavano. 

Lo abbiamo servito ed aiutato con i nostri denari. La sua fine fu terribile 

Detestavo la sporcizia. Il suo dolore.  Il frastuono di quella folla strillante.  Noi donne l’abbiamo vista.  Maria sua madre, Maria Maddalena, Salomè, ed altre donne.  Siamo rimaste con lui fino alla fine, ed abbiamo preparato il suo corpo per la tomba.

Ho detto che l’ho seguito, ma erano i miei figli  che ho seguito – Giacomo e Giuseppe. Hanno lasciato dei buoni lavori – hanno posato a terra i loro attrezzi quando li ha chiamati.
Hanno detto che non c’era nient’altro da fare.  Ero arrabbiata.  Avrebbero potuto sposarsi, farsi una famiglia.  Figli.  Miei nipoti.

Quando hanno iniziato a viaggiare con il loro maestro, sono andata con loro.  Potete biasimarmi? 

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